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Lasciate le lineette alla matematica

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lineette bn1Lasciate le lineette alla matematica

La moda delle lineette e dei trattini dilaga ovunque, al punto che i testi moderni ne sono intrisi in modo assai spiacevole, dimostrando che non sempre le mode portano alla praticità e al buon gusto. Partiamo dal presupposto che ogni autore è libero di condire il proprio testo con tutti i segni grafici che meglio corrispondono alla sua visione d’insieme e, detto questo, apriamo alcune riflessioni che dovrebbero farvi comprendere quanto siano poco opportune le lineette in un racconto o un romanzo.

Bene, quando si utilizzano di solito?

Per aprire dei dialoghi o per indicare degli incisi, se non addirittura al posto delle parentesi. Alcuni autori, ultimamente, le usano anche al posto delle virgole (orrore!). Questa è la consuetudine moderna. Ora vi diciamo perché, secondo noi, dovreste lasciare le lineette alla matematica ed evitare di utilizzarle quando scrivete in italiano, se non in casi del tutto eccezionali e rari.

Facciamo un passo indietro e partiamo dalla definizione, presa direttamente dalla Treccani:

1. Lineetta e trattino

Si tende abitualmente a confondere sotto un unico segno grafico quelli che sono invece due distinti segni interpuntivi: la lineetta (o trattino lungo: ‹–›) e il trattino (o trattino breve o corto o trattino d’unione, con calco del francese trait-d’union: ‹-›) (➔ punteggiatura).

Essi differiscono invece tanto nella forma grafica quanto nelle funzioni: la lineetta ha un tracciato più lungo e sottile, il trattino «è più corto e ha più spessore, almeno nelle stampe più precise» (Mortara Garavelli 2003: 36); se la prima ha in genere il ruolo di separare, operando sia entro la stessa frase sia tra frasi diverse, il trattino breve serve invece a unire le parole tra le quali è inserito, agendo sia entro una stessa parola sia tra parole diverse.

Andando direttamente al capitolo online dell’enciclopedia, avrete modo di leggere che le lineette venivano già usate nell’antichità, dunque non vi è nulla di nuovo nel volerle riutilizzare nel linguaggio moderno. Tuttavia, l’utilizzo delle stesse, spesso crea problematiche grafiche nel momento stesso in cui si utilizzano dispositivi digitali per la lettura. Non tutti i software distinguono il simbolo grafico da un segno del linguaggio html (non vi preoccupate se non sapete cos’è il linguaggio html, vi basti sapere che tutti i blog ne fanno uso, ad esempio) e questo produce testi incomprensibili e, talvolta, illeggibili.

Non solo, l’uso delle lineette o dei trattini, per indicare i dialoghi, deve essere predisposto con estrema perizia. Gli autori spesso non si rendono conto di quanto diventino improbabili gli sproloqui dei loro protagonisti, soprattutto quando vi sono più personaggi che interagiscono fra loro, con scambi continui di battute. Oltre a essere visivamente brutto da vedere (i software di scrittura, in presenza di giustificati, tendono ad accorciare o allungare il segno grafico), il testo risulta essere disordinato e piuttosto sciatto.

A questo punto ponetevi una domanda: Quale vantaggio traggo dall’utilizzo delle lineette?

Vi siete risposti?

Ad esempio avete detto che vi servono per i dialoghi? Ebbene, esistono i caporali, le virgolette alte e basse, in sostituzione.

Oppure avete specificato che vi servono per gli incisi? Esistono le parentesi e le virgole, quindi potete farne a meno.

In sostanza, la sostituzione delle lineette o dei trattini in un testo non è un’operazione così difficile, è solo una questione di abitudini, ma il risultato, ovvero il vostro libro, racconto o romanzo che sia, avrà un aspetto decisamente migliore.

 

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