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Un Salone che deve evolvere se vuole sopravvivere

In Pensieri

Un Salone che deve evolvere se vuole sopravvivere.

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Anche quest’anno vi daremo il nostro punto di vista in merito al Salone del Libro e alle sensazioni che ne abbiamo tratto. Le nostre previsioni sono molto rosee… a patto, però, che si arrivi all’evoluzione del mondo editoriale.

Quest’anno il Salone del Libro non ha riservato molte sorprese, semmai ha dato conferma a quanto già si poteva percepire nell’aria l’anno scorso, con alcune sensibili variabili che potrebbero portare su binari che, probabilmente, la grande editoria è del tutto impreparata a cogliere. Non vi porteremo dati statici a riprova di quando andremo affermando, sono del tutto inutili. Qualsiasi sito e blog specializzato in questi giorni analizzerà ogni singola voce, proponendo la propria versione e dando corpo alle proprie tesi, quindi ci lasceremo trasportare, invece, dalle deduzioni che abbiamo ricavato parlando con gli addetti ai lavori.

Primo fattore importante: quest’anno le vendite dei libri al Salone sono calate.

Secondo fattore: l’affluenza del pubblico non si è concentrata solo sulle giornate di sabato e domenica, e forse questo effetto costante ha creato l’illusione che ci fossero meno visitatori del solito…

Terzo fattore: la crisi dell’editoria esiste ed è evidente.

Analizziamo ora questi fattori, perché se vi lascio la lista con questi tre punti, senza spiegarvi nulla, sono convinta che non saranno pochi quelli che inizieranno a strapparsi i capelli. Non solo, ma il cappello introduttivo, in cui accenno a delle previsioni rosee, non avrebbe più senso. Quindi non fatevi prendere dallo sconforto, non iniziate a pensare alle cospirazioni globali e non andate a chiudere la penna nel cassetto.

Le vendite dei libri sono effettivamente calate, dai Grandi ai Piccoli, tutti si sono lamentati degli scarsi introiti che hanno registrato nel corso della fiera. Tuttavia, le vendite negli store online sono aumentate. In poche parole cosa è avvenuto? Il lettore, che nel corso degli anni si è fatto più furbo, prima di procedere direttamente all’acquisto degli amati libri, direttamente in fiera, si è informato, ha dato un’occhiata nell’e-commerce e ha scoperto che moltissimi editori, soprattutto i più rinomati, hanno lasciato i prezzi previsti invariati, come da copertina, ovvero non hanno applicato sconti. Di solito, nel corso di questa kermesse, lo sconto-fiera era sempre stato previsto, per tante buone ragioni, e questo invogliava i visitatori ad acquistare direttamente sul posto, usufruendo dell’occasione ghiotta per rifornire la propria libreria. Quest’anno molti editori hanno negato questa piccola soddisfazione ai lettori, non calcolando il fatto che negli store online molti titoli, invece, sono stati sottoposti a promozioni e offerte di ogni tipo. Quindi, i visitatori hanno preso nota, hanno scattato foto, hanno chiesto informazioni e poi sono tornati a casa e hanno fatto il loro acquisto online. Vantaggi? Nessun peso da portare a spasso per tutto il Salone, nessuna fatica e, soprattutto, possibilità di poter scegliere con tutto comodo, da casa, con consegna a domicilio, magari entro le 24 ore grazie a servizi come Prime di Amazon. E se vogliamo dirla tutta fino in fondo, possibilità di acquistare la versione digitale a un prezzo molto più appetibile. Quindi non lasciatevi ingannare da quelli che diranno, sospirando disperati, che non hanno venduto nulla in fiera (cogliendo la palla al balzo per non pagarvi i diritti d’autore), perché molto probabilmente avranno venduto di più dai loro store in rete.13246055_972534726196727_1491114472_n

Secondo fattore, l’affluenza del pubblico. Ciò che ha creato sicuramente qualche problema ai visitatori è stata la novità dei metal detector. I controlli effettuati prima che si potesse arrivare alle biglietterie hanno procurato qualche disagio, molti brontolii e qualche tafferuglio per i meno pazienti. Ebbene, impariamo a essere pazienti, perché situazioni come il Salone del Libro, purtroppo, possono diventare l’occasione per chi vuole trasformare una manifestazione pacifica in qualcosa di drammatico. Certo, ci sarà modo di migliorare il sistema, evitando magari che madri con figli piccoli, anziani, disabili o persone dalla salute più delicata debbano attendere per troppo tempo sotto il sole o sotto la pioggia, ma non si è mai troppo prudenti, di questi tempi. Quindi, il fatto che la massa di visitatori non si sia concentrata nei giorni canonici (sabato e domenica) può essere dipeso proprio da questo e, tutto sommato, agli espositori ha fatto piacere poter contare sempre su una costante presenza di visitatori.

13250481_972534999530033_1313411943_nTerzo fattore… e passiamo alle note dolenti, l’editoria è veramente in crisi. La grande editoria è veramente in crisi. I piccoli/medio editori se la cavano, a volte anche con soddisfazione. Ebbene, questo evento ha portato nuovamente a galla la disparità che esiste fra i Grandi e i Piccoli. Il divario ogni anno diventa sempre più evidente e quest’anno è parso quasi un abisso. Da una parte i nomi blasonati, con stand inutilmente enormi, stracolmi di titoli poco appetibili (con i soliti noti che fanno “cassetta”), e dall’altra i piccoli editori e gli autori indipendenti carichi di entusiasmo, di passione e di amore per la letteratura nostrana e, perché no, anche per quella di qualità proveniente da oltre confine. La spaccatura è quasi imbarazzante, perché diventa sempre più ovvio che le CE più rinomate tendono a minare seriamente la cultura nostrana. Il fatto che non credano nelle capacità intellettuali italiche si era già capito da un pezzo, ma che di questo ne abbiano fatto anche un alibi, per continuare a persistere nel proprio tracotante errore, sta diventando davvero fastidioso. Emblematica la vetrina di Giunti che “spalma” un libro per bambini, su tutta una vetrina, intitolato “La cacca”. C’è forse un messaggio recondito che sta a significare che la nostra cultura è finita in mezzo agli escrementi? Con tutti i libri che hanno in catalogo, adatti a una certa fascia di età, ma proprio con La cacca dovevano tappezzare un intero lato dello stand? L’anno scorso era stato Baldini e Castoldi a cadere nel cattivo gusto, schiaffando in bella mostra un pene enorme come vessillo di un libro promosso ai quattro venti. Va bene che il pene era solo disegnato ma la sagoma era chiara a chiunque. Dunque, se questo è tutto quello che la nostra editoria più autorevole ha da offrire, non dobbiamo poi stupirci se è in crisi e se non fa altro che blaterare che gli italiani non leggono e che sono una massa di ignoranti.

13241473_10205894338506639_1048861303_oTiriamo, quindi, le somme. Quest’anno la Fiera del libro ha sottolineato che i lettori sono disposti ad acquistare online in qualsiasi formato e che la vendita dei dispositivi per la lettura in digitale è aumentata. Inoltre, i lettori sono tornati fiduciosi ai loro amati libri, scoprendo con piacere che esiste un mercato di autori nostrani validi, in grado di competere anche con i nomi più famosi. Per inciso, particolare di non poco conto, i libri proposti da quasi tutti i piccoli editori (quasi eh!) costano meno rispetto a quelli con i marchi noti in bella vista. Infine, la manifestazione, concepita come un grande mercato del libro, ha cambiato volto, diventando sempre più una vetrina. Questo vuol dire che se tale manifestazione non sarà organizzata in modo del tutto diverso, restando al passo con la tecnologia e l’evoluzione che il mondo editoriale sta subendo, gli editori, che non saranno in grado di adeguarsi e di progredire con lo stesso ritmo dei lettori, saranno automaticamente destinati a diventare “storia passata”.

Con nostro sommo piacere, finalmente, il lettore (proprio nel senso di colui che legge e non di dispositivo digitale) sta tornando a essere protagonista, perché, non dimentichiamolo mai, è LUI il fruitore di tutte le nostre fatiche!

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2 commentsOn Un Salone che deve evolvere se vuole sopravvivere

  • Concordo sul tono dell’articolo e offro la mia visione d’insieme, che poi non è dissimile dai contenuti già esposti.
    Io ho visto molto pubblico, non solo composto di curiosi ma anche di lettori clienti, tanto che ho pure provato l’emozione di vendere una copia con dedica del mio fantasy in cartaceo pubblicato in self per esperimento.
    In senso generale, credo che il mondo dell’editoria sia molto vitale, lo dimostra la partecipazione e l’attenzione al cartaceo, che ha sempre un fascino maggiore rispetto all’ebook, anche se il formato digitale si sta ritagliando una fetta di mercato importante per l’indubbia praticità che offre.
    La cosa che mi è saltata di più agli occhi riguarda la grande differenza tra l’offerta della grande e della piccola editoria. Ho visto che i grandi marchi puntano su offerte orientate esclusivamente a interessi di mercato, seguendo le mode del momento, a volte pure deprimenti (ho visto il libro sulla cacca della Giunti e capisco in quale direzione stia andando la cultura di questo paese…), mentre soltanto i piccoli sembrano dare spazio agli autori che possono dare vitalità al movimento letterario, per altro inflazionato dalle uscite in self, non sempre di buon livello quanto a qualità e cura dei testi. A mio avviso manca il filtro una volta rappresentato dalle Agenzie letterarie, trasformatesi per lo più anche loro, come molti piccoli editori disonesti, in venditori di fumo ai danni di quei pochi o tanti ingenui che pensano di poter diventare autori famosi foraggiando questo genere di sciacalli. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, perché anche tra gli Agenti letterari e i piccoli editori esistono persone oneste e professionali, però c’è qualcosa che non funziona proprio nel meccanismo editoriale. Per esempio, un’amica autrice proprio al salone mi ha confidato di essersi rivolta a uno di questi intermediari per la promozione del proprio libro. Il tipo l’ha letto e le ha risposto che gli era piaciuto, ma che non poteva farle promozione, adducendo il fatto che essendo lei, l’autrice, una cassiera di supermarket e non un avvocato, un’universitaria o un giornalista, gli sarebbe stato proibitivo costruirle un’immagine valida da presentare sul mercato… Forse era solo una scusa per non dirle che il libro non gli era piaciuto, e in ogni caso è stato onesto a non rubarle dei soldi, però questa valutazione mi suggerisce l’altro grande problema dell’editoria di oggi, vale a dire il fatto che l’immagine di ciascun scrittore è nettamente preponderante rispetto al contenuto del libro che si è scritto. Come autore emergente sono consapevole che un lettore non possa scegliere di leggere il mio libro soltanto perché scrivo nelle note che si tratta di un capolavoro assoluto, perché quello lo scrivono tutti. Però è triste pensare che da autore mi devo trasformare in piazzista o venditore di folletto che deve bussare porta a porta per vendere le copie dei propri libri. È finita l’epoca dell’autore che si isola nella torre d’avorio, ma al contempo mi arrabbio nel vedere che molti addetti ai lavori, oltre a pubblicare manoscritti talvolta senza neppure leggerli, figuriamo correggerli, non curano minimamente la promozione dei loro cataloghi, lasciando esclusivamente all’autore l’onere di promuoversi. È anche per questo che molti si indirizzano al self, contribuendo a inflazionare un mercato nel quale il consumatore finale, per scegliere letture realmente valide e interessanti, non sa più a che santo votarsi. E questo non è un bel fattore, perché, come ti dicevo di persona, si finisce per favorire il consumo di libri stereotipati, come fossero tanti panini da fast food, tutti uguali, così si va sul sicuro, perché si sa che cosa si legge (sic). Buona giornata

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