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Le contraddizioni sulla sparizione della squadriglia 19

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Le contraddizioni sulla sparizione della squadriglia 19

5 dicembre 1945 – Cinque aerei del Volo 19 in addestramento scompaiono misteriosamente nel Triangolo delle Bermude

Come in un qualsiasi giallo complottista, condito con la giusta dose di fantascienza, gli elementi ci sono tutti per creare il caso del secolo: una squadriglia in volo di addestramento sull’atlantico scompare all’interno del famigerato Triangolo delle Bermude.

Eppure non si tratta di un romanzo o un film ma di un fatto realmente accaduto il 5 dicembre 1945 e che ha dato il via a tutte le più moderne teorie in merito alle cause che portano aerei e navi a sparire in questa famigerata zona dell’oceano atlantico che ha la forma di un triangolo, i cui vertici possono essere rappresentati dall’isola principale dell’arcipelago delle Bermude, nel punto più a nord; l’isola di Porto Rico, il punto più a sud; e dalla Florida nel punto più a ovest.

Nel 1945, nei primi giorni di dicembre, nel pomeriggio da Fort Lauderdale decollò un gruppo di cinque aerei della Marina degli Stati Uniti d’America, modello TBM Avenger, per un volo di addestramento di cui facevano parte un istruttore, quattro piloti con un grado di preparazione avanzato e nove membri d’equipaggio con diverse mansioni e qualifiche.

Gli equipaggi dei velivoli, la cui sigla FT indicava proprio l’appartenenza a Fort Lauderdale, erano stati assegnati in questo modo:
FT. 28: Lt. Charles Carroll Taylor, G.F. Devlin, W.R. Parpart;
FT. 36: Capt. Edward James Powers, Sgt. H.Q. Thompson, Sgt. G.R. Paonessa;
FT. 117: Capt. George William Stivers, R.P. Gruebel, Sgt. R.F. Gullivan;
FT. 81: Lt. Forrest James Gerber, W.E. Lightfoot;
FT. 3: Joseph Tipton Bossi, A.H. Thelander, B.E. Baluk.

Un aereo, l’FT 81, era composto da un equipaggio di sole due persone, in quanto il Caporale di Marina Allen Kosner chiese, ed ottenne, di non far parte del volo per ragioni tutt’ora sconosciute. L’istruttore, il Luogotenente Charles Carroll Taylor, era un pilota veterano con alle spalle un’esperienza bellica da non sottovalutare, da poco si era trasferito dalla Stazione Aeronavale di Miami con oltre 2500 ore di volo, molte delle quali proprio su dei TBM Avenger, mentre i suoi allievi potevano vantare non più di 300 ore di esperienza di volo, solo un sesto delle quali su TBM.

La denominazione ufficiale del volo, previsto per quel 5 dicembre 1945, era “Navigation Problem n.1”, una sorta di esercitazione avanzata di navigazione sopra le acque dell’oceano; con a seguito un’esercitazione di tiro con bombe a bassa profondità e poi il proseguimento del volo fino ad atterrare di nuovo alla stazione aeronavale di Fort Lauderdale.

E tutto era parso quasi regolare in quel primo pomeriggio (anche se gli aerei erano comunque partiti in ritardo, alle 14:10, rispetto alla tabella di marcia), il tempo prometteva cielo sereno e vento moderato fino a sera, momento in cui la velocità del vento sarebbe cambiata portando burrasca in mare. Ma per la squadriglia 19 il problema non avrebbe dovuto porsi, dal momento che l’esercitazione prevedeva un volo di un’ora e mezza, due al massimo e, con un’autonomia di carburante di circa cinque ore, il maltempo previsto non avrebbe dovuto causare alcun ostacolo alla squadra.

Tuttavia qualcosa andò storto e le cause di quanto accadde furono, in un primo momento, del tutto inspiegabili. Ma la realtà dei fatti fu che in prima battuta cinque aerei e 14 uomini scomparvero dai radar e, in seconda battuta, anche un PBM Mariner con 13 uomini d’equipaggio a bordo svanì nel nulla, dopo che era stato proprio mandato in aiuto dei primi cinque velivoli.

Del PBM Mariner si ipotizza un’esplosione in volo, alcune testimonianze riferiscono appunto di un’esplosione in cielo, ma dei TBM Avenger non fu ritrovato alcun rottame né, tanto meno, alcuna vittima.

Quindi, nonostante tutte le spiegazioni, più o meno plausibili, ciò che resta evidente nella storia dell’uomo è la tragica fatalità che ha portato alla morte (anche presunta) di 27 persone.

Le teorie in merito a tale sparizione si sono susseguite fino ai giorni nostri, proponendo all’opinione pubblica le più fantasiose spiegazioni sul perché il Luogotenente Charles Carroll Taylor si sia perso e come abbia potuto, proprio lui, uomo di grande esperienza e pilota veterano, farsi prendere dal panico al punto da non riuscire più a trovare un qualsiasi punto di riferimento, nemmeno il sole. E sarebbe bastato salire di quota, “bucando” lo strato di nuvole, per capire in che modo fossero disposti i punti cardinali. Sempre a patto di avere a bordo un orologio qualsiasi, cosa che, a quanto pare, nessuno dei piloti aveva, nemmeno nella strumentazione prevista nel cockpit.

Tempeste elettriche, onde gigantesche, alieni, mostri marini e altre amenità, più o meno surreali, hanno condito il mito del Triangolo delle Bermude, scatenando l’opinione pubblica. Ma la realtà è meno fantastica e forse decisamente più tragica. Secondo le più recenti statistiche studiate da Karl Kruszelnicki, noto giornalista scientifico australiano, il numero di disastri aerei e navali avvenuti nel Triangolo delle Bermude è assolutamente in linea con quelli avvenuti nel resto del mondo.

Il tracciato delle rotte navali mostra l’elevata concentrazione di traffico nell’area del Triangolo. | KILN

Non dimentichiamoci, infine, che alcuni aspetti geografici e meteorologici, tipici della zona, hanno contributo da sempre a rendere le ricerche difficili e il ritrovamento di relitti o esseri umani, praticamente impossibile.

La Fossa di Porto Rico

Trattasi di una depressione del fondale marino situata a circa 127 km a nord dell’isola di Porto Rico, con una lunghezza di 1.754 km e una larghezza di 96 km; il suo punto più profondo, chiamato abisso Milwaukee, si trova a una profondità di circa 8.300 metri.

La Corrente del Golfo

La potente corrente oceanica, che nasce nel Golfo del Messico e attraversa proprio lo Stretto della Florida, facendo transitare ben 30 milioni di metri cubi al secondo, è una delle principale cause del mancato ritrovamento di eventuali rottami o corpi deceduti in mare, nelle sue vicinanze.

Condizioni Climatiche

Molti degli uragani, cicloni e tifoni che più colpiscono le coste atlantiche, si sviluppano proprio in questa zona, a causa di correnti, di aria calda e fredda, poste a varie altitudini che, arrivando infine a scontrarsi, provocano vortici e turbolenze significative.

La Placca caraibica

Infine, non sono da sottovalutare le attività sismiche (tzunami con onde gigantesche) prodotte dalla Placca caraibica che passa lungo la costa meridionale cubana, a nord di Hispaniola, di Porto Rico e delle Isole Vergini. E lungo questa linea di subduzione si trova una parte della Fossa di Porto Rico.

Tirando le somme, non sapremo mai cosa sia realmente capitato alla squadriglia 19, ma l’errore umano resta comunque la causa più plausibile, forse con l’aggiunta di eventi naturali imprevisti ma del tutto normali.

Archivi di Storia, approfondimento a cura di:

Irma Panova Maino – presidente APS MDS Network

Classe 1964, origini multietniche, vive a Faenza. Responsabile dell’ufficio stampa di EEE Edizioni. Autrice di 5 libri e curatrice di antologie nonché giudice in numerosi concorsi e co-organizzatrice del Premio Letterario Terra di Guido Cavani.
Co-fondatore de “Il Mondo dello Scrittore Network”.

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