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Le recensioni servono?

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Le recensioni servono?

Le recensioni sono il chiodo fisso di ogni autore che ha pubblicato almeno un libro. Inizialmente, alla prima pubblicazione, la caccia al recensore diventa quasi un atto paranoico, una ricerca infinita di blog che possano leggerti, di lettori che vogliano lasciarti un loro commento su amazon o su qualsiasi altro spazio libero che il web mette a disposizione.

Per non perdere nemmeno una virgola, si apre anche un blog e una pagina facebook, così da poter condividere con il mondo intero tutti gli apprezzamenti (le critiche no, meglio nasconderle) che gli altri fanno alla nostra opera, lasciandoci gongolanti e soddisfatti.

Ma la felicità dura poco e presto si tramuta in frustrazione, soprattutto dopo che è passata la prima ondata di recensioni e la seconda tarda notevolmente ad arrivare. A quel punto, se ogni giorno la pagina di amazon, quella che riporta il nostro libro in vendita, veniva visitata a tutte le ore, dopo le visite si diradano, diventando praticamente nulle quando ci si rende conto che niente è cambiato e il numero di recensioni non aumenta.

E amazon è solo un esempio, lo stesso iter vale anche per la pagina facebook, il blog e tutti gli altri spazi che abbiamo acquisito per poter dare in pasto all’universo le recensioni al nostro “capolavoro”.

Quando si arriva alla quinta pubblicazione… tutto questo inizia a perdere di importanza. Attenzione, non il fatto che ai lettori possa piacere o no il nostro ultimo libro, ma la questione delle recensioni diventa relativa, soprattutto quando si inizia ad acquisire un po’ di esperienza sui meccanismi che regolano tale pratica.

E i meccanismi non sono proprio difficili da comprendere, anzi.

1 – esistono blog che recensiscono solo libri che sono piaciuti e non mettono commenti negativi per non “ferire gli autori”. In realtà, spesso, non li mettono per non dover subire le ritorsioni degli autori più “vendicativi” e di tutto l’entourage dello stesso. Non capita tutte le volte, ma capita più spesso di quello che si creda

2 – esistono blog che recensiscono a prescindere dal gradimento. E lo scrivono a chiare lettere, mettendo in evidenza il fatto che se il testo non piace… NON PIACE. Punto! E, spesso, in effetti i blogger agiscono in totale buona fede e se la recensione è negativa ha un suon valore perché avvalorata da riflessioni logiche, concrete e ben argomentate.

3 – esistono gruppi a pagamento che distribuiscono recensioni su qualsiasi piattaforma disponibile a ospitarne una e non si fanno alcuno scrupolo nello scrivere qualsiasi fesseria che possa essere gradita al “cliente”, cioè all’autore.

4 – esistono lettori totalmente disinteressati, conoscenti e non, che ti lasciano un commento inaspettato in un momento in cui pensavi di non doverti attendere più nulla.

Bene, detto questo, ciò che mi chiedo è: ma, alla fine, le recensioni servono o no? E a chi servono? All’autore o al possibile futuro lettore?

Se da una parte la maggior parte dei commenti che troviamo in rete sono in qualche modo pilotati, consapevolmente o no (non ha importanza), a che serve spendere tanto tempo a scrivere o leggere i commenti a questo o a quell’altro libro?

Un esempio, anche se non letterario, lo fornisce Oobah Butler (un articolo sul caso lo potete trovare QUI), un ragazzino londinese che è riuscito, in sei mesi, a portare il proprio ristorante in vetta alle classifiche di TripAdvisor. E allora? Allora il ristorante non esiste, non è mai esistito e le recensioni erano state lasciate da amici e parenti che lo hanno appoggiato in questa sorta di “esperimento sociale”.

E questo esperimento non è il solo, su amazon sono noti i casi di libri, giunti nelle top 100, il cui contenuto era fasullo e tratto da liste della spesa, un’unica parola ripetuta su tutte le pagine, un copia/incolla tratto da frasi prese da altri libri, a caso… e così via. Tutti esempi del fatto che le recensioni, in qualche modo, hanno influenzato il parere dei lettori, senza però fornire la giusta visione del “prodotto”.

In fin dei conti, il nostro gradimento, in merito a un libro, deriva da fattori del tutto personali. A parte il giudizio basato su questioni puramente tecniche (punteggiatura, sintassi, grammatica), il resto viene elaborato dal nostro gusto personale, dalla nostra esperienza e dal nostro vissuto. Quindi, ciò che può piacere a me non è necessariamente detto che debba piacere anche ad altri e viceversa.

Dunque, a questo punto, bisognerebbe chiedersi se la scelta di una futura lettura andrà a focalizzarsi sul fenomeno del momento, magari influenzata da altri pareri, oppure se ricadrà su un volume qualsiasi, scelto dal nostro istinto.

E voi, in che modo scegliete i libri da leggere?

 

 

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