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La casa nel cuore di Betty Cimò Scaglione, a cura di Chiara Curione

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La casa nel cuore di Betty Cimò Scaglione, a cura di Chiara Curionecasa nel cuore

Il romanzo “La casa nel cuore” è un affresco che mette in luce la vita della società degli anni Cinquanta e Sessanta in Sicilia. Con uno stile chiaro e scorrevole l’autrice riesce a far immedesimare il lettore nel suo mondo, catturandone l’attenzione sin dall’incipit e coinvolgendolo nella storia.
La narrazione in prima persona delle vicende di una donna che ricorda le varie tappe della sua infanzia e adolescenza nel momento in cui giunge nella residenza di campagna della sua famiglia è scandita da numerosi episodi in cui emerge la mentalità della gente del tempo di classi sociali differenti.

Ci s’immerge immediatamente nell’atmosfera che crea l’autrice collegando egregiamente presente e passato in un continuo confronto tra un diverso modo di vivere.
Nella tenuta di Santa Margherita in Belìce si avvicendano personaggi appartenenti a classi sociali diverse, sulla scena di un tempo passato, dove i ritmi di vita non erano frettolosi come nel mondo moderno, ma più lenti, scanditi da una diversa serenità che creava una grande armonia tra le persone.
Nel tempo presente la narratrice, durante la sua vacanza in campagna, ritrova alcuni personaggi che lavoravano nella tenuta di famiglia e ogni volta attraverso un oggetto ritrovato, attraverso una passeggiata, attraverso i profumi degli agrumi del giardino e del gelsomino, attraverso i cibi riaffiorano i ricordi di quando era una bambina curiosa ed effervescente. Un personaggio singolare, carico di umanità e fuori dagli schemi che agisce di testa sua nella grande casa dove si riunivano i parenti e gravitavano i domestici e i contadini.
I luoghi e i paesaggi che s’incontrano sono descritti attraverso lo stato d’animo della narratrice capace di trasmettere la stesse emozioni provate nel passato, dove nella tenuta si avvicendavano collaboratrici diverse, anche le ricamatrici e le sarte, dove lei riesce a stabilire legami affettivi e di amicizia.
Episodi comici si sommano a fatti anche drammatici come il rapimento dello zio e il terremoto del 68 che sconvolge e cambia tutto.
Il racconto a tratti diventa corale e riporta il linguaggio autentico dei vari personaggi usando anche il dialetto. Tutto è costruito con realismo, evidenziando la mentalità dell’epoca e il modo di agire e vivere di classi sociali differenti che in questo contesto convivevano nel rispetto, talvolta aiutandosi nei momenti di difficoltà. Spesso dalle vicende risalta la delicatezza dei sentimenti di alcuni personaggi, come la figura della madre, una donna discreta con una bambina che agisce sempre di testa sua, contravvenendo a tutte le regole e spiazzando col suo comportamento anche chi la allontana. La ragazzina, pur di essere parte integrante di quel mondo in cui i bambini poveri la trattano con distacco perché figlia di ricchi, trova il mezzo per farsi accettare.
La vacanza della protagonista si trasforma in un felice ritorno al passato, in un luogo del cuore.
Ben risalta quindi la tesi dell’autrice secondo cui la casa e la famiglia sono il posto nel cuore, la capacità di formare il carattere e di lasciare un segno indelebile nell’individuo.
Concludo citando l’autore Sergio Bambaren:  “La parte difficile è costruire una casa del cuore. Un posto non soltanto per dormire, ma anche per sognare. Un posto dove crescere una famiglia con amore, un posto non per trovare riparo dal freddo ma un angolino tutto nostro da cui ammirare il cambiamento delle stagioni, un posto non semplicemente dove far passare il tempo, ma dove provare gioia per il resto della vita.

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