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Non è vero che gli italiani non leggono

In Pensieri

Miti da sfatare: non è vero che gli italiani non leggono. In realtà leggono ma comprano poco.

Dopo un’attenta ricerca fra lettori, scrittori, editori, librai e giornalisti, quello che abbiamo scoperto è decisamente controcorrente rispetto a quanto viene sbandierato dai media. Abbiamo fatto un paio di conti e ci siamo guardati intorno… in effetti qualcosa non quadra.

Non è vero che gli italiani non leggono

di Irma Panova Maino

Ultimamente stiamo cercando di farvi vedere delle realtà che spesso vengono distorte dai media, oppure vengono menzionate con dei “se” e dei “ma” che non dovrebbero esserci e siamo sempre più perplessi di fronte a così tanta pessima informazione perché non riusciamo a comprenderne la motivazione. Possibile mai che siano tutti così ciechi? E possibile mai che si possa parlare di cospirazione editoriale, quando, francamente, non avrebbe proprio senso?

Eppure… tant’è… che a quanto pare è proprio quanto sta accadendo e forse, alla fine, ne abbiamo anche compreso la ragione. Come abbiamo già avuto modo di dire in altri articoli, ci siamo accorti che, soprattutto in questo ultimo anno, le persone che si stanno dedicando alla lettura sono aumentate in modo piuttosto vistoso. Colpa della crisi che non permette alle persone di uscire e quindi di spendere? Merito della piccola e media editoria che pubblica titoli decisamente più appetibili e a un prezzo più ragionevole? Probabilmente sono tante le cause, sicuramente è impensabile che un lettore nasca dall’oggi al domani e che improvvisamente diventi un “divoratore di libri”, se non era già abituato a farlo prima. Quindi le cifre di questi ultimi mesi non possono essere diventate “improvvisamente” positive, i conti non tornano e qualcosa non quadra.

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Facciamo un’analisi, che tanto siamo abituati a farle, se i lettori prima disertavano l’acquisto era a causa di ciò che il settore poteva offrire, che non era esattamente di loro gradimento e se l’era precedente, all’avvento della piccola editoria, poteva solo proporre i grandi classici e quanto perveniva dal mercato estero, adesso tutto è cambiato ed è cambiato anche l’approccio del lettore medio nei confronti di un prodotto divenuto di largo consumo. Prima, per poter acquistare e leggere un libro era necessario avventurarsi fuori di casa e andare in libreria ed era considerato uno svago per pochi intellettuali. Erano altri i divertimenti che l’italiano medio sembrava prediligere. Tuttavia, la crisi economica ha portato, forzatamente, le persone a riconsiderare il proprio tempo e le proprie possibilità, riconducendo molti verso qualcosa di più economico ma con caratteristiche altrettanto divertenti. Inoltre, il fattore digitale e la vastità di titoli a disposizione ha permesso un approccio più diretto e più vario, sicuramente più comodo. Detto questo, il mancato adeguamento delle grandi major ha fatto il resto, dirottando la maggioranza dei possibili lettori verso altri lidi. Non è una novità il fatto che solo recentemente i marchi più blasonati dell’editoria abbiano finalmente compreso l’importanza del formato digitale e abbiano cercato di contrastare il grande predominio di Amazon, arrivando comunque tardi nel tentare di accaparrarsi una fetta di mercato già abbondantemente occupata dallo store online più famoso del mondo.

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A questo punto, tornando a considerare la realtà odierna, continuare a blaterare sulla crisi di mercato e sull’ignoranza del popolo italiano pare ormai anacronistico e quanto mai poco veritiero. Giornalmente su Amazon (facciamo sempre riferimento a questo portale perché è quello che maggiormente movimenta il mercato) si vendono migliaia di libri e non stiamo parlando di titoli esteri e autori anglofoni, parliamo di scrittori italiani e libri scritti nella lingua che conosciamo bene. Centinaia di download vengono effettuati dagli utenti di tutte le età e condizioni sociali e altrettanti commenti vengono inseriti per dimostrare il proprio apprezzamento o il proprio dissenso. Da quando gli italiani hanno scoperto l’uso dei commenti, non si fanno mancare l’occasione per poter dire la loro ovunque ve ne sia la possibilità. Ma questo fatto ci piace e rende ancora meglio l’idea di quanti siano in effetti i lettori. Perché se è anche vero che un download non è sinonimo di lettura, un commento invece lo è (salvo rari casi di idiozia acuta). Dunque, tutte queste persone come mai non vengono prese in esame quando vengono fatte le statistiche dai grandi editori? Perché ancora questi ultimi blaterano a proposito del fatto che non vendono, perché in Italia non si legge?

Quando un piccolo editore riesce a realizzare 8000 vendite di un solo libro nell’arco di un mese, cosa significa secondo voi? Che gli altri libri, fra le 150.000 proposte in italiano presenti nello store, non sono state vendute? In realtà stiamo assistendo a una scissione: da una parte la grande editoria che sprofonda nella propria palude fatta di preconcetti obsoleti e la piccola editoria che osa e sperimenta, portando a casa risultati più che dignitosi. Certo, qualcuno a questo punto tirerà fuori le statistiche, quelle che fanno vedere che siamo agli ultimi posti in quanto a numero di lettori a livello mondiale, che persino nella Repubblica Ceca (che sono un decimo come numero di abitanti rispetto a noi) si legge di più… ebbene, queste statistiche sono state fatte prendendo a campione chi? La piccola CE Pinco Pallino o l’editore digitale Tizio Caio? No, sono state fatte basandosi sui numeri di quelle grandi, quelle che pubblicano Belen & Co e poi si lamentano che non vendono. Quelle che ristampano la Divina Commedia e Pasolini sperando di dare un po’ di respiro a un bilancio disastroso. Eppure, per rilanciare la lettura e offrire dei prodotti più apprezzabili che cosa hanno fatto questi colossi? Tenendo conto delle possibilità e delle risorse che hanno, come hanno impiegato le loro capacità? Immettendo sul mercato il rivoluzionario e stratosferico FlipBack? Bella trovata davvero! Quel mega FLOP è stato davvero stratosferico, tempo, energie e risorse gettate al vento!

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D’altra parte, ragionate un attimo, in Italia esistono più di 7000 case editrici, possibile mai che ne possano esistere così tante se non ci fosse qualche “pirla” che legge? Se è vero che (a quanto dicono) abbiamo il minor numero di lettori, è anche vero che abbiamo il numero più elevato di editori. E non a caso fra le maggiori CE al mondo (badate bene… al mondo!) ne esistono ben tre italiane in classifica… anche se dicono di non vendere niente! Probabilmente vivono d’aria e d’amore, ma non di lettori. Quindi iniziate a guardarvi intorno, soprattutto voi autori, voi che giornalmente bazzicate sui social. Prima di darvi allo slogan: “c’è crisi e gli italiani non leggono”, chiedetevi se, per caso, è il vostro libro a non vendere (e magari fatevi un esame di coscienza). Oppure chiedetevi se il vostro editore è veramente serio e sta facendo tutto il possibile per proporre degnamente il prodotto e non si sta nascondendo dietro a un alibi preconfezionato. E poi aprite gli occhi e iniziate a fare i “conti della serva”: fate un calcolo di quanti post ogni giorno annunciano la lettura di questo o quel libro, di quante recensioni vengono pubblicate a proposito di questo o quel titolo… e poi ponetevi seriamente la domanda: ma è vero che nessuno legge?

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One commentOn Non è vero che gli italiani non leggono

  • Complimenti per l’articolo che incoraggia la buona scrittura e chi non molla. Sono assolutamente stupita nel leggere che abbiamo 7000 case editrici in Italia.

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