Recensione di Non lasciarmi

Cover libro Non lasciarmi

Kazuo Ishiguro

Recensione di Non lasciarmi

Non lasciarmi” canta Judy Bridgewater e Kath, la protagonista del romanzo, danza alle note di questa strofa, abbracciando un cuscino.

Non importa a Kath di cosa parli veramente la canzone, lei immagina che l’invocazione non lasciarmi sia pronunciata da una madre che culla il figlio, una madre che non pensava più di poterne avere, di figli, e che ora invece, tenendone uno in braccio lo implora di non andarsene mai. Kath immagina di essere lei quella madre, e balla cullando un cuscino, perché Kath, sebbene sia solo una ragazzina, sa bene di essere sterile.

Mentre lei danza sognando il bambino che non cullerà mai, una donna la osserva e piange. È madame Marie-Claude, una figura misteriosa per i ragazzi della scuola in cui Kath vive. Appare periodicamente per selezionare i loro lavori artistici, disegni, sculture, poesie, e porta via sempre i migliori, ma sembra avere paura, quando non orrore, dei ragazzi stessi.

Quel giorno Kath la vede piangere e pensa che pianga per il bambino che lei non avrà mai, invece, ma Kath lo scoprirà solo molti anni dopo, Madame piange per il mondo tranquillo in cui i ragazzi che lei teme vivono, che sta per essere strappato loro.

Perché Hailsham, la scuola di Kath, è diversa da ogni altra scuola, il lettore lo scoprirà poco a poco, così come diversi sono i suoi studenti, ragazzi che non potranno fare scelte, perché le loro vite sono già state programmate, ma che hanno ancora diritto a un’infanzia serena, e alla vita dignitosa che da l’istruzione, per lo meno per il tempo che avranno da vivere.

Non sono privilegi concessi a tutti: molti altri studenti come loro in tutta l’Inghilterra e, verosimilmente in tutto il mondo, anche se l’autore non ne accenna, sono allevati in condizioni deplorevoli, condizioni che il lettore, pagina dopo pagina, inizia a poter immaginare, così come scopre, con il procedere della narrazione, il destino per cui gli studenti sono venuti al mondo.

Destino triste, di cui loro sono vagamente consapevoli fin dall’infanzia, ma a cui non pensano di ribellarsi, tanto è naturale per tutti, anche per loro, che vi soggiacciano.

Kath crederà a un certo punto di potervisi sottrarre per un breve periodo, di poter vivere una parentesi fuori dalle regole, perché è innamorata.

Non sono però possibili rinvii, l’amore in questo caso non basta, a Kath e Tommy, il ragazzo che la ama fin dall’infanzia, rimane solo un breve tratto di strada da percorrere prima di separarsi per sempre, senza neanche la consolazione di ritrovarsi un giorno, perché il mondo che li usa non attribuisce loro un’anima.

È un romanzo visionario questo, visionario e crudele. Capace di rimescolare sopite inquietudini; e non aiuta, leggendolo, ripetersi che il mondo di Kath non è il nostro mondo, perché questa non è la verità. Ishiguro, scrivendo, ci mette brutalmente sotto gli occhi quello che noi tentiamo giornalmente di ignorare e cioè che sottilmente, nella nostra testa, si è già insinuata l’idea che alcune vite valgano meno di altre e che sia giusto che alcuni soffrano per il bene di altri.

 

 

 

Non è la classica lettura da affrontare sotto l’ombrellone questa, anche se una vacanza potrebbe essere il momento giusto per riflettere su dove ci stia conducendo il nostro crederci al centro dell’universo, visto che durante l’anno, i ritmi serrati delle nostre giornate non ci lasciano tanto tempo per riflettere.

Altrimenti rimane sempre una triste, bellissima storia d’amore…