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Recensione di Nicoletta Parigini

In Recensioni

Un solo colpevole di Alessandra Ponticelli.

un solo colpevoleA volte una tettoia vecchiotta può dare più problemi di quanti si possano immaginare. Non solo non ripara più a dovere, ma lascia a vista quello dovrebbe star stivato sotto, ben accatastato. E se per via dell’amianto poi tocca rimuoverla, allora sono guai per davvero.
È così che capita ad Adele Renzi: lei che vive a Parigi, in un appartamentino accogliente in cui la presenza degli zii da poco scomparsi è ancora calda, si ritrova a dover rimpatriare per colpa di una tettoia male in arnese. Una tettoia che deve essere smantellata al più presto.

Eppure… Eppure il lettore sa che una soluzione si trova sempre. Questo genere di cose si accomodano anche a distanza: non è necessario sobbarcarsi un viaggio dalla Francia.
Invece Adele ritorna. Sa che in Italia, in Romagna, a Solaria, è rimasta parte della sua identità e per riaverla indietro, per essere finalmente “completa”, non bastano un paio di telefonate. Non sono cose che si accomodano a distanza, quelle.
Così Adele torna a prendersi la sua verità, fa smantellare la tettoia e ci guarda sotto. E si riprende quel pezzo di ricordo che non trovava più; quel frammento di memoria che nemmeno il dottor Riviere era riuscito a far riemergere. Non è certo un bel ricordo. Anzi, è un ricordo così terribile da averle provocato un mucchio di problemi. Da averla resa fragile, insicura. Ma è un tassello indispensabile, è il foglio di via con il quale, finalmente, può smettere di scappare lontano. Con il quale, finalmente, può affrontare presente e futuro con il cuore in pace. Forse, chissà, magari di nuovo a Solaria.
Nel romanzo, la narrazione del presente, ricca di colpi di scena, si intreccia -e contrasta, forse- con le “vecchie storie”. Con la storia di Teresa, prima di tutto: una storia triste, a volte squallida, ma non priva di amore, che si scopre pagina dopo pagina e senza sorprese perché il lettore intuisce da subito che non ci sarà un lieto fine. Forse è proprio questo il nucleo del romanzo. Adele, forse, è un pretesto per parlarne quanto la tettoia di amianto è una scusa per lasciare Parigi.

L’autrice racconta le vecchie e nuove storie senza troppi sentimentalismi, quasi con distacco, facendo uso di una prosa asciutta e scorrevole, arricchita di dialoghi freschi e credibili e di descrizioni originali ed evocative.
E così il romanzo va giù come un bicchiere di lambrusco. E lascia il ricordo preciso di persone e luoghi che sembra di aver conosciuto davvero.

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