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Il Gioco di Libri di Maurizio Antenore – Trinacria Israel

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Il Gioco di Libri di Maurizio Antenore – Trinacria Israel

Se il tuo libro fosse una città, un colore, un quadro, un animale o una canzone, quale sarebbe? Prova a giocare con noi e lascia che la fantasia ti suggerisca le risposte giuste. In questo modo promuovere un libro sarà un po’ diverso dal solito e darà modo ai lettori di comprendere meglio anche l’autore.

Trinacria Israel

“Israele; anno 2015. Sarah è una ragazza Israeliana innamorata di un suo coetaneo, residente dall’altro versante di quella barricata che divide due mondi opposti: “la Striscia”. Uscita dall’isolamento del gruppo Haredim, fondamentalisti religiosi che plasmano la loro vita applicando alla lettera la dottrina della Torah, inizia la sua avventura appassionata, da sognatrice ma che precipiterà in un dramma senza ritorno, dai toni foschi e imprevedibili. Tutto ruota nell’ambito di un “universo parallelo”, almeno così l’ho immaginato, dove Palestina e Israele non esistono nella configurazione attuale; gli eventi si svolgono in Italia o almeno, ciò che ne rimane…”

Questo racconto è ambientato in un immaginario spazio temporale alternativo dove gli eventi seguenti all’8 settembre del 1943, plasmano un destino completamente diverso dell’Italia. Alla fine del conflitto parte dei territori Italiani sono spartiti fra le nazioni vittoriose di confine, Francia e Jugoslavia, mentre la Sicilia è offerta agli ebrei come  saldo morale per l’olocausto subito dalla tirannia nazi-fascista, divenendo il Nuovo Stato Israeliano.

L’idea di trasformare quest’isola nello stato ebraico per eccellenza, può sembrare una ipotesi stravagante ma i Sionisti, già all’inizio della loro battaglia nel 1895, avevano avanzato ipotesi alternative per la scelta di un sito favorevole dove creare lo stato Israeliano, nonostante la preferenza popolare che indusse a una costante corrente migratoria in Palestina; tra le varie opzioni si valutarono zone nel sud America, tra Argentina, Equador e Amazzonia o nel versante opposto del pianeta, in Australia, accavallando diversi motivi ideologici. Una di queste ha origine nel fondamentalismo religioso in quanto “…tali territori (Palestina) saranno concessi da Dio dopo la nascita del Messia”. Inutile soffermarci su questi inutili algoritmi politico-religioso; questo racconto ha l’obiettivo di immedesimare il lettore italiano nel mondo Palestinese, dando l’opportunità di farlo divenire “clone” di questa disgraziata e vessata popolazione. Molti dettagli sono tratti da fatti di cronaca reali e attingendo da un saggio di Giovanni Carpinelli e Claudio Vercelli dal titolo “Israele e Palestina: una terra per due” edito da EGA.

Il finale, come è mia consuetudine, è anticonformista dove emerge un turpe sfruttamento di bambini; ovviamente la scelta romanzata è simbolica, per rimarcare le principali vittime dei conflitti armati.

Se il mio libro fosse

Un pianeta: MARTE

L’idea di colonizzare altri pianeti è insito tra le varie ambizioni umane, evoluzione del più antico desiderio di trasferirsi in altri siti, più ricchi e fertili, sempre sperando che ciò non si attui a scapito di altre razze e popolazioni, originari residenti di quei luoghi.
Marte, stranamente, sembra uscire da questi canoni consolidati da secoli, mirando a territori completamente avversi alla vita.

Il viaggio di per sé non rappresenterebbe un ostacolo insormontabile, vista l’evoluzione scientifica in atto e persone coraggiose che hanno risposto all’appello per intraprendere questa sovrumana peripezia, sono numerose; d’altronde, secoli fa, attraversare l’oceano fu paragonabile a un viaggio interstellare irto di difficoltà, colpiti da malattie, scarsità di cibo, difficoltà mortali da superare a ogni costo per cogliere un obiettivo dettato più dalla fantasia e dalla voglia di avventura che da un insieme di nozioni dall’apparenza favorevoli, schemi blandamente quantificabili ma che indussero a vincere la paura nel valicare un ignoto confine: lo sterminato orizzonte.
Lo schema è consolidato: Marte sarà il prossimo obiettivo, inviando scienziati ed esploratori che probabilmente mai più torneranno sulla Terra, in un luogo dove la presenza di acqua è solo un ipotesi, dove il vento solare ha disperso l’atmosfera nello spazio e continuerà a farlo nonostante l’idea di crearne uno artificialmente, a cui si aggiungono temperature gelide e tempeste distruttive.
Eppure niente sembra fermarci, seguendo il medesimo schema reiterativo che c’induce a scannarci a vicenda pur di occupare territori siccitosi e inospitali nel nord Africa. Da dove nasce questa pazzia?

Una città: PALMIRA

La scelta di questa antica città, chiamata in arabo “La sposa del deserto” e nota anche come “Tadmor” , ben si adatta allo spirito del mio racconto, ambientato in un’isola incantevole cui accomuna le bellezze artistiche che emergono fra le rovine. Purtroppo la stiamo perdendo, oggetto delle barbarie pseudo islamiche.

Già in parte distrutta durante la guerra civile in Siria, dal mio punto di vista può essere eletta come icona della maestria artistica che l’hanno resa capitale dell’omonimo regno e centro vitale carovaniero,  nonché dell’ignoranza e fanatismo che operarono, secolo dopo secolo  sino ad oggi, alla sua completa demolizione.

Il commento, espresso nel 2015 da Màmun Abdelkarim, direttore generale siriano delle Antichità e dei Musei di Damasco, fu esaustivo nel descrivere l’infausto destino di quest’opera unica al mondo: “E’ come se ci fosse una maledizione che ha colpito questa città“, maledizione che possiamo tranquillamente tradurre come “stupidità umana”.

Una pianta: IL CEDRO DEL LIBANO

Nel mondo vegetale esistono poche piante che possano annoverare un prestigio di eleganza e maestosità regale; tra queste metterei in primo piano il Cedro del Libano.

Coltivato in Italia con discreti risultati, ma solo in alcune regioni temperate, Il loro habitat naturale è sito nella valle del Qadisha, nello stato cui porta il nome, dove esiste una foresta con alberi millenari; la sua popolarità è tale tanto da essere stilizzato nella bandiera libanese.

Con i suoi 30-40 metri di altezza, il caratteristico colore verde dorato che assume toni bluastri durante il periodo di fruttificazione e impollinazione, con formazioni caratteristiche chiamate “stroboli”, nonché una aspettativa di vita millenaria, è tra le piante più scenografiche che incutono un senso di meraviglia e di rispetto anche nell’osservatore meno attento.

Purtroppo la guerra civile e gli scontri con gli Israeliani, hanno spazzato via gran parte di queste piante e le poche foreste salvate dalla insensata distruzione, nella valle precedentemente menzionata, sono oggetto di protezione e considerate patrimonio dell’UNESCO.

Un animale: IL LUPO

Wolf (Canis lupus). Minnesota. USA

Se qualcuno avanzasse la proposta di scegliere un emblema che rappresenti verità, giustizia e libertà, la mia scelta ricadrebbe proprio nel lupo, creatura assolutamente invisa alla violenza gratuita e rispettoso, fedele ai suoi simili, anche se il branco è normalmente composto da individui non imparentati fra loro.
La mia scelta è motivata da un dettaglio che ritengo fondamentale: non solo per essere stato detestato e di conseguenza braccato, cosa che ha condotto questa specie al limite dell’estinzione, ma per averlo ingiustamente simboleggiato come il tenutario dei peggiori, barbari istinti umani.

Basta attingere in una qualunque fiaba, tanto per fare un esempio, che lo ritroviamo nelle vesti di un mostro assassino, mangiatore di fanciulle (emblema di violentatore afflitto da pedofilia nella novella di “Cappuccetto rosso”) oppure deviare nella bassa letteratura horror, descritto come il serial killer per eccellenza che si mimetizza fra gli “innocenti” esseri umani per dar sfogo alle sue lussurie nelle notti di luna piena, per non parlare dell’ipocrisia religiosa che li bollò creati da spiriti maligni, personalizzazione della falsità, avarizia e cupidigia. Finalmente, per merito delle ricerche scientifiche e di una letteratura più illuminante, ha riconquistato il posto che le compete, ben lungi dalle fantasie popolari utili solo per celare i veri impostori violenti, distruttori e fanatici, devianze esclusive del mondo umano.

Una canzone: EST-CE QUE TU M’AIMES di Maitre Gims

Nel racconto, oggetto di questo “Gioco dei libri”, è già menzionato un motivo musicale: “Skoit N’Treid” cui consiglio vivamente di ascoltarlo durante la lettura del capitolo finale, ma ultimamente si è affacciato un nuovo cantante (nome originale: Gandhi Djuna, nato a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, nel 1986) dove l’eccezionale modularità vocale e innovativi schemi canori si fondono armoniosamente.

Lo nomino non solo per le sue eccezionali qualità di cantante, che mi hanno estasiato, ma per le singolari caratteristiche del video clip, cui riscontro delle curiose correlazioni con il mio racconto, promozione dell’amore tra uomini e donne di razze diverse: l’unificazione razziale.

Canzone menzionata nel racconto

Canzone proposta

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