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Parliamo “ancora” di concorsi letterari

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Ma non avevamo già detto tutto? In effetti no e ce ne stiamo rendendo conto proprio in questi giorni in cui si è chiuso quello di EEE, Concorso per sillogi poetiche e si concluderà il Premio Letterario TDGC con la serata di premiazione.

Quindi, che cosa ancora c’è da dire in merito ai concorsi letterari?

Dopo avervi messo in guardia da quelle che sono le “trappole” più comuni e avervi spiegato quali sono i punti da controllare e da tenere presente, vogliamo anche farvi delle raccomandazioni, quelle che vi spettano in quanto autori e partecipanti. Ovvero quali sono le cose che più fanno imbestialire i giudici e che portano quasi automaticamente all’esclusione.

Per prima cosa, e non pensate che sia scontato, la lingua italiana… davvero pensate che sia un’ovvietà? Non lo è affatto. Spesso gli autori spediscono testi che, per un motivo o per un altro, con la lingua italiana hanno ben poco a che vedere, sia per errori grammaticali e di sintassi, sia per l’utilizzo spropositato di parole e frasi dialettali. A meno che il concorso non sia specifico per una determinata area della nostra Penisola e sia dedicato esclusivamente alla tradizione regionale, i testi vanno scritti in italiano e l’uso del dialetto va limitato a casi rari o sporadici.

A maggior ragione evitate le postille a fondo pagina con traduzioni alternative o spiegazioni inerenti un particolare termine. Si presume che chi faccia parte di una giuria sia abbastanza sveglio da andare a cercarsi un determinato termine se non ne conosce il significato. Se, invece, non è così “sveglio”, allora avete sbagliato concorso.

Inoltre evitate di inviare testi che non siano stati editati e formattati a dovere, se non sapete come fare, rivolgetevi ai mille blog che offrono questi sevizi o ad amici editor che vi diano una mano, perché non vi è nulla di peggio che vedere un testo sciatto e colmo di errori di battitura, grammaticali e straricco di frasi complicate e chilometriche. Per non parlare della punteggiatura, dei doppi spazi inutili e delle lineette…

Apriamo una breve parentesi in merito alle lineette. Nei dialoghi evitatele, per favore, esistono i caporali e le virgolette per delimitare il testo di un dialogo, le lineette creano solo confusione e, francamente, anche a livello visivo, non esaltano un testo ma lo penalizzano.

Infine, non polemizzate inutilmente se il vostro scritto non viene scelto, magari preferendone un altro che, seppur scritto in modo meno accurato del vostro, presenta un contenuto migliore. Ricordate sempre che chi giudica non può essere imparziale perché la natura umana presuppone un gusto personale e delle preferenze che vengono costruite nel tempo grazie all’educazione ricevuta, il contesto in cui si è vissuto e dalla propria cultura. Quindi l’imparzialità è sempre del tutto relativa e può essere garantita con l’anonimato dei testi, ma solo con quello. Pertanto, il non essere stati scelti presuppone solo che alla maggior parte dei giudici non siete piaciuti ma nulla vi vieta di presentare lo stesso testo a un altro concorso, magari trovando qualcuno che, in fatto di gusto, sia più simile a voi. Tuttavia, prima di dichiarare ai quattro venti che il vostro testo era perfetto e che il contenuto era degno di un Pulitzer, provate a farvi un esame di coscienza e a verificare che, in effetti, non vi siano stati degli errori tali da farvi escludere dal concorso, a prescindere.

Per ultimo, non accavallate gli impegni. Partecipare a troppi eventi vi porta, automaticamente, a trascurare la forma, a fare le cose di fretta e a non prendervi abbastanza cura del testo che volete inviare. Meglio pochi concorsi ma buoni. Meglio poche iniziative che una cifra spropositata di eventi a cui partecipare con il fiato sul collo, rischiando di spedire scritti sciatti e poco gradevoli.

Detto questo, un concorso è un buon modo per confrontarsi e per trovare stimoli nuovi, soprattutto se, avendo predisposto tutto per tempo e con i dovuti modi, il vostro operato viene riconosciuto e premiato.

Buona fortuna!

 

 

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