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Facebook Killed the Internet Star

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Facebook Killed the Internet Star

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Recensione di Irma Panova Maino

In poche parole, i social hanno reso tutto poco ameno e fin troppo serio, anche se la serietà non è esattamente la prima sensazione che si prova, approdando su un qualsiasi social, men che meno su Facebook.

Il libro di Marco “Frullo” Frullanti presenta tantissimi pregi (se non lo avete letto andate a scaricarvelo QUI) e il primo fra tutti è quello di aver descritto un periodo, della nostra storia, in cui lo “smanettare” su internet era appannaggio di pochi e quei pochi hanno realmente cambiato tutte le nostre abitudini. Nel suo saggio affronta diverse tematiche, anche alcune più comprensibili dagli addetti ai lavori che ai comuni mortali, ma lo fa con uno stile che coinvolge, come se fosse semplicemente un racconto, portando il lettore a spasso nel tempo con una leggerezza che, però, nulla toglie alla profonda analisi che traspare da ogni pagina. Marco ha questo dono: rendere interessanti anche i bit.

In fin dei conti ho scoperto, nel corso della lettura, di essere molto più nerd di quel che pensassi e l’excursus storico raccontato fa parte di un percorso che, per certi versi, ho fatto anch’io, magari da altri sentieri, arrivando però ad approdare sulle medesime rive. Interessante questo fatto, giacché Marco ha molti anni meno di me e sarebbe più logico pensare che sia la generazione di mia figlia (che ha 17 anni) quella più in grado di comprenderlo. Invece, non solo questa nuova massa di ragazzini non sa da dove arriva tutta la tecnologia che utilizza giornalmente (Whastapp, Facebook, Messanger etc etc) ma non ha nemmeno idea di quanto è avvenuto affinché si arrivasse a questo. Ovviamente non sto parlando degli albori di internet, il suo uso commerciale e non più militare o altre amenità simili, mi riferisco soprattutto alla nostra realtà virtuale e a quelle tappe che sono state necessarie per poter arrivare all’utilizzo di massa degli strumenti che oggi il web propone.

Dunque, dicevo, per quanto possa sembrare assurdo, l’esperienza di Frullo coinvolge molto di più la mia sfera esistenziale di quanto non possa farlo con entità più giovani, ai quali, penso, non potrebbe importare di meno sapere che cosa internet abbia rappresentato per i primi pionieri del World Wide Web. Eppure è proprio grazie a loro (o per colpa loro, dipende dai punti di vista) che oggi utilizziamo questo strumento con la stessa facilità con cui si potrebbe maneggiare un frullatore. In sostanza, nel suo libro Marco affronta serenamente, anche con un pizzico di nostalgia, quel sentiero che lo ha condotto verso quella che è anche diventata una professione, ricordando i tempi che furono, con quelle tipiche note date dal rimpianto. Un rimpianto scaturito più che altro da quella libertà d’azione che oggi non esiste più. covertablet-400x533O meglio, esiste ancora ma in termini non più ludici, giocosi e avventurosi con cui si è affrontato l’ignoto prima. È il caso di dirlo. Successe ai tempi delle stazioni radio amatoriali, avvenne con i primi canali televisivi ed è accaduto anche con il web. Quando un fenomeno diventa di massa, automaticamente sopraggiungo regole, imposizioni, codificazioni comportamentali e divieti che ne limitano l’utilizzo. E se da una parte tutto questo è necessario, soprattutto per cautelare gli incauti (scusate il gioco di parole), dall’altra parte si perde, immancabilmente, la spontaneità e l’ingenuità data proprio dal piacere della scoperta e dell’innovazione. E Marco non fa sconti a nessuno, forse nemmeno a se stesso, descrivendo passo per passo la metamorfosi che è stata attuata, arrivando poi al famigerato social (Facebook) che ha reso tutto molto sociale, forse anche troppo. Tuttavia, non è lo strumento ad essere colpevole di questo cambiamento, come sempre lo sono le persone, la massa che oscilla dall’ipocrisia all’ignoranza (nel vero senso del termine, ovvero che ignora), facendo spesso un cattivo uso di quanto possiede. Forse Facebook ha davvero ucciso un determinato spirito internettiano, tuttavia, oggi questo è quello che abbiamo a disposizione e forse sta proprio a noi far sì che ne venga fatto un uso più consapevole, se non altro per le future generazioni, le quali, per ora, sono lasciate a se stesse e merce pronta per chiunque voglia approfittarsene. Pensiamoci. Questo futuro lo stiamo costruendo noi.

“Internet non ti rende più stupido, rende solo la tua stupidità più evidente al resto del mondo”

Formato: Ebook (epub, pdf, mobi)
Genere: Saggio umoristico
Lunghezza: 125 pagine (circa)
Copertina a cura di Federico Bicocchi
Pagina dell’Autore
Dallo stesso autore: “Un Gaijin in Giappone” e “Anni ’90”
Disponibile in esclusiva il libro cartaceo, in Print on Demand su Amazon!

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