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Philip K. Dick

In Archivi di Storia, Blog

Philip K. Dick

di Andrea Leonelli

Nato il 16 dicembre 1928 a Chicago, ha trascorso in California la maggior parte della sua vita: un’esistenza inquieta e disordinata. Dopo la morte è stato al centro di un clamoroso caso di rivalutazione letteraria.
Appassionatosi in giovane età alla fantascienza è diventato uno dei più prolifici e visionari autori in questo campo. Ha scritto moltissimi libri che sono diventati nel tempo famosi e sono stati trasposti in opere cinematografiche altrettanto famose. Il caso più eclatante è “Blade runner” diretto da Ridley scott e tratto dal romanzo Do the Androids Dream of Electric Sheeps? (in italiano Il cacciatore di androidi o Ma gli androidi sognano pecore elettriche? oppure con il titolo del film Blade runner.
La sua produzione letteraria è di oltre quaranta romanzi e di un centinaio di racconti.
In vita è stato una persona disordinata ma anche ossessiva, affetto da attacchi di panico che gli venivano curati con amfetamine per i periodi depressivi. Proprio dalle amfetamine e poi anche da altre sostanze stupefacenti sviluppò una dipendenza.
Una parte della sua vita la passò anche in una specie di rifugio per senzatetto. Si sposò e divorziò 5 volte.
Ma uscendo dalle note biografiche e parlando di ciò che ha scritto, possiamo elencare titoli veramente eccellenti e altre produzioni non esattamente riuscite se non proprio brutte. Ma nella sua “riesumazione esultante” è stato ripubblicato di tutto e di più di quanto scritto dall’autore, anche materiale decisamente illeggibile.
I temi principalmente trattati nella sua bibliografia sono soprattutto quelli da cui, anche in vita era ossessionato. La realtà e del falso, della simulazione, del controllo e della manipolazione sociale, della guerra. Ma anche di cosa sia umano o no, partendo dal presupposto che per capire l’uomo, bisognerebbe non esserlo.
Dick infatti, è stato ossessionato anche dal Test di Turing, un esperimento in cui un intervistatore umano pone domande a un intervistato umano e ad uno robot, senza esserne in diretto contatto e dalle loro risposte deve stabilire quale dei due sia effettivamente umano.
Molte delle sue opere, oltre a quelle citate precedentemente e soprattutto quelle più note come Noi marziani, L’uomo nell’alto castello (La svastica sul sole), Un oscuro scrutare, Scorrete lacrime disse il poliziotto, Cronache del dopobomba, I simulacri e la trilogia di Valis sono diventate praticamente letture imprescindibili per ogni appassionato di fantascienza assieme ad altri titoli e a molte raccolte di racconti.
Morì a Santa Ana il 2 marzo 1982.

Citazioni da libri

da Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

-Dovunque tu vada, ti sarà richiesto di fare cose che ritieni sbagliate. È una condizione costante della vita quella di essere costretti a violare la propria identità. Una volta o l’altra, ogni creatura vivente si trova costretta ad agire così. È l’ultima ombra, la disfatta della creazione. Questa è una maledizione che alimenta tutta la vita. Dappertutto nell’universo. (Mercer; 1986, p. 170)

da La trasmigrazione di Timothy Archer (vol. 3 della trilogia di Valis)

-Che stronza Emily Dickinson, quando cinguettava della ‘dolce Morte’. L’idea che la morte sia dolce è abominevole. La Dickinson non ha mai visto un groviglio di sei o sette automobili sulla Easthore Freeway. (p. 6, p. 478 della trilogia)

-L’arte, come la teologia, è una frode ben confezionata. (p. 6, p. 478 della trilogia)

-Avevano cercato di risolvere un problema con un altro problema. Non si fa così; non si può risolvere un problema con un altro ancora più grande. Hitler, che somigliava in maniera arcana a Wallenstein, aveva provato a vincere la seconda guerra mondiale in questo modo. (p. 66, 562 della trilogia)

da Un oscuro scrutare

-In questa vita ci mostrano soltanto i trailer.

-Quando si vive dentro, al sicuro, e si guarda fuori, e il muro è percorso da corrente elettrica e le guardie sono armate, perché mai si dovrebbe pensare alle sofferenze altrui?

-I vivi, pensò, non dovrebbero mai essere usati affinché i morti conseguano i loro propositi. Ma i morti… e guardò Bruce, quella forma svuotata che gli stava accanto… dovevano, se possibile, servire allo scopo dei vivi.
Questa, meditò, è la legge della vita.
E i morti, se potessero sentire, forse nel fare questo si sentirebbero meglio.
Quei morti, pensò Mike, che possono ancora vedere, anche se non possono capire: quei morti sono le nostre telecamere.

 

Archivi di Storia, approfondimento a cura di:

Andrea Leonelli – vice presidente vicario APS MDS Network

Classe 1970, di origini fiorentine trasferito a Faenza, lavora come infermiere dal 1991 e in rianimazione dal 2001. Giudice in concorsi di poesia e prosa è autore di 3 sillogi poetiche e curatore di alcune antologie. Co-fondatore de “Il Mondo dello Scrittore Network”.

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