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I tempi di Bukowski sono finiti.

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I tempi di Bukowski sono finiti e l’editoria affronta una nuova era.

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di Irma Panova Maino

In questi giorni affrontiamo spesso l’argomento: come promuoversi? Il più delle volte, gli esordienti non hanno la più pallida idea di come affrontare la rete per poter ottenere visibilità e per poter mettere in mostra il proprio libro. Le risposte al quesito sono tante e non tutte funzionali.

Contattare i blog letterari, sperando in una recensione, una segnalazione, un’intervista?

Negli anni precedenti abbiamo visto fiorire i blog letterari, abbiamo scoperto nuovi acronimi e sigle di ogni genere che potevano rappresentare uno spazio nel web in cui si parlava di libri. Tuttavia, nel corso di pochi anni, molte di queste realtà hanno subito profonde variazioni. Alcuni blog sono diventati a pagamento, altri hanno perso seguito e visibilità e, altri ancora, hanno proprio chiuso i battenti. Questo perché molti lit blog (literary blog) sono stati gestiti da giovani fanciulle, giovani virgulti colmi di passione e animati da quel fuoco ardente per tutto ciò che il mondo fantasy (e affini) è riuscito a sfornare. Ebbene, molte di queste blogger sono cresciute e, com’è presumibile pensare, il loro tempo è stato occupato da altro. Quindi, i blog letterari che sono sopravvissuti a questa prima ondata si sono trasformati, hanno subito una mutazioni che li ha portati a essere più professionali, più seri e, soprattutto, gestiti da più persone. Anche se da una parte si sente la mancanza dell’ardore pionieristico delle prime blogger (giacché la professionalità ha reso molto freddo l’approccio), dall’altra il cambiamento ha portato un certo miglioramento nella tecnica promozionale. Detto questo, gli esordienti, sempre più in balia dei maremoti, si sono ritrovati spiazzati e orfani di quegli spazi che garantivano loro una certa visibilità gratuita.

Quindi partecipare ai concorsi?

I concorsi sono un campo minato. Il web pullula di concorsi e bandi reclamizzati in ogni dove, ma come scegliere? E come comprendere se l’evento, al quale vorremmo partecipare, sia realmente utile? Molto è stato già spiegato in precedenti articoli, quindi non starò a ripetermi, ma per chi volesse, li trova QUI e QUI.
I problemi, inerenti al fatto se partecipare o meno, sono molteplici a partire proprio dalla tipologia del concorso e quanto questo possa veramente dare una nota di prestigio all’autore. Parallelamente, sorgono difficoltà oggettive.
– concorso a pagamento (quanto a pagamento?)
– tot numero di copie in cartaceo da inviare (quanto mi costano le copie?)
– trovare concorsi per libri editi (con tutte le caratteristiche del caso)
– andare a ritirare i premi (predisporre budget per spostamento e, a volte, anche pernottamento)
Questo per quel che riguarda i libri già stampati.
I concorsi per testi inediti presentano altre problematiche, oltre a quelle già citate.
– contratto, solitamente a pagamento o comunque esclusivo con editore (potrebbe andare anche bene, ma i termini raramente sono visibili nel bando)
– acquisto obbligatorio di antologie o raccolte poetiche (quindi ulteriore investimento in denaro)

Va bene, niente blog e concorsi, allora i social network?

I social rappresentano un ottimo strumento per promuovere il proprio libro. Tuttavia, vanno posti dei punti fermi. I social vanno presi con le pinze e utilizzati con cognizione di causa, altrimenti si innesca l’effetto boomerang e si ottengono reazioni contrarie a quelle che avremmo voluto. Anche in questo caso, avendo già affrontato l’argomento QUI, QUI e QUI, non vi staremo a tediare oltre. La questione è un’altra. Bisogna sapersi muovere sui social e capire che ogni network ha delle regole ben precise e diverse. Linkedin non è Facebook, è del tutto inutile aprire gruppi di discussione nei quali si presenta il proprio libro o una recensione allo stesso. Linkedin è un luogo per “professionisti” (l’averlo messo fra virgolette non rende il tono ironico). Questo vuol dire che gli esordienti vengono sgamati subito e le loro promo finisco nel dimenticatoio. L’ambiente, se vogliamo, è piuttosto elitario e se non siete più che all’altezza, vi conviene non affrontarlo nemmeno, verreste affondati nel giro di pochissimo. Twitter serve per tutti quelli che amano la sintesi e i messaggi veloci. Tuttavia non è il mezzo più efficace, a meno di non riuscire a diventare virali, per ottenere visibilità. Le persone su Twitter di solito si conosco, interagiscono, comunicano velocemente e non hanno tempo per soffermarsi sulle pubblicità. Perché voi siete una pubblicità, non dimenticatevelo mai. Google+ è un guazzabuglio in cui tutto si perde e nessuno capisce come realmente utilizzarlo. Le spiegazioni, fornite dal gestore, sono così complesse che, per riuscire a trovare un’informazione, è necessario armarsi di tanta pazienza e un pc in grado di aprire più finestre contemporaneamente. Pochi concepiscono Google+ come una reale piattaforma in cui socializzare e sono ancora meno quelli che usufruiscono, fino in fondo, delle molteplici funzionalità che offre. Non resta che Facebook. Gioia e dolore dei nostri tempi. FB è una giungla, un luogo in cui perdersi è davvero facile, in cui s’incontrano personaggi poco raccomandabili (quanto meno ambigui) tutti i giorni. Un autore può trovare la propria via in questo marasma? Certo che può, ma con le dovute accortezze ed evitando di diventare molesto.

Bene, dopo tutto questo, allora non c’è speranza?

In realtà ce n’è più di una. Il tutto risiede nella comprensione e nell’intuizione. All’inizio dicevamo che l’editoria affronta una nuova era, ovvero un nuovo modo di concepire la vendita, non più legata esclusivamente al libro cartaceo e alla distribuzione in luoghi reali, come le librerie. E quando parliamo di editoria non ci riferiamo esclusivamente alle case editrici, ma anche a tutti gli autori indipendenti che hanno deciso di auto finanziarsi, pubblicandosi e promuovendosi grazie alle proprie risorse. Quindi, che cosa è cambiato in questi ultimi anni? L’attenzione dei lettori.

La parola d’ordine è interazione. Gli autori che non sanno interagire con i propri lettori sono destinati a non vendere. L’immagine dell’autore ha sostituito quella della copertina e non tanto da un punto di vista fisico, quanto da un punto di vista di marketing e di brand. Castle ha preso il posto di Bukowski e l’essere scontrosi, “alternativi”, misogeni e insofferenti non va più di moda. Qualcuno vorrà citarmi qualche caso recente in cui l’anonimato non ha pregiudicato il successo. Ebbene, cerchiamo di essere realistici, quanti di questi casi ci sono rispetto alla massa di autori che, ogni giorno, si riversano sul mercato?

L’autore decreta il proprio successo e il proprio fallimento. Recenti studi hanno stabilito che almeno un buon 25% del proprio tempo va dedicato alla promozione, all’interazione, alla presenza in rete. I social sono fondamentali, ma se volete essere presi seriamente, evitate di utilizzare la vostra bacheca come un diario personale, reso però pubblico. Tutto quello che viene messo in rete è visibile, chiunque può accedere ai link che vengono condivisi, ogni foto, parola, pensiero, opinione che mettete su un social è visto dagli altri, anche gli scritti che avete cancellato, perché la rete ne conserva comunque la traccia. Ogni fesseria che scrivete in chat, pensando che tanto non la leggerà nessuno, se non il diretto interessato, può essere copiata e incollata in gruppi chiusi o segreti e, quindi, condivisa con altri. Ogni profilo può essere rintracciato ed esaminato, uno pseudonimo non vi protegge da chi sa utilizzare il mezzo informatico a proprio vantaggio. Dunque, niente rimane segreto e nulla può essere seriamente protetto, l’unica soluzione sarebbe non avere alcuna linea dati a cui accedere. Perché vi sto dicendo questo? Per farvi diventare paranoici? Spero proprio di no. Il punto è che la reputazione di un autore è quella che fa vendere i libri dello stesso. Siate sinceri, fra comprare un libro (anche a soli 99 centesimi) di uno scrittore spocchioso, antipatico, magari anche maleducato e acquistare quello di un altro che con voi è sempre stato gentile e disponibile, voi, chi scegliereste?

Quindi, se i tempi di Bukowski sono finiti, quelli nuovi li dobbiamo costruire noi, imparando ad affrontare tutte le variazioni che la tecnologia propone e cercando di cogliere quelle situazioni che potrebbero aiutarci a comprendere un nuovo metodo promozionale.

 

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One commentOn I tempi di Bukowski sono finiti.

  • Concordo con le parole scritte in questo post, la reputazione di un autore è quella che fa vendere i libri. Non c’è Santo che tenga. L’articolo non poteva veramente risultare più chiaro di così. Chissà se a forza di gettare sassolini nello stagno prima o poi qualcuno si accorge che l’ingenuità presunta, meglio definita come “orecchie da mercante”, possa approdare ad un utilizzo più intelligente e proficuo dei social? Ai posteri l’ardua sentenza. Com’era già quella canzone? Ah sì, ora ricordo… “Dipende, tutto dipende… da che punto guardi il mondo tutto dipende!” Ora dico io, i commenti che scriviamo e che leggiamo sui vari gruppi che ruotano attorno alla scrittura da chi dipendono? Da noi, autori emergenti, poco pubblicizzati da presunti editori menefreghisti. Per molti sarà anche così, nessuno lo nega. Sta di fatto che quello che scriviamo in qualsiasi momento rivela in parte chi siamo, e dove vogliamo andare. I nostri punti di vista su un argomento serio o più leggero sono sotto gli occhi di tutti, non si dice nulla di nuovo. Dobbiamo farcene una ragione. Certo, dipende, eccome se dipende! Da un bel po’ fattori, ma soprattutto dal percorso che desideriamo intraprendere. Ognuno di noi dovrebbe provare a distinguersi con la propria personalità da autore, è vero non è facile! Ma si può e si deve tentare di farlo. Il personale si mischia rovinosamente all’autorato spesso e volentieri, annullando quel poco di notorietà presunta che tanto inseguiamo. Per carità Facebook nasce per condividere con “amici” veri e presunti le nostre pubblicazioni, e ognuno è libero di farne ciò che crede, non voglio discutere di questo. Però, visto e considerato che sono veramente pochi i mezzi di cui disponiamo per pubblicizzarci credo sia un atto dovuto farne buon uso. Buona giornata a tutti.

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