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Recensione di “Nuda” a cura di Nadia Milone

In questa poesia, l’autrice si paragona a una foglia ingiallita che, nel corso della sua esistenza, ha sopportato anche le tempeste, riuscendo a rimanere sempre tenacemente attaccata al suo ramo, ma dopo tanto lottare, non può far altro che arrendersi e cedere al suo destino che è quello di ingiallire per poi cadere. Così come questa esile foglia, l’uomo sopporta le sfide che la vita gli pone davanti, lottando e soffrendo, cercando di rimanere aggrappato al ramo della sua stessa esistenza, senza lasciarsi travolgere dagli eventi. Purtroppo, questo continuo lottare e soffrire porta a un inevitabile “ingiallimento” e indebolimento delle sue forze, la cui unica conseguenza è il cedere e cadere stremato.

L’autrice descrive molto bene, in questi versi, la condizione di sfinimento nella quale, troppe volte, veniamo a trovarci tutti quanti. Si vive, si lotta, si soffre, a volte ci si accontenta semplicemente di sopravvivere pur di riuscire a dare un senso alle nostre giornate e accettare con serenità ciò che la vita ha in serbo per noi, finché ci si ritrova esausti, sfiniti e provati, senz’altra scelta se non quella di arrendersi all’evidenza e lasciarsi cadere impotenti, stanchi di tentare di combattere un’esistenza troppo difficile e penosa e tirando quasi un profondo sospiro di sollievo nel momento in cui si “smette di resistere”.

Questa poesia è una gradevolissima sorpresa, uno stupendo esordio per quest’autrice, la quale ha sicuramente tutte le carte in regola per proseguire su questa strada.

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