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La battaglia di Alamo e la rivoluzione texana

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La battaglia di Alamo e la rivoluzione texana

di Alessandro Cirillo

Alamo è un nome che richiama l’atmosfera del vecchio West. Cavalli, stivali con speroni, revolver. Nel corso degli anni, anche il cinema ha contribuito ad amplificare il ricordo di una battaglia combattuta nel 1836. Uno scontro che si avvicina molto all’idea di suicidio volontario, vista l’enorme sproporzione tra le forze belligeranti. I difensori di Alamo si sono fatti massacrare in nome dei loro ideali e per per questo oggi sono considerati degli eroi.

Sul finire del 1835 il Texas era una regione facente parte del Messico, abitata in gran parte da coloni statunitensi. Il Messico era governato dal generale Antonio Lopez Santa Anna, ispirato dalle idee illuministiche della rivoluzione francese. I rapporti tra il governo messicano e i coloni statunitensi iniziarono a incrinarsi dopo una serie di iniziative, tra cui la stesura di una nuova costituzione anti-federalista e l’abolizione della schiavitù. Soprattutto quest’ultima decisione spinse i coloni a battersi per l’indipendenza del Texas. Il 2 ottobre si aprirono ufficialmente le ostilità quando circa 150 coloni attaccarono un contingente dell’esercito messicano a Gonzales. I texani colsero alcune iniziali vittorie, ma l’esercito messicano si riprese in fretta.

Il 23 febbraio del 1836 uno scout texano individuò un grosso contingente messicano nei pressi della città di San Antonio. L’uomo corse presso un presidio rinforzato, sorto nella missione cattolica di Alamo. Dentro la struttura si trovavano circa centocinquanta uomini comandati dai colonnelli William Barret Travis e James Bowie. Fin da subito, ci si rese conto che la situazione era disperata. Occorrevano urgenti rinforzi e Travis provvide a richiederli affidando una lettera allo stesso scout che aveva individuato il contingente messicano. Alamo sorgeva in una posizione strategica che avrebbe sbarrato la strada ai messicani, intenzionati a riprendesi San Antonio. Per quel motivo era stato fortificato con ben 18 cannoni. L’esercito guidato da Santa Anna doveva per forza espugnare il fortilizio.

Il generale pose l’assedio, occupando il territorio in modo graduale. Con lui c’erano tra i 4000 e 5000 uomini. Fece issare una bandiera rossa sulla sommità di un campanile, per fare capire che non ci sarebbe stata pietà per i texani. In risposta, Travis fece sparare un colpo di cannone al quale i messicani controbatterono. Le ostilità erano iniziate.

Il giorno 25 i difensori riuscirono a compiere una sortita all’esterno, incendiando un campo di grano dove si erano nascosti dei tiratori scelti messicani. Quattro giorni dopo, la guarnigione texana ricevette il rinforzo di una trentina di uomini riusciti a passare attraverso le maglie dei messicani. Nei giorni precedenti, Santa Anna aveva bombardato senza sosta il forte e per saggiarne le difese aveva inviato sotto le mura duecento uomini, che erano stati respinti da un fitto fuoco di risposta. Tra i difensori c’era anche David Crockett, un ex parlamentare statunitense che si era unito alla causa texana. Nel frattempo, Travis aveva continuato ad inviare messaggeri per richiedere ulteriori rinforzi che non sarebbero mai arrivati.

Il 4 marzo le mura della missione iniziarono a cedere. L’assalto finale era ormai maturo. Il giorno successivo passò ancora sotto un intenso bombardamento. Nella notte del 6 marzo i texani erano quasi tutti caduti in un sonno profondo, frutto della stanchezza accumulata negli intensi combattimenti. Verso le tre del mattino, un migliaio di messicani iniziarono a muovere in silenzio verso le mura del fortilizio. Quando i difensori si accorsero della manovra era ormai troppo tardi. Lo stesso Travis fu svegliato di soprassalto da un subalterno. Si precipitò sugli spalti ma fu subito colpito da un proiettile in fronte. I messicani sciamarono nel forte e resero inservibili la maggioranza dei cannoni. I texani si arroccarono al centro della struttura sparando con tutto quello che avevano sotto mano. La massa di uomini, sempre più esigua, fu spinta verso l’ingresso della missione e costretta ad uscire all’esterno. Fuori c’era la cavalleria di Santa Anna pronta a porre fine all’ultima resistenza. Un gruppo di soldati messicani entrò nel convento trovando Bowie che giaceva un letto, dopo essere stato colpito da una malattia nei giorni precedenti. Fu trucidato senza neanche essere riconosciuto. Dei difensori di Alamo sopravvissero solo tra i cinque e i sette uomini, che però furono giustiziati su ordine di Santa Anna. Per il generale era una grande vittoria, poiché in un colpo solo aveva eliminato due dei maggiori comandanti ribelli, oltre che Crockett. Il prezzo del successo richiese però circa 600 uomini (tra morti e feriti) dei 1800 impiegati nello scontro finale. Tuttavia, la battaglia vinta non pose fine alla guerra. Nei mesi successivi, spinti anche dalla voglia di vendicare Alamo, i texani rinnovarono i loro sforzi arrivando a sconfiggere il generale il 21 aprile nella battaglia di San Jacinto. Il Texas ottenne così la sua indipendenza.

Archivi di Storia, approfondimento a cura di

Alessandro Cirillo

Alessandro Cirillo è nato nel 1983 in provincia di Torino. Nel tempo libero nuota, gioca a calcio, pratica il Krav Maga, è appassionato di modellismo militare; dal 2006 fa il Capotreno a Torino e si reca al lavoro in treno, ovviamente, così trova anche il tempo per leggere. Aurore EEE, ha all’attivo ben cinque libri pubblicati.

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