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Walter Lazzarin, un cantore moderno

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Walter Lazzarin, un cantore moderno

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di Irma Panova Maino

Una volta esistevano i cantastorie, personaggi che percorrevano le vie cittadine raccontando gesta reali o immaginarie di eroi e personaggi speciali. Una volta esistevano le favole, racconti in cui anche l’essere comune poteva cambiare il percorso del destino, magari semplicemente mettendo in gioco se stesso e le proprie capacità. Una volta esistevano i sogni, fasi oniriche in cui tutto poteva diventare vero e concreto, in cui anche i desideri potevano essere realizzati e prendere consistenza. Ebbene, oggi cosa resta?

In questo mondo costruito sull’opportunismo e l’importanza data al fattore materiale, che ne è del sogno?

Eppure, non tutto pare perduto, un aedo moderno si aggira nelle nostre piazze, riportando fra la gente la bellezza della parola scritta, della cultura universale, popolare, vera. Il suo errare ha uno scopo nobile, forse non voluto inizialmente, ma ora è diventato concreto e tangibile e ha il merito di dare nuovamente dignità a un qualcosa che è stato per troppo tempo manipolato solo da pochi eletti, colpevoli di aver incatenato nell’immobilità una cultura che avrebbe dovuto essere libera. Libera di poter serpeggiare fra le persone, di potersi evolvere e di poter arrivare a chiunque.

Walter Lazzarin è il cantastorie, l’uomo che, con coraggio, affronta le piazze italiane assumendosi la responsabilità di offrire le sue parole scritte ai passanti e a chiunque voglia ancora credere che non tutto si esaurisca con il nuovo modello di iPod o con l’ultima creazione dello stilista di turno. Walter ha l’animo del bardo, dell’incantatore e nei suoi occhi rifulge la luce dei sognatori veri, di quelli che ancora credono che esista un futuro possibile, sollevandoci dalle nostre colpe e dal nostro essere diventati figli di un’epoca vuota e priva di ideali.

Walter ci crede e si vede da come parla, da quello che dice, dal sorriso semplice, sereno e spontaneo che gli affiora sempre sulle labbra, lasciando intendere che per lui scrivere è ancora un’arte, non un semplice mezzo per veicolare emozioni attraverso il portafoglio. E non teme di mettersi in gioco, di fossilizzarsi su piedistalli troppo spesso costruiti da chi allo scrivere ha tolto ogni dignità.

Walter scrive e scrive bene. Racconta le sue realtà attraverso singoli pezzi di carta che il destino porta nelle mani di chi passa, lasciandovi un segno, un tratto indelebile che riporta gli animi verso ciò che più conta: la ricchezza interiore.

Noi lo abbiamo incontrato al Salone di Torino ed è attraverso la breve introduzione di Andrea Leonelli che ve lo presentiamo, lasciandoci accompagnare, per le prossime settimane, da diversi approfondimenti. Perché Walter lo merita ed è giusto che sia così.

Cammino per la strada di questa città che corre. Rumori frenetici mi tremano intorno facendo vibrare la mia ansia.
Poi, inatteso, un ticchettio. Due mani si muovono sui tasti di una vecchia macchina verde.
Due occhi all’improvviso mi guardano mentre lo fisso.
Parliamo. Tipo simpatico Walter. Mi racconta il suo vagabondare, pellegrino della scrittura, attraverso le vie e le piazze d’Italia.
Poi mi chiede di me. E ascolta. Lui ascolta davvero.
Passiamo ancora un po’ di tempo a parlare, mentre lui, ogni tanto, continua a ticchettare. Ascolta, parla e ticchetta.
Alla fine lo saluto. Il tempo fugge. Da una parte invidio il suo serafico star seduto a “ticchettare” ma so che anche lui, come me, come tutti, alla sera fa i conti con se stesso e con il tempo.
Beh, ciao Walter, alla prossima. Alla volta in cui mi parlerai ancora di te.

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