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1 dicembre (1993) – Pablo Escobar

In Archivi di Storia, Blog

Pablo Escobar

Dalle origini contadine a uno degli imperi più proficui della storia, la vita e la morte di Pablo Escobar hanno segnato un’era

 

Di Irma Panova Maino

 

La figura di Pablo Emilio Escobar Gaviria, nato a Rionegro il 1° dicembre 1949, è divenuta leggendaria per diversi motivi, per lo più sbagliati, ma la popolazione di Medellin ha avuto modo di beneficiare di molte iniziative attuate dal noto trafficante internazionale di droga: stadi di calcio, scuole e ospedali. Iniziative che, per ovvie ragioni, sono state portate a termine per aumentare la sua popolarità e rafforzare la sua immagine pubblica.

Cresciuto in una famiglia di umili origini, con una scarsa istruzione alle spalle, nel 1989 la rivista Forbes lo pose al 7° posto nella graduatoria degli uomini più ricchi del mondo, proprio grazie a una fortuna che venne stimata intorno ai 25 milioni di dollari. In 17 anni costruì un impero (ritenuto il più grande della storia) basato sul traffico della droga, arrivando a esportare più di 15 tonnellate di cocaina al giorno negli USA, utilizzando mezzi strategici all’epoca decisamente innovativi, come aerei, elicotteri e persino due sottomarini che si controllavano con un telecomando.

Per queste stesse ragioni e per il terrore che il “Cartello di Medellin” ha saputo instaurare fra il 1975 e il 1993, anno in cui Escobar venne ucciso, la sua cattura richiese diversi espedienti e un aiuto sostanzioso da parte del governo statunitense, direttamente coinvolto.

Inizialmente confinato nella sua prigione di lusso, la famosa tenuta La Catedral, dopo un processo farsa istituito con il solo scopo di non farlo estradare negli Stati Uniti, il 22 luglio 1992 il governo colombiano decise di spostare Pablo Escobar in un luogo di detenzione più convenzionale, innescando, in questo modo, gli avvenimenti che poi portarono alla morte del narcotrafficante.

La notizia del trasferimento portò all’evasione di Escobar da La Catedral. Anche se il termine “evasione” è decisamente improprio, dal momento che, fino a quel punto, nulla e nessuno era riuscito a limitarne i movimenti, tanto che spesso era stato visto allo stadio ad assistere alle partite, fare shopping per le vie di Medellin, andare a feste e ad altri eventi pubblici. E questa libertà di azione gli fece proseguire, imperterrito, i suoi traffici internazionali portando il governo USA a decisioni alquanto controverse, come l’invio di reparti speciali, quali la Delta Force e i Navy Seal, per una sua cattura definitiva.

La stessa Delta Force addestrò una speciale squadra di polizia colombiana, il Search Bloc (in colombiano Bloque de Búsqueda), per individuare e catturare Escobar, fatto che avvenne il 2 dicembre 1993 in un centro commerciale di Medellin, dopo 16 mesi di ricerche, indagini e appostamenti.

Oltre cinquecento uomini furono impiegati per questa massiccia operazione, dopo che gli era stata fatta terra bruciata intorno (anche grazie ai 14 milioni di dollari posti sulla sua testa come taglia dagli americani) e grazie a una triangolazione radio (eseguita con apparecchiature di sorveglianza sempre fornite dal governo statunitense) che ebbe individuato la posizione esatta nel barrio di Los Olivos del narcotrafficante.

Sono diversi gli aspetti poco chiari nelle vicende che hanno portato alla morte di Pablo Escobar, a partire dalla presenza di un colpo di pistola inferto dietro all’orecchio che, secondo la versione del figlio, Sebastian Marroquin (il cui vero nome è Juan Pablo Escobar) si sarebbe sparato lo stesso Escobar dopo che era stato già colpito alla schiena e alla gamba, per non farsi prendere vivo. Inoltre, altrettanto poco chiara risulta essere la presenza e il ruolo, nella squadra di assalto, di elementi non appartenenti alla polizia locale o all’esercito colombiano.

Purtroppo, come spesso accade, i misteri e la mancanza di trasparenza hanno contribuito a creare uno sconcertante mito, una leggenda intorno a un uomo che ha causato migliaia e migliaia di vittime, sia in modo diretto che indiretto, lasciando un’inquietante impronta nella storia. Storia riportata in auge da libri, serie tv e film che vi fanno riferimento.

 

Archivi di Storia, approfondimento a cura di:

 

Irma Panova Maino – presidente APS MDS Network

Classe 1964, origini multietniche, vive a Faenza. Responsabile dell’ufficio stampa di EEE Edizioni. Autrice di 5 libri e curatrice di antologie nonché giudice in numerosi concorsi e co-organizzatrice del Premio Letterario Terra di Guido Cavani.
Co-fondatore de “Il Mondo dello Scrittore Network”.

 

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