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La battaglia di Austerlitz

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Napoleone alla Battaglia di Austerlitz dipinto dell'artista francese François Gérard
Napoleone alla Battaglia di Austerlitz dipinto dell’artista francese François Gérard

La battaglia di Austerlitz

di Alessandro Cirillo

Nel sud-est della Repubblica Ceca si trova una cittadina che conta poco più di 6000 anime chiamata Slavkov u Brna. Il nome in lingua ceca a molti potrà sembrare nient’altro che una specie di codice fiscale. Tuttavia, il  nome in tedesco farà accendere più di una lampadina in testa: Austerlitz. La località identifica una battaglia che secondo gli storici rappresenta una delle massime espressioni del genio militare di Napoleone Bonaparte.

La battaglia di Austerlitz fu l’epilogo della campagna del 1805, in cui l’imperatore francese sbaragliò gli avversari che avevano formato la terza di una serie di coalizioni antinapoleoniche. I nemici giurati di Napoleone erano Gran Bretagna, Svezia, Russia e il Sacro Romano Impero (in seguito Impero Austriaco). I britannici si occuparono di azzerare l’economia francese mettendo in atto un rigido embargo grazie alla superiorità navale. Gli austriaci e i russi avevano il compito di creare una grande forza di terra in grado di annientare una volta per tutte la Grande Armée. Sulla carta il piano avrebbe dovuto portare al successo.

Nella pianura padana, in cui ci si aspettava il maggior sforzo francese, furono stanziati 94000 uomini mentre altri 72000 si concentrarono in Baviera. In Tirolo c’erano altri 22000 uomini oltre a 950000 russi in arrivo. Inoltre, erano previsti due attacchi secondari per distrarre l’imperatore francese e dividere le sue forze. Uno anglo-russo nel sud Italia e uno in russo-svedese in Olanda.

Napoleone non poteva certo attendere di essere sopraffatto dalle forze avversarie, superiori di numero. Decise di attaccare per primo per impedire che gli austriaci si unissero ai russi in arrivo. Circa 200000 francesi si spostarono dal canale della Manica (Napoleone aveva intenzione di invadere la Gran Bretagna) e raggiunsero il Reno marciando a tappe forzate. Mettendo in atto dei finti attacchi e nascondendo le manovre delle sue forze, Napoleone riuscì ad accerchiare il contingente che si trovava in Baviera, comandato dal generale Mack. Il 20 ottobre l’austriaco si consegnò all’imperatore insieme a circa 60000 dei suoi uomini. Quello era il primo passo della brillante campagna condotta da Napoleone. Senza quasi subire perdite aveva messo fuori gioco un’intera armata. Nel frattempo, anche il contingente calato nel nord Italia era stato sconfitto dal maresciallo Massena. Gli austriaci si ritiravano su tutti i fronti. I francesi proseguirono conquistando addirittura Vienna mentre le forze dell’Impero austriaco allo sbando cercavano di riorganizzarsi congiungendosi con i russi del generale Kutuzov, anche lui in ripiegamento verso la regione della Moravia. Napoleone inviò i marescialli Murat e Lannes per tagliare al strada a Kutuzov ma furono fermati da una retroguardia di 6000 uomini comandati dal generale Bagration. Austriaci e russi poterono unirsi nei pressi di Olmutz, formando un fronte di quasi 100000 uomini. Altri 90000 austriaci erano attesi a giorni insieme a ulteriori 30000 russi. Napoleone sapeva di doversi giocare il tutto per tutto prima di trovarsi in forte inferiorità numerica.

Il 2 dicembre fu il giorno dello scontro decisivo. Francesco II, reggente del Sacro Romano Impero, lasciò il comando supremo allo Zar di Russia Alessandro I. La presenza contemporanea di tre sovrani è il motivo per cui la battaglia di Austerlitz è detta anche “dei tre imperatori.”

Nei giorni precedenti, Napoleone aveva volutamente indotto il nemico a pensare di essere in grave difficoltà. Addirittura, aveva finto di accettare una proposta di armistizio dello zar facendo sgomberare l’altipiano del Pratzen occupato dalle sue truppe. Gli alleati russi e austriaci avevano quindi creduto di poter ottenere la vittoria decisiva sull’imperatore francese. La mattina del 2 dicembre, Napoleone lasciò sguarnita la sua ala destra ed è proprio lì che gli alleati concentrarono il loro attacco principale. I francesi schieravano 65000 fanti, 4000 cavalieri e 139 cannoni. Gli alleati si opponevano con  80000 fanti, 5000 cavalieri e 278 cannoni. Questi ultimi attaccarono il fianco destro francese con circa 50000 uomini suddivisi in sei colonne comandate dal generale Buxhowden. Nello stesso momento Kutuzov e Bagration impegnarono il centro e il nord dello schieramento in modo da impedirne la fuga. Gli alleati sicuri della vittoria ignoravano però due importanti fattori che si sarebbero rivelati decisivi. L’ala destra francese stava per essere raggiunta da una delle divisioni sotto il comando del maresciallo Davout. Inoltre, nascosto dalla nebbia dietro le pendici del Pratzen, si trovava un ulteriore contingente agli ordini dei generali Saint-Hilaire e Vandamme. Le truppe di Buxhowden attaccarono i villaggi di Telnitz e Sokolnitz, presidiati dai francesi, ma l’arrivo dei rinforzi di Davout ne frenarono l’impeto. Buxhowden gettò nella mischia altre truppe che sorvegliavano il Pratzen, lasciandone a difesa solo una esiguo numero di fanti e la guardia del Granduca Costantino (fratello dello Zar). L’ala sinistra dello schieramento francese era invece martellata senza troppo successo dagli assalti condotti da Bagration.

Verso metà mattina, Napoleone sferrò il colpo che aveva tenuto in serbo. La nebbia iniziò a diradarsi svelando, oltre al sole, anche i contingenti di Saint-Hilaire e Vandamme. Le loro forze attaccarono il centro alleato ormai tenuto solo più dalla guardia del Granduca Costantino. In un primo momento, i diecimila uomini scelti russi riuscirono a cacciare i reparti di Vandamme. Tuttavia, la cavalleria francese contrattaccò con violenza. A loro si unirono i granatieri del maresciallo Oudinot contribuendo alla rotta dei russi. Lo sfondamento al centro fu la chiave di volta della battaglia. Sul fianco sinistro Bagration iniziò la ritirata mentre a destra Buxhowden non si accorse di essersi spinto troppo in avanti. I francesi accerchiarono le sue truppe iniziando il massacro. Gli austriaci fuggirono in disordine sotto il fuoco dell’artiglieria francese. Molti di loro attraversarono alcuni stagni ghiacciati che però non ressero il peso. Un gran numero di soldati annegarono nelle acque fredde. Verso le ore sedici la battaglia era finita. Gli alleati lasciarono sul campo 15000 morti e 12000 prigionieri. I francesi persero 8000 uomini conquistando ben 180 cannoni. Il 26 dicembre a Presburgo Francesco II firmò la pace subendo pesanti condizioni.

Napoleone ottenne una vittoria “impossibile” grazie alla sua intelligenza tattica e alla preparazione del suo esercito.

Archivi di Storia, rubrica a cura di

alessandro_mondoAlessandro Cirillo

Alessandro Cirillo è nato nel 1983 in provincia di Torino. Nel tempo libero nuota, gioca a calcio, pratica il Krav Maga, è appassionato di modellismo militare; dal 2006 fa il Capotreno a Torino e si reca al lavoro in treno, ovviamente, così trova anche il tempo per leggere. Aurore EEE, ha all’attivo ben cinque libri pubblicati.

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