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L’odissea della Graf Von Spee

In Archivi di Storia, Blog

L’odissea della Graf Von Spee.

 

di Claudio Oliva

Varata il 30 Giugno del 1934 venne ideata, insieme alle gemelle Deutschland e Admiral Scheer, con il piano, poco meno che segreto, di stivare quanta più possibile potenza di fuoco e bocche da fuoco nel minor spazio possibile. Aveva una murata spessa 12 cm come le grandi navi da battaglia ma, anziché essere costruita con chiodi, era saldata a filo con una riduzione notevole del peso. Fu dotata inoltre di metodi di evasione e difesa alternativi ed altrettanto efficaci: su di essa furono sperimentati i primi motori diesel marini ad alte prestazioni, quando ancora la maggior parte delle navi di simile stazza erano propulse a vapore; fu dotata anche del primo sistema radar all’avanguardia per quei tempi e di un congegno automatizzato di telemetria e guida al tiro per le torrette dei cannoni che aveva dell’avveniristico per l’epoca.

Salpata il 21 Agosto 1939 dal porto di Wilhelmshaven, ricevette nella giornata del 26 Settembre l’ordine di inseguire il naviglio mercantile nemico. Fu una lunga crociera durata ben 77 giorni (che fruttò alla nave da battaglia 9 affondamenti di cargo nemici, poco più di 50.000 tonnellate in totale), a portare la pocket battleship, come veniva chiamata dai britannici, di fronte al Rio della Plata.

Lì, all’alba del 13 Dicembre, venne intercettata dalla formazione dell’ammiraglio Harwood: l’incrociatore pesante Exeter,  l’incrociatore leggero Ajax e Achilles. L’ultima nave della formazione, l’incrociatore pesante Cumberland era alla fonda in riparazione alle isole Falkland.

Nonostante la maggior potenza di fuoco che vantava la nave da battaglia tedesca, l’ammiraglio inglese dette l’ordine di impegnare il nemico.

L’incrociatore Exeter, l’unico in grado di impensierire veramente la nave germanica, attaccò la corazzata a tribordo, mentre le altre due navi la impegnavano a babordo .

Il capitano di vascello Langsdorff, comandante della Graf Spee, non cadde nel tranello e concentrò il tiro sull’Exeter, facendo centro al terzo colpo da 280 mm: la nave tedesca era dotata di sei cannoni di tale calibro (granate da 125 Kg) mentre gli unici cannoni con cui gli inglesi potevano effettivamente sperare di danneggiare seriamente lo scafo dell’unità germanica erano i sei cannoni da 203 mm dell’Exeter.

Alle ore 7,15 l’Exeter si ritrovò privo dell’uso delle torrette anteriori e fu costretto a ritirarsi dal combattimento. Soltanto venti minuti più tardi anche l’Ajax, dopo che la metà delle sue artiglierie erano state messe fuori uso dai precisi colpi dei tedeschi , dovette abbandonare la battaglia, seguito dall’altro incrociatore, l’Achilles.

Risultati immagini per LangsdorffLangsdorff contò 36 morti e 56 feriti nel suo equipaggio. La Graf Von Spee non aveva subito danni ingenti: un proiettile dell’Exeter aveva aperto una falla al di sopra della linea di galleggiamento mentre un altro degli altri proiettili delle navi britanniche andati a segno avevano distrutto un montacarichi delle batterie di cannoni secondarie. Forse furono i danni ai serbatoi dell’acqua dolce la ragione che portò Langsdorff a chiedere di entrare nella rada di Montevideo per effettuare le riparazioni, fatto sta che il consolato britannico chiese al governo dell’Uruguay (neutrale) di concedere al massimo 24 ore di tempo mentre ai tedeschi sarebbero servite almeno due settimane.

Venne concesso un permesso di 72 ore ma grazie anche ad alcuni messaggi scambiati dagli inglesi che davano per certa la presenza di una nuova squadra navale con la portaerei Ark Royal dotata di aerosiluranti e la corazzata Renown con i suoi cannoni da 381 mm (granate da 885 Kg) nelle vicinanze del Rio della Plata. Langsdorff, concorde con i suoi ufficiali, decise per l’autoaffondamento della nave, consegnando, con l’ausilio di un mercantile tedesco alla fonda nel porto di Montevideo e due rimorchiatori uruguagi, se stesso e il suo equipaggio al governo Argentino per l’internamento previsto dalle regole internazionali. Il capitano di vascello si suicidò, avvolto nella antica bandiera della marina tedesca, il 19 Dicembre in una stanza dell’arsenale di Buenos Aires.

Archivi di storia, approfondimento a cura di:

Claudio Oliva

Claudio Libero Giacomo Mario Oliva, nasce a Torino nel Febbraio del 1963. Ha iniziato con lo scrivere un racconto per i bimbi delle scuole elementari del paese, poi per gioco e per provocare la fantasia dei due figli, ormai adolescenti, inizia a sfornare dei racconti che racchiudono gli insegnamenti positivi e negativi, ricevuti da persone appartenenti a disparate etnie, religioni e costumi che ha incontrato nella vita.

 

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