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Il peso delle parole

In Pensieri

Il peso delle parole, quanto poco valore diamo a ciò che diciamo e scriviamo

Charlie-Brown

I social sono diventati lo specchio dei nostri umori, dei desideri, delle frustrazioni, persino di quello che non vorremmo far sapere ad altri… ed è un controsenso, dal momento che rendiamo pubblici i nostri pensieri, diventa assurdo lamentarsi del fatto che chiunque possa poi commentare.

Spesso, attraverso i social diamo libero sfogo ai nostri stati d’animo, spesso senza nemmeno renderci conto che quanto si pubblica diventa una traccia indelebile che resta per sempre online, a disposizione di chiunque. Sottolineo PER SEMPRE ONLINE.

E lo sottolineo perché non è così scontato che ne siate consapevoli e che vi rendiate conto, esattamente, di che cosa questo significhi. In realtà voglio dire che ogni vostro commento, ogni vostro post, ogni articolo, un like, un emoticon resteranno incisi fino all’eternità nella memoria virtuale della rete, come testimonianza di un vostro passaggio.

E che sarà mai? Mica ho niente da nascondere…

Sicuri? Davvero? Siete certi di non aver messo un pollice alzato in un post che esaltava, giustificava e auspicava il linciaggio verso l’autore che ha pubblicato una foto di gattini arrostiti e poi, qualche giorno dopo, condiviso un altro post contro la pena di morte in Turchia?

Siete certi di non aver appoggiato la causa di un autore contro un editore “disonesto”, con frasi anche sprezzanti, al limite della querela, per poi, in un altro gruppo FB, giustificare gli stessi atteggiamenti poco chiari, di un altro editore, adducendo motivazioni fantascientifiche?

Insomma, prima di scrivere una qualsiasi cosa sui social, bisogna realmente valutare l’opportunità di commentare un determinato post e diventare realmente consapevoli di quali parole utilizzare. Nella lingua parlata è facile rimangiarsi quanto si è detto, perché se non si è stati registrati, nessuno può dimostrare l’esatta sequenza dei termini utilizzati. E se non bastasse la terminologia, esiste anche la tonalità e l’espressività della voce. Un’intonazione ironica può cambiare totalmente il senso a una frase e quindi al significato stesso delle parole.

Le parole, dunque, fanno parte del nostro vocabolario giornaliero e vengono rese “personali” dall’educazione ricevuta, il conteso storico, l’ambiente e le circostanze. Le parole hanno il valore che noi diamo loro e possono essere stravolte, anche all’interno di un contesto unico, a seconda del tipo di concetto espresso. Detto questo, sarebbe opportuno comprendere che un uso indiscriminato e irresponsabile non solo può ferire ma anche offendere profondamente chi legge o ascolta. Va anche detto che, proprio perché viviamo in un’era in cui la comunicazione è divenuta superficiale, prima di sentirsi feriti o offesi sarebbe bene accertarsi di quanto realmente voleva intendere l’autore del testo incriminato.

Spesso, ciò che si sente dire è: non intendevo dire quello

Ed è proprio nel termine “quello” che sta il nocciolo del problema. La stessa frase può risultare offensiva per qualcuno e per un altro no. Lo stesso termine può urtare la suscettibilità di qualcuno e passare con indifferenza per qualcun altro. Quindi, a meno che si pensi che un tale scritto sia rivolto a noi personalmente (e anche in questo caso sarebbe meglio verificare), prima di lanciarsi in epiche campagne contro questo o quell’altro post, bisognerebbe contare fino a mille e poi, semmai, pensare di rispondere. E, ricordate, non sempre è sufficiente contare fino a mille… e anche su questo sarebbe il caso di incominciare a riflettere: il silenzio può essere davvero d’oro.

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