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Nerone

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Nerone, ultimo imperatore della dinastia giulio-claudia

Se è vero che la storia la scrivono i vincitori, è altrettanto vero che la reputazione degli uomini la scrivono gli oppositori.

Personaggio controverso e descritto nel corso della storia in modo del tutto inesatto, Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico, nato come Lucio Domizio Enobarbo ad Anzio il 15 dicembre nell’anno 37 D.C., non fu né un pazzo né, tanto meno, più crudele di quanto non lo fossero stati i suoi predecessori.

Tuttavia, passò alla storia come il mandatario del grande incendio di Roma dell’anno 64 che quasi distrusse l’intera città, spianando tre zone augustee e danneggiandone gravemente altre sette. Proprio a causa di questo fatto e per tentare di allontanare i sospetti da sé, Nerone accusò formalmente i Cristiani residenti, condannando a morte oltre trecento persone fra il 64 e il 67, fra cui possiamo trovare nomi eccellenti come san Pietro e san Paolo.

Amato dal popolo e odiato dagli aristocratici, Nerone apportò, nel corso della propria esistenza, diverse modifiche al piano urbano e al sistema economico e monetario, favorendo, di fatto, le classi meno agiate a discapito di quelle più ricche. Tuttavia non lo si può di certo considerare una sorta di Robin Hood, in quanto, secondo i più comuni costumi dell’epoca, fu il principale responsabile di diverse morti, persecuzioni, congiure e condanne, liberandosi degli oppositori e di chiunque, in qualche modo, avesse provato ad ostacolare i suoi piani e i suoi desideri.

Furono storici come Tacito e scrittori come Svetonio ad ammantare la figura di Nerone con quell’alone di follia con cui è entrato nell’immaginario collettivo. Considerato un tiranno, pervaso da manie e paranoie di ogni genere, in realtà Nerone proseguì in quella che era una sconsiderata tradizione di famiglia: l’omicidio dei parenti scomodi. E per quanto sia stato realmente responsabile di delitti ed esecuzioni, molti falsi storici hanno finito per attribuirgli anche colpe inesistenti.

Di base, l’educazione e l’ascesa del giovane Lucio Domizio è stata sicuramente influenzata e favorita dalle capacità di ordire complotti e intrighi della madre Agrippina, la cui ambizione l’ha portata, alla fine, a congiurare persino contro il figlio per raggiungere il potere definitivo: la guida dell’impero.

Instabile, sensibile e, forse, persino facilmente influenzabile, la volubilità di Nerone si manifestò anche nella vita privata, portandolo a scegliere una donna dopo l’altra e una moglie dopo l’altra, tra cui Poppea e Messalina. Queste ultime regnarono all’ombra del marito, sia portandolo verso decisioni controverse, sia manovrando personalmente per arrivare ad attuare i loro piani. Inoltre, secondo Cassio Dione e altri autori contemporanei, Nerone avrebbe avuto relazioni omosessuali, arrivando a contrarre due “matrimoni” con persone dello stesso sesso: i liberti Pitagora e Sporo.

In ogni caso, nonostante gli eccessi e le manie di grandezza, Nerone fece quanto in suo potere per ricostruire Roma dopo il devastante incendio del 64, agendo e prendendo provvedimenti che, per ovvi motivi, andarono soprattutto a colpire le classi nobili e quanti avevano tentato di speculare sulle aree urbane. Questo ultimo fatto decretò l’inizio della fine.

Deposto dal Senato e tradito da esercito e pretoriani, Nerone fu costretto a fuggire da Roma per rifugiarsi presso uno dei pochi fedelissimi che gli era rimasto, il liberto Faonte. Ed è proprio nell’abitazione di quest’ultimo che il 9 giugno dell’anno 68, l’imperatore arrivò al suicidio, tagliandosi la gola con l’aiuto del suo segretario Epafrodito.

Archivi di Storia, approfondimento a cura di:

Irma Panova Maino – presidente APS MDS Network

Classe 1964, origini multietniche, vive a Faenza. Responsabile dell’ufficio stampa di EEE Edizioni. Autrice di 5 libri e curatrice di antologie nonché giudice in numerosi concorsi e co-organizzatrice del Premio Letterario Terra di Guido Cavani.
Co-fondatore de “Il Mondo dello Scrittore Network”.

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