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La strage di Piazza Fontana e gli Anni di Piombo

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La strage di Piazza Fontana e gli Anni di Piombo

12 dicembre 1969, alle ore 16 e 37, 7 kg di tritolo vennero fatti esplodere all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura, situata in Piazza Fontana a Milano

Complotti, insabbiamenti, coinvolgimenti dei servizi segreti e, infine, stragi, sembrano essere gli ingredienti di una spy story ben congegnata e architettata da uno dei più grandi maestri della letteratura mondiale, come Robert Ludlum. Invece, purtroppo, non si tratta di finzione, per quanto dai libri dello scrittore siano emersi fatti realistici alquanto inquietanti, ma di episodi che hanno segnato la nostra storia, cambiando radicalmente il nostro modo di pensare e di intendere la vita.

Il 12 dicembre 1969, alle ore 16 e 37, 7 kg di tritolo vennero fatti esplodere all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura, situata in Piazza Fontana (nel bel mezzo del centro storico) a Milano. Non si trattò di un mero atto dimostrativo (come molti vollero far credere), ma di un atto terroristico vero e proprio, mirato a provocare il massimo numero di vittime possibile. La bomba fu posta sotto il tavolo, situato al centro del salone principale, proprio di fronte agli sportelli e, per quanto fosse già tardi, a quell’ora in banca c’erano ancora diversi clienti. Ma non fu l’unico episodio. Sempre a Milano, un altro ordigno inesploso venne rinvenuto nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in piazza della Scala; Roma, invece, fu protagonista di ben tre atti terroristici: una bomba esplose alle 16.55 nel passaggio sotterraneo che andava dall’entrata di via Veneto della Banca Nazionale del Lavoro all’ingresso di via di San Basilio, ferendo 13 persone; un’altra deflagrò alle 17.20 davanti all’Altare della Patria; e l’ultima ferì quattro persone alle 17.30  davanti all’ingresso del Museo centrale del Risorgimento, in Piazza Venezia.

Questi fatti segnarono definitivamente l’inizio di quelli che divennero gli Anni di Piombo (tra la fine degli anni sessanta e gli anni ottanta, con la strage alla stazione di Bologna), periodo in cui l’intera penisola venne scossa da attentati di ogni genere e da fatti sanguinosi che chiusero un capitolo storico e ne aprirono un altro, i cui strascichi sono ancora oggi presenti nel nostro quotidiano.

Ma andiamo per ordine, perché, in realtà, la strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura non fu l’unico avvenimento importante che decretò gli inizi degli Anni di Piombo.

Già l’anno precedente le contestazioni studentesche portano a scontri violenti con le forze dell’ordine, aprendo, di fatto, le porte a tutte quelle ideologie estremistiche che, sfruttando i disagi sociali, riuscirono a fare equamente leva su fazioni di destra e sinistra. In questo panorama di tensioni, date anche dalle proteste sindacali, non sorprende che il 25 aprile del ’69 fu posta una bomba a Milano, al padiglione FIAT della Fiera, che provocò diversi feriti ma, per fortuna, nessun morto. Un’altra bomba venne ritrovata all’Ufficio Cambi della Stazione Centrale e, qualche mese dopo, il 9 agosto vennero fatti scoppiare otto ordigni su treni diversi, provocando altri 12 feriti.

Dunque fu solo un caso se fino a quel momento gli attentati non furono mortali per le vittime. Tuttavia, il primo morto si ebbe il 19 novembre nel corso di una manifestazione a Milano dell’Unione Comunisti Italiani. In tale occasione morì l’agente di polizia Antonio Annarumma, colpito da un tubo d’acciaio mentre si trovava alla guida di un fuoristrada.

Il passo alla strage del 12 dicembre, per certi versi, fu decisamente breve e nonostante tutte le ipotesi e le teorie ordite, al fine di depistare le indagini, di insabbiare i fatti e di rendere impossibile l’identificazione dei colpevoli, mandanti ed esecutori, ciò che ne emerge è un quadro piuttosto fosco che ha nascosto, e tutt’ora nasconde, i reali o presunti legami fra estrema destra, estrema sinistra e rappresentanti dello Stato.

Ciò che diventa comunque evidente, visto con il senno di poi, è il fatto che certe azioni, quali insabbiamenti e depistaggi, sono state possibili solo grazie a interventi mirati e perpetrati da personaggi, enti o organi del tutto insospettabili.

D’altra parte, come spesso accade in Italia (ad esempio nel caso della strage di Ustica), la verità era e resterà un esercizio puramente accademico, in cui molti racconteranno la loro versione e altri taceranno le proprie verità.

Quello che resta, alla fine, è una bella lapide commemorativa in cui sono stati scritti i nomi delle vittime, ignare e incolpevoli, di una strategia, forse politica (anche se la politica è ben altra cosa), che ha cambiato l’esistenza di tutti.

Archivi di Storia, approfondimento a cura di:

Irma Panova Maino – presidente APS MDS Network

Classe 1964, origini multietniche, vive a Faenza. Responsabile dell’ufficio stampa di EEE Edizioni. Autrice di 5 libri e curatrice di antologie nonché giudice in numerosi concorsi e co-organizzatrice del Premio Letterario Terra di Guido Cavani.
Co-fondatore de “Il Mondo dello Scrittore Network”.

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