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La scienza patologica, il complotto e la fusione fredda

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La scienza patologica, il complotto e la fusione fredda

Di Cinzia Morea

 

Nel 1989, per quasi un mese e mezzo il mondo sognò la liberazione dall’uso del petrolio, in seguito all’annuncio della possibilità di ottenere energia illimitata a basso costo, tramite una reazione di fusione fredda, fusione nucleare ottenuta a temperatura ambiente.

L’annuncio della scoperta che avrebbe potuto cambiare il mondo venne dato, nel corso di una conferenza stampa, il 23 febbraio 1989 da due ricercatori dell’Università di Salt Lake City, nello Utah, Stanley Pons e Robert Fleischmann. I sue elettrochimici sostennero di essere riusciti ad ottenere quantità di energia venti volte superiore a quella immessa per il funzionamento del sistema, da una cella elettrolitica, un mini reattore che avrebbe potuto trovare spazio nel soggiorno di casa.

La cella elettrolitica utilizzata da Martin Fleischmann e Stanley Pons era un vaso a doppia parete con il vuoto tra una parete e l’altra (vaso di Dewar), riempito di acqua pesante, acqua in cui l’idrogeno è presente nella sua forma isotopica costituita da un protone e da un neutrone: il deuterio.

Il passaggio di corrente tra due elettrodi immessi nel vaso: di palladio il catodo e di platino l’anodo, avrebbe determinato a più riprese l’emissione controllata di energia, senza emissione di prodotti inquinanti.

L’entusiasmo di Stanley e Martin di fronte a questo risultato deve essere stato anche superiore a quello del mondo di fronte al loro annuncio: soluzione a tutti i problemi energetici mondiali con possibilità di produrre energia per qualsiasi uso, abbattimento dell’inquinamento atmosferico, cessazione delle trivellazioni e dei disastri ambientali, come quello della petroliera Exxon Valdez, che il giorno successivo all’annuncio della fusione fredda, il 24 marzo 1989, si incagliò nel golfo di Alaska ed inquinò, con una fuoriuscita di petrolio, quasi 2000 km di coste.

Fleischmann e Pons ci avrebbero salvato da tutto questo, ottenendo fama, ricchezza e onori; l’entusiasmo al loro annuncio fu grande. L’allora presidente degli Stati Uniti, George W. Bush padre, istituì una commissione di 24 esperti che indagasse sulla validità dei risultati ottenuti dai due scienziati.

L’esaltazione durò poco più di un mese. Il successivo quattro maggio a Baltimora, un congresso dell’American Physical Society smentì i risultati annunciati dai due ricercatori dello Utah, affossando la scoperta che, si era sperato, avrebbe cambiato il mondo.

I risultati annunciati in quel lontano mese di febbraio sono ancora oggi controversi: il sogno di ottenere la fusione fredda o, come si preferisce chiamarla ora con un acronimo, LENR (low energy nuclear reaction) è ancora inseguito da uno sparuto numero di ricercatori sparsi per il globo.

Nell’era di Internet è facile seguirne le imprese e c’è una non piccola fetta di pubblico che sembra attendere gli esiti del loro lavoro con trepidazione, continuando a sognare la liberazione dalla schiavitù energetica.

Oggi come allora i risultati ottenuti appaiono però scarsamente riproducibili; tra noi spettatori, digiuni di scienza, chi crede nella validità del lavoro di Stanley e Pons e di coloro che lo hanno seguito ricorre in genere alle teorie del complotto o alla difficoltà di trovare riconoscimento e finanziamenti da parte di questi geni pioneristici, in un mondo controllato da poche potenti lobby energetiche, per spiegarne gli scarsi successi, chi non ci crede si limita ad affermare che in quasi trent’anni, se ci fosse stato qualcosa di solido nella fusione fredda, a qualche conclusione ormai si sarebbe dovuti giungere.

Si tratti di un complotto o di una manifestazione di quella che Irving Langmuir, premio Nobel per la chimica nel 1932, chiamò scienza patologica, l’incapacità cioè di accettare l’infondatezza di una teoria, cercando di adattare la realtà alla teoria, invece che la teoria alla realtà, di fusione fredda si continua a parlare.

Tutti sogniamo un tempo in cui il costo dell’energia sarà meno esorbitante di quanto sia oggi.

Nell’attesa però dovremo rassegnarci a praticare il risparmio energetico.

 

Archivi di Storia, approfondimento a cura di:

Cinzia Morea

Vive e lavora in provincia di Milano. Da sempre appassionata lettrice trovava divertente scrivere fin dai suoi primi passi nel mondo dell’istruzione.
Nel 2014 pubblica con EEE il suo primo romanzo: Costantino al Festival delle Nuvole, parte di una trilogia che narra le avventure, in un’Italia sottilmente magica, di un ragazzo di quattordici anni.
Attualmente sta lavorando al terzo ed ultimo romanzo della serie, ma per la sua terza pubblicazione ha cambiato genere, scrivendo a quattro mani con Giancarlo Ibba un giallo dalle atmosfere noir Lo Spirito del Lago, pubblicato con EEE.

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