Crea sito

Viva la pirateria, se per difendere il copyright torniamo alla delazione

In Blog, Pensieri

Viva la pirateria, se per difendere il copyright torniamo alla delazione

Prima di riportarvi fedelmente tutto il testo dell’articolo Viva la pirateria, se per difendere il copyright torniamo alla delazione, apparso sul sito Linkiesta.it il 28 di marzo, vogliamo specificare che noi siamo contro la pirateria e contro la delazione in senso generico. Tuttavia, l’articolo di Andrea Coccia presenta alcuni contenuti su cui riflettere.

Buona lettura

Viva la pirateria, se per difendere il copyright torniamo alla delazione

Dalle campagne terroriste contro la pirateria cinematografica, passando per modifiche a leggi su mandato di multinazionali dell’intrattenimento, fino all’ultima trovata, la delazione. La difesa del copyright ci sta sfuggendo di mano?

Tra le ancora moltissime dinamiche da basso impero che caratterizzano la società occidentale, ce n’è una che fa molta fatica ad essere estirpata. È la stigmatizzazione della pirateria come atto criminale, una stigmatizzazione tanto forte e persistente negli ultimi trent’anni da averci portato a mettere in discussione le nostre libertà personali e la nostra privacy, pronte a essere sacrificate sull’altare del copyright.

Il copyright, una cosa nata sacrosanta nel diciassettesimo secolo, ma diventata negli ultimi cento anni una parola il cui senso è stato spazzato via da anni di terrorismo: dalla pantomima ultradecennale degli spot antipirateria al cinema, passando per gli stupri nordamericani della legge sul copyright a tutela del patrimonio di una multinazionale come Disney, fino all’ultima imbarazzante trovata di un sito antipirateria, un annuncio letteralmente da Terzo Reich che sta circolando su Facebook. Questo:

È un post sponsorizzato ed è, come potete vedere, decisamente inquietante. Eppure inquadra perfettamente e definisce altrettanto perfettamente l’esatta dimensione del paradosso in cui ci siamo infilati. Anzi, in cui ci siamo lasciati far infilare: premi in denaro contro atti di delazione, promessa di anonimato. Metodi da Stasi o da Terzo Reich, non da società che si dichiara libera. Il tutto per difendere un diritto che ormai non più quello degli autori, ma degli eredi quando va bene, se non di multinazionali dell’intrattenimento.

Alla base di questa pubblicità in stile Ventennio, come di tutto l’accanimento torquemadiano contro la cosiddetta pirateria c’è infatti una stortura mentale e una distorsione concettuale della protezione dell’opera dell’ingegno: la stortura mentale è che dietro l’atto di cosiddetta pirateria del consumatore che “scarica” illegalmente un album, un film o un videogioco, nella maggior parte delle volte non c’è di certo uno scopo di lucro, bensì un interesse sacrosanto di accrescimento culturale, ovvero un diritto sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

La distorsione concettuale, invece, è un vero e proprio avvitamento con inversione di senso: se all’inizio infatti la protezione copriva gli anni successivi alla pubblicazione dell’opera ed era a sostegno dell’autore, oggi quella stessa regola nega con molta libertà se stessa, e infatti decreta per quanti decenni le opere non possono liberamente circolare dopo la morte dell’autore.

C’è un altro elefante nel corridoio che non si può continuare a ignorare: per quanto la maggior parte di noi, quando parlano di “pirateria” pensano che il fenomeno sia legato a doppio filo con internet e che sia nato da una ventina di anni, in realtà il fenomeno esiste da sempre, o almeno, esiste da quando esiste l’ingegno umano. Un esempio su tutti? Miguel de Cervantes, che dieci anni dopo il primo volume del suo Chisciotte, scrisse il secondo volume. Il motivo? Decine di suoi imitatori stavano facendo i soldi spacciandosi per lui e inventando nuove storie.

Insomma, il diritto dell’autore di vivere delle sue creazioni è sacrosanto, ma quello che oggi chiamiamo Legge a tutela del diritto d’autore non c’entra più nulla con la vita e la libertà di chi crea. C’entra soprattutto con il business di chi su quella creatività lucra. E non c’è nulla di giusto nel difendere chi lucra sul lavoro degli altri, che siano i pronipoti di un genio o l’amministratore delegato di una multinazionale. È pericoloso, immorale e antistorico. Esattamente come denunciare il vicino perché non ha i soldi per comprarsi la licenza di un programma che gli serve per lavorare e che gli costerebbe l’equivalente di sei mesi di stipendio.

Sorgente: Viva la pirateria, se per difendere il copyright torniamo alla delazione – Linkiesta.it

Related Post

You may also read!

“Fino in Fondo” 2017, la premiazione il 20 ottobre a Roma

Condividi: “Fino in Fondo” 2017, la premiazione il 20 ottobre a Roma Si terrà venerdì 20 ottobre all’Università di

Read More...

Zainodigitale.it: un nuovo servizio per accedere ai testi scolastici digitali adottati con un solo clic

Condividi: Zainodigitale.it: un nuovo servizio per accedere ai testi scolastici digitali adottati con un solo clic di Redazione I libri

Read More...

Il GIS e la settimana della sua fondazione: Archivi di Storia

Condividi: Archivi di storia: la settimana della fondazione del GIS di Paolo Fiorino 16 ottobre 1793 – A Parigi viene ghigliottinata la regina

Read More...

Leave a reply:

Your email address will not be published.

diciotto + sei =

*

Mobile Sliding Menu

Translate »