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#IlMioSalone di Maurizio Antenore

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#IlMioSalone di Maurizio Antenore: cosa cerca effettivamente il potenziale lettore?

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di Maurizio Antenore

Il numero delle presenze (almeno a vista; degli effettivi numeri non sono a conoscenza) ritengo sia stato superiore alle aspettative e questo impone un’analisi relativa all’area di accoglimento visitatori. Quasi 500 mt di coda costante in tutta la giornata, suddivisi in sì e no tre entrate, fa riflettere sulle reali potenzialità di un mercato così variegato. Quindi, prima di tutto, è necessario aumentare lo spazio, i punti di accoglienza e, non ultimo, zone di ristoro e posti a sedere (non dimentichiamo che in una giornata si fanno chilometri a piedi tra uno stand e l’altro).

–          Ma cosa cerca effettivamente il potenziale lettore? A vedere (e ascoltare brandelli dei loro commenti spiccioli, nei pochi bar e punti di ristoro) emerge un certo disorientamento, al pari di un acquirente in un atelier che s’aggira tra gli scaffali senza avere alcuna idea su cosa indossare o quale moda seguire. Come indirizzarlo?

–          A tale proposito (l’idea dell’atelier mi sembra calzi a pennello; in fondo il libro non che può paragonarsi a un “abito della mente”),  i vari stand sembrano l’uno la fotocopia dell’altro e i potenziali acquirenti/lettori spesso sorvolano zone sicuramente interessanti ma dagli aspetti che “non comunicano” ciò che presentano/vendono. La gente, pertanto, non è indotta a fermarsi; passa e va con aria spenta, magari fermandosi a quello stand con grandi vetrine o attirata dalla solita biondona che regala piccoli gadget. I vari corridoi numerati sono solo un labirinto e le varie legende non aiutano molto. Secondo me è preferibile accentrare in “zone di argomento”, ovvero un’isola per l’avventura, un’altra per la saggistica, il romanzo epico e via discorrendo. Comprendo che i vari editori dovrebbero frammentare i loro stand nelle varie isole, ma ritengo che possano facilmente organizzarsi.

–          Aggiungerei zone di lettura libera, ovvero piccole aree che richiamino l’idea di mini biblioteche, magari inserite in un parco “sintetico” (è sufficiente la presenza di pannelli che richiamino la natura, alberi, mare, ecc. tanto per l’ambientazione, escludendo la banale reclamizzazione o peggio ancora frasi “urlate” del tipo compra questo o quello) con tanto di panchine, dove il lettore legge un breve sunto dei libri proposti. Avete presente Google libri? Ecco, piccoli libricini con pagine sparse che partono dall’inizio del racconto, 2-3 brevi capitoli (senza giungere al finale, altrimenti addio curiosità!) e magari un commento dello scrittore, giornalista, critico e chicchessia.

–          Aree adibite alle presentazioni: come ogni anno sono sparse qua e là senza criterio, con una concentrazione assurda nei medesimi orari; ma come si fa ad organizzare, che ne so, 3 presentazioni a mezzogiorno lasciando il visitatore nel dubbio (e l’amarezza) di non essere partecipe a quel tal avvenimento? È il solito concetto di réclame dell’editore di turno e non di messaggio verbale dello scrittore che, il più delle volte, se ne frega del lato economico.

–          I costi dei prodotti: troppo alti e con variazioni incomprensibili. Non si tratta di una disuguaglianza tra editore ad editore dettata da ovvie variabili interne, ma si trovano testi dello stesso editore con il medesimo numero di pagine, comparabile qualità di copertina ma con diversi prezzi che variano anche di 4-5 euro. Non voglio indagare sui motivi (piuttosto equilibriamo la situazione) ma almeno considerate che il prezzo stampato è un “prezzo di catalogo”; fate uno sconto! La fiera non è una libreria aperta tutto l’anno; è il luogo di incontro per presentare nuovi prodotti. Ne ho visti ben pochi indirizzati in tal senso.

–          Attrezzature foniche: dal mio editore ho assistito a una presentazione con un audio praticamente assente ma non è stato un caso isolato. Offrire delle cuffiette per l’ascoltatore? Almeno lo isolerebbe dai rumori e l’inevitabile vocio dei passanti. È solo un’idea ma i tecnici audio, specializzati in tali problematiche, sono sicuramente più bravi di me; a loro bisogna rivolgersi.

Infine… agli ingressi c’era un notevole gruppetto di persone che vendeva libri; africani con le loro piccole pubblicazioni, racconti, favole e… tanta voglia di lavorare! Con 10 euro ti davano anche tre libri e non cartaccia, ma ben messi sia dal punto di vista redazionale sia per la copertina, ecc. Perché non fare lo stesso? Anche all’interno della fiera, ovviamente.

Un abbraccio e alla prossima fiera… rinnovata!

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