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Intervista ad Alessia Del Freo

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Intervista ad Alessia Del Freo

Arrivata al secondo posto nella sezione D del 3° TDGC, Alessia del Freo ha già alle proprie spalle (nonostante la sua giovane età) un’esperienza formativa notevole. Ha frequentato il DAMS di Bologna (indirizzo cinema), realizzando un Erasmus di dieci mesi alla Sorbona dove ha ottenuto la laurea specialistica nel 2015.

Possiedi un curriculum di tutto rispetto che sottolinea la tua passione per l’arte e il cinema, perché esiste questa passione nella tua vita?

RISPOSTA: Il mio interesse verso l’espressione artistica – in ogni sua forma – risponde a due bisogni.
Il primo è quello di indagare e riflettere sulla realtà che mi circonda: scriverne per capirla e raccontarla per mettere in luce le corrispondenze segrete tra esseri viventi, oggetti, luoghi e tempi.
Il secondo è quello di esplorare mondi lontani, regolati da leggi diverse rispetto a quelle che vigono nel nostro, universi fantastici che esistono e prendono vita proprio grazie alla scrittura.
Se il mondo in cui viviamo è bello e interessante, altrettanto lo sono tutti quelli che la mente umana può immaginare e creare: non vorrei rinunciare a nessuno dei due.

Quali difficoltà hai riscontrato nello sceneggiare un testo non tuo e, fra quelli proposti dall’Organizzazione del TDGC, perché hai scelto proprio Zona Cesarini di Alessandro Manzi?

RISPOSTA: La difficoltà principale, e la sfida più interessante, è stata appropriarmi di un testo non mio, ripensarlo e renderlo esclusivo, pur mantenendo le peculiarità e l’atmosfera dell’originale. L’evocazione nostalgica di una dimensione umana e sportiva perduta, descritta in “Zona Cesarini”, mi ha permesso di rispondere all’urgenza di raccontare la mia personale esperienza con il calcio: quella di spettatrice moderna e quella, come donna, di calciatrice. Per farlo, il mezzo cinematografico si è rivelato indispensabile: le parole di Alessandro hanno trovato nuova identità  tramite figure esclusive della narrazione cinematografica, le uniche che potessero permettere alle due visioni di fondersi in un gioco visivo e sonoro di flashback e richiami.

Il progetto Breaking Book è molto articolato e complesso, cosa ti ha spinto a parteciparvi?

RISPOSTA: Il carattere “metaletterario” è stata l’esca a cui ho abboccato: un soggiorno di cinque giorni in cui gli scrittori, nei panni del proprio personaggio, avrebbero raccontato un’avventura vissuta in tempo reale, per costituire un romanzo scritto a più mani (8 Corde Tese, Nowhere Books, 2016). Dopo aver partecipato come scrittrice alla prima edizione, ho avuto la fortuna di entrare nel team degli organizzatori per la seconda (L’Algoritmo Imperfetto): oltre che partecipare nuovamente come scrittrice, ho curato l’organizzazione del soggiorno letterario e l’edizione del nuovo volume.
È un’esperienza unica, umana e artistica, il cui prodotto finale è tanto un thriller avvincente quanto un’indagine sulla creazione di una storia e la costruzione di un personaggio. Un’esperienza che ogni scrittore dovrebbe provare.

Pensi che l’arte cinematografica possa veicolare, al giorno d’oggi, contenuti di spessore e interesse alle nuove generazioni?

RISPOSTA: È sicuramente quello che dovrebbe fare. E, per farlo, deve sapersi adattare ai ritmi di queste nuove generazioni, la cui esperienza in quanto spettatori è fortemente influenzata dall’avanzare delle tecnologie. La fruizione di qualsiasi prodotto audiovisivo è mutata nettamente nel giro di pochi anni e Netflix è l’emblema più evidente di questo cambiamento.

Nel tuo corto #Like4Like il tema trattato (l’approvazione da parte del mondo online) è di estrema attualità fra le nuove generazioni (e non solo fra quelle), perché hai scelto proprio questo argomento? Che importanza ha per te?

RISPOSTA: Il mio sguardo è duplice: le derive delle nuove generazioni e lo scambio reciproco tra l’arte e i suoi supporti. Ho sentito il bisogno di esplorare le nuove tecnologie nel quotidiano dei più giovani e, ancora di più, ho subito il fascino del compiere questa indagine attraverso l’arte cinematografica, la cui distribuzione si appoggia ormai sugli stessi supporti offerti dalle tecnologie in questione. La possibile equivalenza tra schermi – quello attraverso cui guardiamo il film (o il corto in questo caso) e quello attraverso cui giocano le due protagoniste – ha contribuito a rendere la ricerca visiva più stimolante e interessante. Parlare delle nuove tecnologie attraverso il cinema significa anche parlare dello stesso mezzo su cui il cinema ha cominciato a muoversi e grazie al quale trova un pubblico.
La vera domanda è stata quindi: in che modo il cinema può raccontare queste tecnologie?

I nuovi media e internet in generale, come YouTube, aiutano a far emergere talenti oppure li penalizzano?

RISPOSTA: Probabilmente, nella maggior parte dei casi, li penalizzano. Non solo perché gli utenti del web tendono spesso a privilegiare contenuti di scarsa qualità ma anche perché i social presentato strumenti che, se saputi usare, possono aiutare a raggiungere molte visualizzazioni. Questo vuol dire che con una buona strategia di marketing anche dei prodotti mediocri possono prendere la strada del successo.

L’arte cinematografica europea è entrata in una nuova fase in cui, forse, finalmente emergeranno anche i talenti nostrani. Sei d’accordo con questa affermazione, oppure pensi che siamo ancora ben lontani dal riuscire ad emergere?

RISPOSTA: L’informazione (la cultura e la sua pubblicità) circola diversamente rispetto al passato e c’è una fetta di pubblico interessata e propensa a scoprire prodotti diversi da quelli statunitensi. Lo spettatore – in particolare quello delle serie TV – è tornato curioso, disponibile e in costante avanscoperta. Mi auguro che, facendo leva su questi cambiamenti, anche le nostre produzioni possano essere favorite.

Nella finale del TDGC, per la sezione D, sul podio sono salite solo donne, secondo te è un caso, oppure la presenza femminile, in questo ambito, rappresenta il raggiungimento di un nuovo traguardo?

RISPOSTA: Questa presenza è anche una conseguenza diretta della grande partecipazione femminile al concorso TDGC, nettamente superiore a quella maschile. Viene spontaneo chiedermi se questo non sia indice di qualcos’altro, come se altre vie per far leggere le proprie sceneggiature o racconti siano più tortuose da percorrere. È una semplice domanda senza alcun intento provocatorio e, proprio per una questione di uguaglianza tra sessi, preferisco dire che sul palco sono salite le persone artisticamente più meritevoli.

Quanto è difficile per una donna, in ambito cinematografico, raggiungere ruoli rilevanti, a livello tecnico, che non siano quelli davanti alla cinepresa o telecamera?

RISPOSTA: È abbastanza difficile perché c’è ancora tanto pregiudizio e spesso vengono messi davanti interessi di altro tipo che quelli artistici. Il cinema è spettacolo, pubblicità, immagine, la presenza femminile è spesso relegata a questo. Cerco però di avere una visione positiva: so che il mondo sta cambiando, anche se forse non lo fa alla velocità che vorrei.

Dopo tutte queste emozioni, ti stai dedicando a un periodo di meritato riposo oppure sei già all’opera su una nuova stesura? Quali sono i tuoi progetti futuri?

RISPOSTA: Per me scrivere è un piacere, un bisogno e anche un divertimento, lo faccio con costanza e non sento il bisogno di prendere una pausa. Adesso sto cercando dei produttori per un nuovo cortometraggio che cerca di affrontare tematiche attuali da un punto di vista non scontato, passando per un concetto caro alla letteratura quanto al cinema, quello del “doppio”. Nel frattempo mi sto dedicando all’edizione del secondo capitolo del Breaking Book e pubblico abitualmente racconti brevi sul sito online Spaghetti Writers, che gestisco con altri ragazzi. E come sempre, continuo ad appuntare nuove idee.

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