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Opinione d’Autore: Salone del Libro e Fiera dell’Editoria Italiana

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Opinione d’Autore: Salone del Libro e Fiera dell’Editoria Italiana

Torna, ancora una volta, la nostra rubrica Opinione d’autore, il nuovo salotto letterario del gruppo Il Mondo dello Scrittore. Attraverso le nostre domande, diamo la possibilità agli autori e agli appassionati di letteratura di esprimere la loro opinione su alcuni determinati argomenti che solleticano la nostra e la vostra curiosità.

Dopo ben 30 anni di Salone internazionale del Libro che, come ogni anno, si è svolto a Torino, quest’anno ha visto la nascita di una manifestazione che sembrava volesse rubargli la scena: la Fiera dell’Editoria Italiana. Noi di MDS Network, che siamo dei curiosoni, vorremmo farvi alcune domande a riguardo. Secondo voi ha senso la coesistenza di due manifestazioni di tale portata nel nostro panorama letterario? Qualcuno di voi ha avuto modo di visitarle entrambe? Eventualmente, cosa ne pensate? Quali sono i rispettivi pregi e difetti?

Irma Panova Maino Non è facile rispondere alle tue domande senza cadere nell’inutile polemica che ha riempito le pagine di blog, quotidiani e settimanali. Tuttavia, se da una parte non è semplice, dall’altra lo è in modo piuttosto logico, soprattutto per quel che riguarda il fatto di creare un clone del Salone a Milano. Il punto non è né il Salone né Torino e, tanto meno, Milano. Il punto è mantenere le tradizioni cercando di migliorare ciò che c’è già di buono. Non sempre buttare via tutto è la soluzione più idonea per dare nuova linfa a una situazione già abbastanza complessa, a volte ci vuole buona volontà e un po’ di lungimiranza. Torino da trent’anni ospita uno degli eventi culturali più importanti d’Europa, cambiargli sede può essere deleterio, soprattutto se le motivazioni sono quelle sbagliate. Non ho avuto modo di visitare Milano, le date troppo ravvicinate non hanno facilitato la cosa, ma essendo stata a Torino, posso sicuramente dire che l’atmosfera era decisamente più positiva rispetto agli anni precedenti e la presenza di pubblico è stata notevole. Attenzione, pubblico interessato a comprare libri, non solo di passaggio. Personalmente, sono contraria a un’altra manifestazione a Milano, esiste già il Bookcity (che andrebbe organizzato meglio) e a Roma c’è Più libri più liberi… e il tutto crea un notevole dispendio di energie e di impegno economico sia per autori e visitatori che per gli editori.

Gianni Vigilante Milano Asso pigliatutto! Il criterio è stato quello della razzia, di fare tabula rasa intorno a sè. Anche a Milano, si sarebbe potuto fare, in tanti altri modi e tempi diversi, ma questo gonfiare i muscoli, ‘secutare’ con articoli mirati a ridimensionare la manifestazione ultratrentennale di Torino non è stato corretto ed è priva di deontologia professionale. Non meraviglia quindi questa aggressione, di questi tempi infami, e questo qualche risultato lo ha ottenuto: il nome “Milano” viene sottaciuto; forse è paura o sudditanza nei confronti del potere?

Renata Morbidelli Grazie di cuore a Irma e a Gianni per aver esposto il vostro punto di vista. Mi piacerebbe sentire ancora qualche parere. Che ne pensano gli altri autori che hanno visitato il Salone? Piera RossottiClaudioAndreaGiancarloLucaLuisaElena. Quali sono le vostre opinioni? Parlate delle vostre esperienze ed esprimete il vostro punto di vista. Che ne pensate della coesistenza del Salone e della Fiera di Milano?

Elena Genero Santoro Non sono stata a Milano, ho visto solo Torino ed è stata un’edizione grandiosa. L’affluenza abbondante, il clima di festa. L’edizione più bella di sempre.

Renata Morbidelli Perché, secondo te, è stata l’edizione più bella di sempre? Cosa c’era in più rispetto agli anni passati? Potrebbe essere legato al fatto che, comunque, gli organizzatori abbiano voluto “competere” con Milano? O è frutto di un’esperienza trentennale che ha portato a fare di questa edizione una vera e propria festa dell’editoria e non solo?

Elena Genero Santoro Secondo me la gente ha voluto dimostrare di essere affezionata a Torino

Claudio Oliva La domanda che vorrei fare a qualsiasi organizzatore responsabile di saloni del libro è: per quale motivo, con quale fine viene organizzato il salone che voi proponete? Torino ha molteplici ragioni di esistere, Milano purtroppo solo quella di “rubare” a Torino una manifestazione gioiosa, culturale e aggregante. Ma ormai in Italia siamo assuefatti a queste spocchiose arroganti politiche mosse da giocatore di scacchi alle prime armi. Ci proveranno ancora.

Luca F. Morandi “Secondo voi ha senso la coesistenza di due manifestazioni di tale portata nel nostro panorama letterario? Qualcuno di voi ha avuto modo di visitarle entrambe? Eventualmente, cosa ne pensate? Quali sono i rispettivi pregi e difetti?”

Allora… premetto una cosa: sono stato a entrambe le fiere e, quella di Milano, è stata la prima fiera del settore “grande” da me frequentata. Partendo da questo presupposto posso parlarne a mente fredda, ora.

Rispondendo in ordine alle tue domande: Sì e no: Milano ha già molte altre fiere più piccole dedicate al libro, da Book Pride alla fiera del libro usato fino a Stranimondi dedicata solo alla letteratura fantastica.
In questo panorama quindi vedrei bene l’esistenza di un “Salone” a Milano ma in altro periodo dell’anno rispetto a Torino e, soprattutto, tenendo conto anche delle altre fiere, molti che commentavano “finalmente Milano ha un suo Salone!!!” non conoscevano nemmeno l’esistenza di tutte le altre fiere. Allucinante.
Coesistenza quindi? Sì, e non solo. Collaborazione deve essere il motto, soprattutto in un campo come quello della Cultura visto sempre in modo peggiore.
Come? Sconti a chi va a entrambe le fiere, sconti agli editori che presenziano a entrambe, più eventi fuori salone durante tutto l’arco dell’anno… solo alcune ipotesi. Fattibili? Non lo so, io le lancio lì =D

Detto questo passo alla successiva: cosa ne pensate?
Che purtroppo, eccetto il numero di persone e qualità degli editori (l’assenza della grande M mi è piaciuta infinitamente a Torino) sono uguali. Sono delle immense librerie, senza molti degli sconti cui il lettore è abituato al supermercato o nelle librerie stesse, con poco che vada oltre. Come testimonianza porto il fatto che gli stand del Libraccio erano quelli maggiormente presi d’assalto sia a Milano, dove era anche più grande, che a Torino.
L’ “oltre” che entrambe portano sono gli autori. Autori di fama internazionale e mondiale, sia l’una che l’altra. Questo è ottimo ma possono loro meritare il costo di un biglietto così caro a una manifestazione allestita poi come vetrina?
Io sono molto critico: a ogni fiera dove si paga per entrare io compro un libro, fumetto, pianta o qualsiasi altra cosa meno. Quindi in generale entrambe mi hanno deluso per l’aspetto di offerta ma Torino mi rimarrà nel cuore per le persone che l’hanno resa speciale.

Pregi e difetti di entrambe:

Milano: Pro – vicino casa (abito a 10 minuti), tanto spazio e tanti bagni.
Contro – pochissime persone di cui l’80% di quelle che ho incontrato erano addette ai lavori o blogger; spazi organizzati male, troppi stand mega e pochissimo risalto agli altri editori relegati negli angolini, sale conferenze aperte dove si sentiva tutto quello che accadeva fuori; assenza di numerosi editori piccoli e medi indipendenti su cui l’editoria italiana dovrebbe puntare.

Torino: Pro – Spazio ben organizzato, gli stand più grandi e più affollati erano a mio parere distribuiti bene all’interno dei padiglioni rendendo quindi possibile una finestra maggiore e migliore anche agli stand più piccoli; eventi vari e disseminati in tutti i padiglioni con, nella maggior parte dei casi, sale adibite a questo scopo in modo ottimale (tranne quella dell’Editoria e un paio d’altre che però non ho frequentato); tantissime persone; spazio agli stranieri; assenza di M e presenza di quegli editori medio-piccoli a cui si devono dei bei prodotti, non le porcate commerciali.
Contro – pochi bagni iperaffollati.

Entrambe: Pro – spazio dedicato alla cultura; Ospiti internazionali.
Contro – COSTO; Pochi sconti per gli editori; solamente delle vetrine.

Mi è piaciuta molto l’attività fatta da Goodbook.it a Torino, una caccia al tesoro che ha permesso a molti lettori di conoscere delle case editrici medie poco conosciute ma molto buone. QUESTO è quello su cui dovrebbero puntare le fiere, far conoscere al lettore.
Ma non attraverso Goodbook bensì le stesse fiere dovrebbero organizzare attività di questo tipo.
Vorrei più spazio dedicato al panorama estero con autori e, perché no, anche editori internazionali.
Siamo in un mercato globale e dobbiamo sempre più confrontarci con loro, perché quindi non portarli?

Renata Morbidelli Grazie di cuore a tutti coloro che hanno risposto. I vostri punti di vista sono stati un aiuto prezioso e hanno fatto un po’ di luce su un argomento così delicato e complesso.

Rubrica a cura di:

Renata_MondoRenata Morbidelli

Nata in Ancona nel 1972, vive a Falconara Marittima dove offre il suo servizio alla comunità, lavorando nel cinema parrocchiale come bigliettaia. Appassionata da sempre di miti, leggende e fantasy, ha pubblicato il suo primo romanzo (un epic fantasy). Inoltre è autrice di diverse poesie e racconti di vario genere ed ha collaborato alla realizzazione di un libro che lega cibo e letteratura. È appassionata di cinema, musica e teatro ed è allieva della classe di Musical e Arte Scenica della scuola di musica della cittadina in cui vive. Amministratrice dei gruppi facebook “La carica degli esordienti” e “Il Mondo dello Scrittore”

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