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#IlMioSalone di Nicoletta Parigini

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#IlMioSalone di Nicoletta Parigini: riflettere sul lato umano

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di Nicoletta Parigini

Ancora una volta Edizioni Esordienti Ebook mi ha fatto riflettere su qualcosa che, ultimamente, vado pensando sempre più spesso. E cioè che, in fondo, il lato “umano” delle cose è l’unico su cui valga la pena scommettere. E spiego perché.

Nonostante vanti una lunga carriera di lettrice (lunga in relazione alla mia età, almeno) non ho mai provato il minimo interesse per il Salone del Libro. Non sono una devota a caccia di autografi e credo che acquistare i libri nella propria libreria di fiducia sia la scelta migliore. O, meglio ancora, scaricarli da IBS  o addirittura dalla Media Library con la tessera della Biblioteca Civica. Il “profumo della carta”, francamente, mi fa un baffo. I volumi-feticcio non mi interessano. Non ho spazio in casa e, con quattro figli, pagare una lettura la metà fa la differenza.
Sono insensibile? Prosaica? Forse. Sarà. Ma credo che sempre più mi stia avvicinando alla sostanza delle cose. Via tutti i fronzoli. Di un romanzo mi interessano le parole, non la cellulosa. Allora, perché il Salone? Perché proprio quest’anno, con una figlia piccola, un marito oberato dal lavoro, una stanchezza sulle spalle che solo le madri capiscono? Perché?
Per fare un’esperienza umana. Per conoscere delle persone. E, non poteva essere diversamente -ma forse anche sì?- le speranze sono state ripagate. Tutte. Anche quelle che con EEE avevano poco a che fare.
Ho fatto un preambolo lungo, questa volta. Chi mi conosce sa che se posso scrivere qualcosa con tre parole, ne uso due. Che non amo i sentimentalismi dell’ultima ora, i complimenti esagerati e, soprattutto, non mi piace mettere in piazza i fatti miei se non ce n’è la stretta necessità o l’intimità sufficiente. Non mi piace chi compra la simpatia altrui sbrodolando la propria vita interiore in un tentativo disperato di creare empatia, di colmare, forse, altre lacune. Viviamo in un’epoca in cui manca il riserbo e io mi sono stancata di leggere confessioni.
Eppure, in un certo senso, lo dovevo. A Irma, a Piera Rossotti, a Claudio, a Giorgio e a tutti gli altri che, con la loro presenza, hanno dato inconsapevolmente il loro contributo alla mia personale causa: mettere bene a fuoco la mia attività di “scrittrice”, dimensionarla, ritagliarla, gestirla. Prepararmi all’urto contro quello che, nel bene o nel male, incapperò in futuro.
Perciò li ringrazio.
Queste le mie impressioni sul Salone. Limitate, per nulla professionali ma, come ho spiegato, il resto m’interessava poco e averlo visto con i miei occhi ha aggiunto poco a quello che mi immaginavo di trovare: folla, curiosi, file interminabili, vip con la scorta (ecco, questo forse non lo avevo previsto), infinite tonnellate di carta stampata che, per la maggior parte, se ne è tornata da dove è venuta.

Capite ora perché, di tutto questo, io mi sono presa la parte migliore?

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