Intervista a Giuseppe Devastato

Intervista a Giuseppe Devastato a cura di Elisabetta Bagli

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Giuseppe Devastato è un pianista e compositore della provincia di Napoli, riconosciuto dai critici e dagli appassionati del settore come uno dei più interessanti artisti nel panorama internazionale. Insignito dei più importanti premi internazionali, quali il Cartagine nel 2011, la Medaglia d’argento del Global Music Awards di Los Angeles nel 2014 per Hommage à Mozart e sempre nello stesso anno la Medaglia di bronzo per il suo album “The Neapolitan Masters”, ha bissato il suo successo proprio alla fine di quest’anno con una Medaglia d’oro per la sua composizione virtuosistica “Toccata” ed il nuovo disco “The Pianist Composer”. Oggi Giuseppe è con noi per dedicarci un po’ del suo tempo, rispondendo ad alcune domande che ho preparato per lui, affinché i lettori possano conoscerlo meglio.

1) Caro Giuseppe, ormai ci conosciamo da un po’ di tempo, visto che dalla nostra bella Italia ci siamo trasferiti a Madrid entrambi, nonostante le motivazioni siano state ben diverse. Puoi dire ai nostri lettori chi è Giuseppe Devastato e perché si è trasferito nella capitale spagnola?

12471735_781164875343880_8691544828489599336_o (1)G: Sono una persona molto semplice, credo nell’amicizia sincera e adoro circondarmi di belle persone, anime nobili con energie positive. Sin dall’infanzia ho avuto ben chiara la mia scelta d vita una, quella di dedicarla alla musica, mi sento un umile servitore ed un missionario della musica. Suono il pianoforte da quando avevo quattro anni, ho svolto i miei studi al Conservatorio “D.Cimarosa” di Avellino e laureato in Pianoforte, Composizione e Strumentazione. Poi ho intrapreso a poco a poco la carriera concertistica tenendo i primi concerti professionali a 16 anni facendomi strada con le mie forze e sacrificio.
Sono felice di averne passate tante, dalle ristrettezze economiche, alle umiliazioni, al quasi abbandonare tutto per forti crisi legate a scoraggiamenti e poche possibilità. Ma tutto questo è stata la “mia forza” (mi piace sorridere pensando alla frase di Star Wars) e quindi mi ha portato in giro per il Mondo rappresentando Napoli e l’Italia nel Mondo, fino poi ad approdare a Madrid nel 2011.
Ho scelto questa città perché sento una grande affinità con la mia città natale, Napoli, la gente è solare, ci sono tante opportunità culturali e poi ero stanco di non avere spazi in Italia. Purtroppo sono una persona che non ama scendere a compromessi di nessun genere ed essendo che nel Paese del bel canto non puoi farne a meno (parlo della mia esperienza personale) sono andato via ripartendo da zero all’età di 34 anni e ho trovato la mia serenità artistica e personale, basata sulla meritocrazia e qualità della vita.

2) Il Carnagie Hall di New York nel 2014 ha visto la consacrazione della tua arte grazie alla tua composizione “Sembazuru Fantasy”, dedicata alle persone perite nello Tsunami che quell’anno devastò il Giappone. Questa tua composizione è stata eseguita insieme alla violista Sumiko Tajihi. Puoi raccontarci com’è nata la collaborazione con lei e cosa hai provato nell’esibirti nel tempio della musica mondiale?

G: Con Sumiko eravamo amici da qualche anno, lei semplicemente ha ascoltato alcune mie composizioni e un giorno mi ha scritto chiedendomi se ero interessato a comporre un brano dedicato alle Vittime dello Tsunami. Io, senza sapere quale sarebbe stato poi il fine, ho accettato subito perché quando aiuto le persone mi sento bene con me stesso e credo nel donare agli altri.
Così lei mi ha solo fornito dei dettagli riguardo allo “Tsunami Violin” uno strumento speciale costruito con i resti di legno emersi dall’oceano dopo il disastro, poi mi ha inviato una storia inerente alle tradizioni giapponesi (Sembazuru è una tradizione giapponese dove 1000 persone lasciano un biglietto, nell’oceano, con frasi di pace per coloro che hanno perso la vita).
Quasi al termine della stesura della composizione, scritta di getto in quindici giorni, Sumiko mi annunciò che la World Premiere sarebbe avvenuta al Carnegie Hall di New York.
Ricordo, come se fosse ieri, sono rimasto pietrificato davanti al computer leggendo la sua email, poi sono scoppiato in lacrime di gioia perché stavo vedendo realizzare il sogno di una vita, debuttare al Carnegie Hall come pianista e compositore, un sogno ricorrente da quando ero adolescente .
Approdai finalmente al Carnegie Hall e il primo impatto fu disarmante, restai bloccato sulla porta d’ingresso dove c’era il mio nome proprio lì, nel tempio della musica mondiale.
Poi le scritte dove dicevano che lì avevano suonato Toscanini, Rachmaninov, Horowitz ed io mi trovavo proprio in quel camerino, non so descrivere l’emozione, era così forte che mi mancava il fiato. Entrai in sala suonando la mia musica, fu accolta con una Standing Ovation, le emozioni furano tante e forti, ho sentito per la prima volta nella mia vita che “volere è potere”, ho visto realizzare una cosa che per me era irrealizzabile e per una notte mi sono sentito fiero dei sacrifici fatti.

12476040_781164442010590_1318717797_n3) Hai suonato ovunque in tutto il mondo, dai teatri più famosi a esecuzioni private, dal Carnagie Hall alla famiglia Roncalli, davanti al Segretario del Papa Giovanni XIII che ha detto, testualmente, di aver sentito la voce di Dio grazie alle tue splendide interpretazioni dei classici e alla tua composizione “Toccata”, in anteprima mondiale. C’è differenza nell’esecuzione dei brani e nelle emozioni che si provano quando si suona per un grande pubblico e per un pubblico ristretto?

G: Assolutamente no, il pubblico è la linfa vitale dell’artista e da quando ho iniziato la mia missione, mi è capitato anche di suonare per una sola persona in sala (ricordo di un concerto giovanile) e mi sono sempre espresso con professionalità: siano uno o mille, loro vengono per connettersi con te e quindi bisogna avere massimo rispetto e donare tutto se stesso.
Suonare per il Segretario del Papa Giovanni XXIII, Mons. Capovilla, è stata una ulteriore esperienza di vita e di crescita a livello personale.

4) Da quest’anno insegni Piano e Musica da Camera nella prestigiosa Universidad Alfonso X El Sabio di Madrid. Che cosa si prova a insegnare la propria arte a dei ragazzi? Come ci si rende conto di essere davanti a un potenziale talento?

G: Per me insegnare in questa prestigiosa Università è un grandissimo onore, in realtà con i miei studenti sono una persona molto semplice, non metto mai avanti la mia carriera. Loro, solo dopo alcuni mesi, sono venuti a conoscenza della mia attività concertistica e da qualche giorno a conoscenza della Medaglia d’Oro appena ricevuta; a mia insaputa l’Università ha pubblicato un articolo sul portale e quindi ecco svelato l’arcano di come sono venuti a conoscenza!
Per me essere un pedagogo mi rende una persona migliore, imparo ogni giorno da loro, do tutto me stesso, mi sento in famiglia perché l’ambiente è favoloso. Poi essere parte di questo grande progetto è un grande privilegio perché la Facultad de Musica Universidad Alfonso X El Sabio di Madrid è la prima in Spagna a rilasciare il titolo ufficiale di Grado Musical e Master, abbiamo allievi da tutte le parti del mondo con un livello incredibile.
Ecco qualche link per avere una idea: http://www.uax.es/grado-interpretacion-musical-musica-clasica.html

12465815_781164535343914_7603639837138195263_o5) La scuola pianistica napoletana, fondata da Thalberg, è la tua scuola, ovvero tu usi esattamente la tecnica di questo pianista e compositore nel far “cantare” il piano. Ci potresti spiegare brevemente in che consiste e quanto ha influenzato il tuo modo di sentire la musica?

G: Provengo da questa grande tradizione della Scuola Napoletana, sono rimasto influenzato dalla bellezza del suono e affascinato da come si potesse riprodurre. Così ho appreso tutti i segreti legati a un metodo scritto dal fondatore S. Thalberg, dodici regole chiamate “Art du chant appliqué au piano” dove le ho studiate a fondo per anni e applicate nel mio modo di suonare fino a ricreare un mio Cantabile personale, cercando di imitare la voce umana al pianoforte attraverso una gestione muscolare controllata.
Voglio citare proprio il paragrafo iniziale che scrisse lo stesso S. Thalberg, napoletano di adozione, avendo sposato nel 1844 la figlia del basso-baritono napoletano Luigi Lablache, Francesca; nel 1864 si trasferì a Napoli dove, affiancando una notevole attività concertistica internazionale con un’intensa attività didattica, determinò la nascita della Scuola pianistica napoletana di cui oggi è il riconosciuto caposcuola:

” L’arte di cantar bene, disse una celebre donna, è la stessa a qualunque istrumento si applichi. Di fatto non si debbon fare né concessioni né sacrifici al meccanismo particolare de’ diversi strumenti; è proprio dell’interprete il piegare tal meccanismo alle esigenze dell’arte. Siccome il piano-forte non può, razionalmente parlando, riprodurre la bell’arte del canto in quello che essa offre di più perfetto, cioè non ha la facoltà di prolungare i suoni, cosi fa d’uopo colla destrezza e coll’arte distruggere questa imperfezione, ottenendo di produrre non solo l’illusione dei suoni sostenuti e prolungati ma anche quella dei suoni rinforzati. Il sentimento ci rende ingegnosi, ed il bisogno di esprimere ciò che proviamo sa creare dei mezzi che sfuggono al meccanico.
Egli è con questo scopo che ci siamo occupati a scegliere queste nostre trascrizioni fra i capi-d’opera più cantabili dei vani grandi maestri, antichi e moderni. Abbiamo adottato una forma semplice, quella che s’addice alla vera trascrizione, in modo che possa venir afferrata ed eseguita convenientemente dai giovani pianisti d’una certa valentia. Ciò che predominerà nelle nostre trascrizioni sarà la parte cantante, la melodia, a cui ci siamo applicati specialmente: giacché, come disse un grande scrittore; non l’Armonia, ma la Melodia è quella che attraversa trionfante i secoli: pensiero fecondo, da cui non è possibile scostarsi, od al quale, per lo meno, è forza sempre ricondursi “.

6) Hai composto anche alcune colonne sonore di film. Che differenza c’è nello scrivere una colonna sonora per delle immagini che non sono create dalla tua fantasia ma sono create dalla mente di altri?

G: Scrivere per il cinema è molto stimolante per un compositore, ti dà molta libertà di associare la musica alle immagini e ti riporta un po’ nella dimensione del Teatro di una volta. Credo, personalmente, che lavorare a un film fatto bene, con un regista preparato, è come scrivere un’Opera lirica. Il mio modello è Once Upon a Time in America, capolavoro assoluto!

12418857_781164568677244_1991782430089547725_o7) Andrai presto a Los Angeles a ritirare la Medaglia d’oro per la tua composizione “Toccata”. Ci puoi dire le tue prime impressioni quando hai saputo la notizia?

G: Ho appreso la notizia prima di un concerto di beneficenza che stavo per svolgere con il Mezzo Soprano Benedetta Orsi nella città di Leon. Stavamo passeggiando per la Cattedrale e avevo saputo che aveva vinto la Silver Medal, quindi mi stavo congratulando con lei, ma di colpo lei mi dice: “Ma congratulazioni a te per la Medaglia d’Oro!
Credevo si riferisse al premio dell’anno precedente e quindi la corressi dicendole che avevo vinto la Silver Medal, ma nel 2014. Lei allora capì che io non sapevo nulla e mi mostrò sul suo telefono la notizia, rimasi lì, ridendo, perché era stato troppo bello il modo di apprendere questa bellissima notizia, così festeggiamo insieme la sera, nel corso del concerto, regalando tante emozioni al pubblico e vendendo tanti CD per aiutare dei bambini affetti da malattie gravi neurologiche.
Qui un link dove potete ascoltare la mia composizione: https://vimeo.com/146543589

8) Appena oggi ho ascoltato una performance stranissima di due ragazzi, che non si conoscevano e che sono riusciti a improvvisare una suonata a quattro mani sulla musica di Ludovico Einaudi, presso una stazione ferroviaria di Parigi. Secondo te, possono esistere queste alchimie perfette e improvvise che ti permettono di entrare nella pura magia?

G: La musica, l’arte in generale, genera alchimie, dobbiamo solo essere pronti ad aprire i nostri cuori e donare la nostra anima.

9) Il Pianista compositore”, un titolo, un programma. Raccontaci un po’ del tuo nuovo disco e anche dei tuoi nuovi progetti per il prossimo anno.

G: Un programma eclettico in questo nuovo lavoro discografico: Il pianista compositore “Scuole a confronto” – il tema conduttore dei brani, permette all’ascoltatore di gustare una vasta eterogeneità di forme e di sostanze musicali.
È un viaggio sonoro che offre al pubblico una selezione di Lieder composti da Robert Schumann e rielaborati da Sergio Fiorentino, preservando l’idea che sta alla base della loro composizione, ossia quella di essere brani prettamente cameristici (voce con accompagnamento pianistico) pur essendo, in questa veste, eseguiti da un solo strumento.
Nel disco vi è la corale Bach-Busoni: “Ich ruf’ zu dir, Herr Jesu Christ” BWV 639, i timbri armoniosi della trascrizione di Après un rêve di Fauré/Fiorentino. Il brano di T. Leschetizky – Andante Finale dalla Lucia di Lammermoor per mano sinistra, op. 13e le musiche di V. Drozdoff, di cui colpisce particolarmente il “Au Tombeau de Rachmaninoff”, brano profondamente sentito e mai stancante pure nella sua piacevole, quasi cullante, reiteratività.

Di Rachmaninoff si potranno ascoltare un ricco ventaglio di idee musicali rielaborate per pianoforte dallo stesso Devastato sui brani Vocalise op.34, n.14 e Georgian Song op.4 n.4 concludendo con la trascrizione di How Peaceful op.21 n. 7 del compositore russo Gryaznov.
Infine ci sarà Hommage a’ Mozart (Silver Medal Glogal Music Awards 2014, Los Angeles), composizione dello stesso pianista, che unisce l’integrità e l’apparente simmetria mozartiana ad una ricercatezza armonica modulare e variazionata.
Il disco include due lavori del pianista S. Thalberg fondatore della Scuola Pianistica Napoletana, La Grande Fantasia su “La Traviata” di G. Verdi, attraverso la quale il pianista mette ancora una volta in luce le sue doti pianistiche, mai fini a se stesse e Da l’Art du chant appliqué au piano “A te o Cara da i Puritani di Bellini op.70”.

Ringraziamo Giuseppe Devastato che ci ha fatto vivere la sua esperienza e che ci ha regalato il suo tempo. Continueremo a seguirti, sempre con le dita incrociate e facendo il tifo per te!

G: Grazie a te, gentilissima Elisabetta e colgo l’occasione di augurare a tutti i lettori un felice anno nuovo, seguitimi su www.giuseppedevastato.it

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