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Si legge di più e sempre più in digitale

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Si legge di più e sempre più in digitale, tutto il mondo letterario è in ripresa

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I cambiamenti ci sono, i segnali c’erano e le statistiche confermano le sensazioni che si erano già create l’anno scorso nel corso dell’ultimo Salone del Libro. La stessa AIE, con dati Nielsen alla mano, riporta che “il 2015 si è chiuso con i primi segni positivi: nelle vendite di libri, nella lettura, nella vendita di diritti e di e-book. Anche gli indicatori macroeconomici si rimettono cautamente in moto verso i quadranti positivi”.

Va bene, non vogliamo sottolineare che noi lo dicevamo da mesi, ma fa piacere vedere che le nostre “antenne” non avevano sbagliato nell’interpretare i segni e che forse il nostro “occhio” ha visto quello che altri finalmente sono riusciti a scorgere. Fa anche piacere sapere (sempre attraverso i dati forniti dalla Nielsen alla AIE) che “le fasce giovanili, con i loro smartphone e Whatsapp, leggono più libri e più e-book rispetto alla media della popolazione adulta. Si sono spesi almeno 320 milioni per dispositivi di lettura (e-reader), segno che l’attività del leggere libri (anche se si chiamano e-book) resta centrale per una parte importante della popolazione”.

Da questi fatti possiamo trarre alcune considerazioni, la prima fra tutte è che gli italiani non si sono improvvisamente svegliati una mattina con un’insana voglia di leggere, diventando, altrettanto improvvisamente, lettori accaniti, libro-dipendenti e amanti della parola scritta. Sorprendente, vero?

Vogliamo dirlo una volta per tutte? E diciamolo:

NON È VERO CHE GLI ITALIANI NON LEGGONO!

Magari se ve lo ripetiamo ancora un paio di volte, portandovi esempi concreti come questo che riporta l’Associazione Italiana Editori (appunto AIE), finirete per crederci. Sarebbe forse meglio dire che gli italiani hanno bisogno di libri di qualità, scritti bene, impaginati meglio e pubblicati con passione e professionalità. E dato che anche questo campo sta subendo notevoli variazioni (anche questo ve lo avevamo già detto), diventa abbastanza evidente che la maggior parte dei lettori torna al libro con rinnovata speranza di trovare storie ben fatte e volumi degni di essere chiamati libri. In fin dei conti, e questa è un’altra delle considerazioni che si possono fare, anche l’era dei pionieri nel Far West dell’editoria sta finendo e se non possiamo fare altro che ringraziarli per aver aperto tutte quelle piste che oggi permettono a chiunque di pubblicare, è bene ricordare che anche per i self publisher è arrivata il momento della serietà professionale. Feltrinelli ha contribuito, con ilmiolibro, a fornire strumenti adatti per intraprendere questo percorso, poi è subentrato il colosso di Amazon e ora parte anche Mondadori che, proprio in occasione del Salone del Libro di quest’anno, annuncerà le novità che la piattaforma metterà a disposizione per tutti coloro che vogliono continuare nel fai da te letterario.

Tutte queste iniziative fanno comprendere come l’era dei giochi sia effettivamente finita (e meno male), quindi nessuno potrà più attaccarsi all’alibi del “non lo sapevo”, “non so come fare”, “non ne ho le capacità”. Self o non self, ciò di cui bisogna essere consapevoli, una volta per tutte, è che là fuori esiste realmente un vasto pubblico di lettori, anch’essi ormai consapevoli, che non attende altro di leggere quanto sarete in grado di proporre. Tuttavia, proprio perché ormai anche loro hanno compreso i meccanismi che regolano il nuovo universo letterario, non saranno più tollerati presunti libri scritti male, in italiano poco corretto, impaginati con i piedi e zeppi di errori di ogni genere.

Siate professionali, imparate a trarre vantaggio dai propri errori e cercate di restare con i piedi ben ancorati al terreno, tutto questo vi farà trovare il vostro seguito di lettori.

 

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