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La romantica tradizione dei lettori nelle fabbriche di sigari a Cuba

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La romantica tradizione dei lettori nelle fabbriche di sigari a Cuba

Non sono un semplice lettore.

Lucio C. Peña racconta così il suo lavoro. È uno degli ultimi a farlo ancora a Cuba. Porta avanti una tradizione lunga più di un secolo. È un lettore nelle fabbriche di sigari.

Lì, gli operai (i torceadores) siedono molte ore ad arrotolare a mano i sigari. Famosi in tutto il mondo. 

I primi lettori delle fabbriche di sigari

Nella metà del 1800, a Cuba, vengono fondate le prime Società di mutuo soccorso per i sigarai. I primi sindacati cubani. Nel 1865 Saturnino Martínez fonda un giornale dedicato soltanto a loro. Ci si trovano raccontipoesie, testi letterari e ovviamente articoli politici. Si chiama “La Aurora”. Lo scopo, si legge nel libro di Manguel:

è quello di illuminare in ogni maniera possibile la classe sociale cui è destinata.

Molti degli operai che lavorano in fabbrica sono alienati dalle lunghe sessioni di lavoro e analfabetiSi stima che durante la diffusione de “La Aurora” soltanto il 15% della classe operaia sapesse leggere. Così si pensa a un metodo di diffusione culturale alternativo. Quello della lettura pubblica.

I lettori vengono scelti (e pagati con un piccolo prelievo sul salario) dagli stessi operai. Vengono scelti sulla base della pronuncia e la capacità di recitazione. Devono saper interpretare più voci. Quando gli operai sono contenti della lettura invece di battere le mani colpiscono con il coltello il loro tagliere. La prima fabbrica che inizia questa pratica è quella di “El Fígaro”.

Presto queste letture pubbliche si diffondo in tutte le fabbriche del Paese. Ma destano preoccupazione e vengono tacciate di sovversivismo. Continuano clandestinamente. “La Aurora” sopravvive fino al 1870 circa, quando scoppia la guerra che passerà alla storia come il “conflitto dei dieci anni“. E viene sospesa la pubblicazione.

Molti cubani emigrano e portano con sé questa pratica. In Florida (testimoniata dagli scatti di Lewis Hine), in Spagna e Messico.

La fortuna dei sigari “Montecristo” e “Romeo y Julieta”

Chi ha letto “La versione di Barney” sicuramente li conoscerà. I sigari “Montecristo”, di cui il protagonista e l’autore Mordecai Richler sono grandi amanti. Il nome nasce proprio da qui. Durante una di quelle letture, un gruppo di sigarai (che avrebbe poi fondato la società H Upmann), si innamorò del “Conte di Montecristo”. A tal punto che scrissero all’autore, qualche mese prima di morire, chiedendo il permesso di dare il nome del protagonista del suo romanzo ai sigari. Dumas acconsentì. Oltre ai “Montecristo” ci sono anche altri sigari “letterari”, come i “Romeo y Julieta”.

Nel video qui sotto puoi ascoltare la sua storia, raccolta dalla redazione di Great Big Story.

Se vuoi approfondirla ti consigliamo la lettura del libro di Alberto ManguelUna storia della lettura, che ne ricostruisce i passaggi fondamentali. In forma ridotta vogliamo condividerla con te. 

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