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Il nome che fa la storia

In Aiuti, Pensieri

domandaCome il nome del personaggio incide sulla trama.

di Irma Panova Maino

Provate a pensare che cosa sarebbe accaduto se invece di James, il famoso Bond si fosse chiamato PierLudovico

Personalmente non ci voglio nemmeno pensare e per quanto PierLudovico possa anche essere un bel nome (avrei da ridire, ma i gusti son gusti), sicuramente James ha fatto la storia. Massimo Troisi, ne Ricomincio da tre, descrisse perfettamente la simbologia del nome, facendone una parodia che, ancora oggi, viene ricordata come una delle scene più esilaranti della comicità nostrana. Tuttavia, Troisi aveva ragioni da vendere. Ed ecco che entriamo nel vivo della questione, ovvero quanta importanza hanno i nomi che scegliamo per i nostri personaggi e quanto in realtà incidono sulla trama.

Vi posso assicurare che il nome, per quanto assurdo possa sembrare, incide per un buon 40% sulla capacità del vostro libro di farsi strada nel mondo. Il resto, ovviamente, è costituito dall’originalità e dalla stesura. Quindi cerchiamo di capire quali sono gli errori comuni che vanno assolutamente evitati, affinché il vostro testo possa risultare coerente, godibile e ben calibrato. 

  • Evitate nel modo più assoluto di ricercare nomi o nomignoli stranieri da appioppare a dei protagonisti che nascono e vivono la storia sul suolo nostrano. Anche se, in effetti,  nel mondo reale molti genitori, negli ultimi quindici anni, hanno dato ai propri figli i nomi più assurdi, a partire da Lapo per finire a Beleno, dato in onore della famosa soubrette, dimenticandosi della divinità celtica della luce.  L’esterofilia va bene ma solo se ha un senso, ovvero se prevede un retroscena tale da giustificare un nome che non sia italiano e se non intacca in alcun modo la logica della trama.
  • Evitate d’incorre nell’errore storico, ovvero di non considerare che, ad esempio, nel 1800 il nome Azzurra non esisteva, quanto meno non come nome, dal momento che è stato reso tale dopo che la barca omonima ha dato le sue migliori prestazioni nell’America’s Cup. Se siete scrittori che prediligono i romanzi storici fate le dovute ricerche e informatevi su come venivano denominati i bambini di allora, tenendo conto dei costumi, le tradizioni e i fattori culturali.
  • Evitate, infine, di fornire ai vostri personaggi nomi che non siano coerenti con il contesto in cui vivono. Più complicherete le cose e meno il lettore riuscirà a immedesimarsi in quanto avete scritto. Mi rendo conto che per una protagonista, che dovesse vivere una vita moderna, sfrenata, all’insegna della carriera e del jet set, dovendosi chiamare “Concetta” forse susciterebbe poco apprezzamento, ma il nome calzerebbe a pennello se il ruolo femminile fosse descritto all’interno di un contesto rurale e, dunque, più popolare.  Allo stesso modo, rifilare il nome Vanessa a una contadina suonerebbe piuttosto ridicolo.

In sostanza i nomi hanno un’importanza fondamentale affinché il vostro testo risulti credibile. Tolkien studiò per anni l’etimologia dei nomi e le derivanti etniche che avrebbero potuto influenzare le varie razze, non a caso per gli elfi le radici affondano nel linguaggio semita, trovando nel suffisso “EL” la giusta assonanza per indicare esseri semi divini. Molti scrittori hanno invece optato per soluzioni alternative, ricercando per i loro protagonisti delle soluzioni che avessero un forte richiamo con testi, fatti o personaggi già noti. Lo stesso Camilleri fa il verso allo scrittore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán per ricavare il nome del proprio protagonista. Umberto Eco chiama Guglielmo da Baskerville il frate che indagherà sui misteri e sui delitti ne Il nome della rosa, riferendosi chiaramente a Guglielmo da Occam e a Il mastino di Baskerville di Conan Doyle.

Dunque, se il nome è importante, è ovvio che anche la storia lo è, ma la trama, corredata da “sviste” di questo genere, può produrre effetti davvero spiacevoli. Un esempio su tutti: una scrittrice in erba, particolarmente affezionata alla saga di Twilight, scrisse un romanzo (l’anno scorso) ambientandolo nelle Marche… inutile dire che la storia era la fotocopia del ben più noto romanzo. Ciò che rese il libro inutile da leggere (oltre alla ovvia scopiazzatura) fu l’aver dato ai protagonisti nomi come: Kevin, Robert e Katiuscha… che, per dei marchigiani DOC… è assolutamente normale…

 

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6 commentsOn Il nome che fa la storia

  • Penso che lo stesso discorso valga per i cognomi. Inventarne di inesistenti può complicare ulteriormente la comprensione del testo, tuttavia nell’utilizzare cognomi reali si possono generare casi di omonimia con persone esistenti. In quest’ultimo caso penso convenga sempre scrivere che personaggi e fatti sono di fantasia. Grazie Irma

    • In effetti, quando l’ambientazione è nostrana e, dunque, i personaggi sono tratti dalla vita quotidiana comune, sarebbe sempre bene apporre la dicitura che “i fatti e i personaggi contenuti nella trama sono frutto di opera di fantasia”… poi i casi di omonimia possono capitare comunque e non si può certamente imputare all’autore una volontà diffamante tra l’altro non comprovata.

  • Lo stesso discorso vale per i nomi antichi che, se usati in una storia di ambientazione attuale, potrebbero risultare anacronistici e rendere il racconto difficilmente memorizzabile. Ergo, quando si pensa alla trama, si devono avere ben presenti le caratteristiche, nomi compresi, di tutti i personaggi.

  • Angela Intruglio Lina

    Mi sarebbe spiaciuto essere cancellata dal gruppo…Spero di poter interagire ,perche’ solo cosi ha senso essere in un Gruppo.

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