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La battaglia di Ligny

In AC Blog, Archivi di Storia

La battaglia di Ligny

 

di Alessandro Cirillo

Se il 16 giugno 1815 le cose fossero andate come sperava Napoleone, forse oggi il mondo sarebbe diverso. Forse Waterloo sarebbe ricordata come come una grande vittoria francese. Forse l’imperatore avrebbe regnato ancora sulla Francia per molti anni. Quante cose potrebbero essere successe… ma con le supposizioni possiamo farci ben poco. Veniamo quindi ai fatti.

Nel 1815 Napoleone era fuggito dalla sua prigione dorata sull’isola d’Elba. Una volta ritornato a Parigi aveva ripreso possesso del suo trono. Le potenze europee drizzarono subito le antenne. Una nuova coalizione (la settima) fu messa frettolosamente insieme per eliminare il problema del “piccolo corso” una volta per tutte. Il piano era di creare una enorme esercito contando sul supporto dei più importanti stati d’Europa. Napoleone sapeva di essere in inferiorità numerica. La sua unica possibilità era attaccare per primo.

In Belgio, alle porte della Francia, si erano concentrate già due armate. La prima, a maggioranza britannica e comandato dal duca di Wellington, contava quasi 130.000 uomini. L’altro contingente prussiano di 96.000 uomini era sotto il controllo del feldmaresciallo Von Blucher. Le due forze erano in procinto di unirsi per sferrare l’attacco alla Francia.

Napoleone giocò d’anticipo e il 15 giugno mosse la sua Armée du Nord, forte di 126.000 uomini in direzione di Bruxelles. L’obbiettivo era quello di attaccare singolarmente le due armate prima che si riunissero. I prussiani attesero l’imperatore occupando alcuni piccoli villaggi e una zona collinosa. Una parte delle truppe era troppo esposta al tiro dell’artiglieria francese. Per questo motivo Napoleone intravide la possibilità di spazzare via in un sol colpo una delle due armate che lo minacciavano.  Decise  di attaccare direttamente le linee prussiane mentre inviava un contingente più a nord verso Quatre-Bas. Si trattava di un crocevia che avrebbe permesso a Wellington di congiungersi con gli alleati prussiani. Al maresciallo Ney fu affidato l’incarico di occupare la località.

La battaglia prese il via alle 15.00 del 16 giugno con i primi colpi dell’artiglieria francese. La fanteria di Napoleone partì alla carica. Il pomeriggio fu un susseguirsi di feroci combattimenti con attacchi, contrattacchi e posizioni che venivano perse e riprese.  Napoleone  chiese a Ney di muoversi e piombare alle spalle dei prussiani. Tuttavia, il maresciallo era ancora impegnato a Quatre-Bas. Infatti, Ney aveva ritardato il suo attacco poiché aveva sovrastimato le forze a difesa (al mattino c’erano meno di 10.000 uomini contro i suoi 45.000). Il suo temporeggiamento aveva permesso a Wellington di rinforzare le truppe a difesa, cosicché al momento dell’attacco non riuscì a sfondare.

Napoleone inviò un ordine a Ney per fare convergere almeno un contingente verso la sua posizione. Per qualche motivo (si dice un bigliettino scritto con pessima calligrafia), il I° corpo d’armata comandato dal generale D’Erlon non recepì in maniera corretta gli ordini. Finì per sopraggiungere da una direzione non prevista proprio nel momento in cui Napoleone stava per sferrare un nuovo attacco utilizzando la Guardia Imperiale. Il contingente di D’Erlon fu scambiato per nemico e l’attacco fu posticipato.  Ci volle un’ora per chiarire l’errore.  Ney non era stato avvisato da nessuno dell’allontanamento del I° corpo d’armata. Quando scoprì l’accaduto lo richiamò indietro.

Seppur in ritardo, Napoleone diede il via all’attacco della Guardia. Nel frattempo stava facendo sera minacciando anche un temporale. La Guardia spazzò via la resistenza prussiana. Von Blucher tentò un ultimo assalto di cavalleria condotto da lui stesso. L’attacco fallì e lui rischiò di essere catturato dai francesi dopo essere rimasto bloccato sotto il suo cavallo. Approfittando delle tenebre i prussiani riuscirono a ripiegare. Nonostante le perdite mantennero  intatti 2/3 dell’esercito. Gli inglesi ripiegarono la mattina seguente dopo essere riusciti a fermare Ney per molte ore.

Napoleone rinunciò a inseguire i prussiani in ritirata. Due giorni dopo li avrebbe rincontrati a Waterloo e in quell’occasione tutti sappiamo come andò a finire.

Ligny fu l’ultima vittoria di Napoleone ma, a causa di una serie di errori e un po’ di sfortuna, non servì ad evitare la sconfitta finale. Forse Napoleone aveva perso lo smalto di un tempo. Forse essere sconfitto è il destino di ogni dittatore. Forse… Ancora con questi forse? Forse è meglio chiudere l’articolo.

 

Archivi di Storia, approfondimento a cura di

Alessandro Cirillo

Alessandro Cirillo è nato nel 1983 in provincia di Torino. Nel tempo libero nuota, gioca a calcio, pratica il Krav Maga, è appassionato di modellismo militare; dal 2006 fa il Capotreno a Torino e si reca al lavoro in treno, ovviamente, così trova anche il tempo per leggere. Aurore EEE, ha all’attivo ben cinque libri pubblicati.

 

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