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La battaglia di Isandlwana

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La battaglia di Isandlwana

di Alessandro Cirillo

Isandlwana nel linguaggio Zulù significa “il posto dell’erba secca.” Non è altro che un tratto di pianura situato nell’entroterra sudafricano posto ai piedi di un modesto rilievo roccioso. Tuttavia, il 22 gennaio del 1879 l’esercito coloniale inglese vi subì una cocente sconfitta.

In quell’epoca gli Zulù erano una delle più potenti tribù africane. La società era basata su una forte struttura militare che gli aveva permesso di costruire un potente regno governato dal re Cetewayo. L’esercito era formato da migliaia di soldati professionisti che passavano il tempo ad addestrarsi. Gli uomini erano reclutati a diciannove anni e inquadrati in un reggimento chiamato ibhuto. Il servizio militare durava fino a quando il re riteneva che l’ibhuto si fosse distinto a sufficienza in battaglia. In quel caso concedeva all’intero reggimento di sposarsi con donne allevate e indottrinate per lo scopo. I soldati cambiavano lo status sociale diventando a tutti gli effetti dei riservisti. Questo passaggio era segnato dalla consegna di un anello di gomma da intrecciare nei capelli chiamato isicoco. In caso di necessità, il re poteva protrarre il servizio militare fino ai quarant’anni.

Contro questa potente società militarizzata si mise l’Impero Britannico, presente nel Sudafrica con una colonia. Sir Henry Bartle-Free, alto commissario della colonia, aveva messo gli occhi sul regno di Cetewayo. Le sue mire espansionistiche erano appoggiate dal comandante militare Lord Chelmsford ma non erano viste di buon occhio dalla Corona inglese. Da Londra, erano in effetti arrivate disposizioni di mantenere rapporti pacifici con la popolazione locale. Nonostante le direttive ricevute, Chelmsford organizzò una spedizione contando di avere presto la meglio sugli Zulù armati ancora di spade e lance. Il suo piano prevedeva di vincere presto e mettere Londra di fronte al fatto compiuto.

L’11 gennaio del 1879 partì alla testa di 5000 soldati britannici e 8200 nativi. Suddivise l’esercito in tre colonne tenendosi per se quella più corposa che si trovava al centro. L’obbiettivo era setacciare il territorio controllato dagli Zulù e annientare ogni presenza ostile. Chelmsford era a conoscenza della consistenza dell’esercito Zulù, forte di circa 30000 uomini, ma prese la situazione piuttosto alla leggera contando troppo sulla superiorità dei suoi armamenti. Gli Zulù non si fecero vedere permettendo ai britannici di penetrare di circa sedici chilometri nel proprio territorio. Dopo dieci giorni di rastrellamenti, Chelmsford si accampò presso Isandlwana evitando di rinforzarlo con strutture di difesa. La mattina del 22 gennaio compì un ulteriore errore tattico suddividendo ancora la sua colonna. Il campo rimase presidiato solo da circa 900 uomini del 24° reggimento fanteria (proveniente dal Galles) e da qualche migliaio di nativi. Dopo la partenza di Chelmsford, gli esploratori del 24° vennero a contatto con l’avanguardia dell’esercito Zulu, nascosto dietro una collina. Con sgomento compresero che si trattava di circa 20000 uomini, in pratica il grosso delle forze di Cetewayo. Gli esploratori ritornarono verso il campo portandosi dietro i bellicosi africani. La formazione d’attacco standard degli Zulù era chiamata impondo zankomo, tradotto “le corna della bestia.”

Il centro (petto) era formato da guerrieri anziani mentre quelli più giovani costituivano le ali (corna). Mentre il petto sosteneva l’attacco principale, le ali avevano il compito di aggirare e circondare il nemico. I gallesi, comandati dal tenente colonnello Henry Pulleine, aprirono il fuoco con i fucili Modello 1871 Martini-Henry. All’inizio il volume di fuoco aprì dei varchi nello schieramento del petto, tuttavia, gli Zulù erano guerrieri coraggiosi e soprattutto in forte maggioranza rispetto agli avversari. Le ondate di attacchi non si fermarono mentre il volume di fuoco dei difensori diminuiva in modo graduale. Si arrivò al corpo a corpo, dove gli africani erano nettamente superiori. I gallesi e gli alleati furono quasi annientati. Un gruppo di superstiti cercò di fuggire ma fu intercettato dal corno destro. Ripiegarono verso un fiume in piena e tentarono l’attraversamento. Diversi uomini morirono nel tentativo. La battaglia finì verso le 15.00. Solo cinquantacinque gallesi e quasi un centinaio di nativi riuscirono a salvarsi. Gli Zulù persero migliaia di uomini, anche se non si conosce la cifra precisa.

La sconfitta inglese fece molto scalpore in Europa perché nessuno avrebbe mai immaginato che un moderno esercito occidentale potesse essere sconfitto da dei guerrieri armati in modo primitivo. Ad ogni modo Chelmsford non si perse d’animo e continuò la sua campagna militare arrivando a sconfiggere in modo definitivo gli Zulù il 4 luglio nella battaglia di Ulundi.

Archivi di Storia, approfondimento a cura di

Alessandro Cirillo

Alessandro Cirillo è nato nel 1983 in provincia di Torino. Nel tempo libero nuota, gioca a calcio, pratica il Krav Maga, è appassionato di modellismo militare; dal 2006 fa il Capotreno a Torino e si reca al lavoro in treno, ovviamente, così trova anche il tempo per leggere. Aurore EEE, ha all’attivo ben cinque libri pubblicati.

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