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Effetto TDGC: un carico di emozioni.

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Effetto TDGC: un carico di emozioni.

Al centro, Valeria De Cubellis
Al centro, Valeria De Cubellis

di Valeria De Cubellis

È passato un anno.

Nel 2015, quando raggiunsi la Rocca di Vignola, nessuno sapeva chi fossi, nemmeno che faccia avessi.

Mi muovevo fra un mare di gente, davanti al buffet,  sconosciuta, ignara e anche ansiosa: essere in finale era meraviglioso, ma la voglia di portarsi a casa almeno un premio c’era, non lo nego. Quest’anno, a Maranello, sono entrata in Auditorium Enzo Ferrari come uno di quegli studenti che torna in visita alla propria scuola, dopo aver superato gli esami e, ritrovandoli, sente che i professori sono diventati qualcosa di più. Anzi, direi, e senza esagerare, che quando ho visto Moreno e Irma con Andrea, Maurizio Amato che mi consegnò l’anno precedente i suoi complimenti insieme a un bell’assegno, quando ho riconosciuto i volti dei presenti, ho percepito sotto pelle l’emozione, fortissima, del ritorno a casa. Essere accolta con affetto da un gruppo impareggiabile di infaticabili creativi ai quali ormai mi legano non soltanto la felicità del primo Terra di Guido Cavani, ma anche amicizia e stima reciproche, è stato entusiasmante. Una di quelle emozioni che capitano di rado nella vita e non si dimenticano.

Ho guardato con curiosità la nuova macchina del premio esposta a festa nel giorno del trionfo, che ha vissuto per un anno intero l’impegno dell’organizzazione, delle selezioni, della promozione. E curiosità ancora maggiore hanno destato in me i volti dei nuovi finalisti, tutti tirati a lucido e in fibrillazione, in attesa di sapere i risultati, di gioire e telefonare a casa, oppure no. Gli accompagnatori avevano sguardi fieri e pieni di orgoglio: mi sembra giusto. Chi ha voglia di raccontare storie o, forse, l’irrefrenabile necessità, e lo sa fare al punto di convincere ed entusiasmare chi le legge, merita il plauso di chi le ha apprezzate da sempre e il sostegno dei “fedelissimi”: amici, consorti, genitori, figli.

Li guardo e mi riconosco in quel fervente girovagare con un bicchiere di plastica in mano, per aiutare la salivazione a zero con un goccio di vino, che ad ogni buon conto funziona ottimamente anche come ansiolitico.

C’erano i ragazzi, grande novità di quest’anno, volti puliti e freschi, tutti belli di gioventù e di speranze, che hanno colto l’invito alla scrittura e hanno fatto faville. Anche quelli più sicuri di sé hanno rivelato sul palco qualche timidezza: uno sguardo che si abbassa repentino, il peso del corpo che si sposta continuamente da una gamba all’altra. Sono belli per quello, oltre che bravi. Ma il legno del palco è permeato dal magnetismo delle grandi sensazioni ed è per questo che anche i più disinvolti, quelli che per loro fortuna lo vedono e rivedono più volte chiamati a ritirare più di un premio, sopra quel palco vivono emozioni che vibrano nella voce e nella pelle.

La cerimonia di premiazione del secondo premio Terra di Guido Cavani ha preso inizio con la proiezione del cortometraggio tratto dal mio racconto: un’altra meraviglia! Quando ho letto il mio nome sullo schermo mi sono sentita frastornata come quando mi trovai a Lione, ormai più di vent’anni fa, per la presentazione dell’antologia che conteneva il mio primo racconto pubblicato e ho pensato: “Sono qui perché ho scritto un racconto”.

E non me ne capacitavo.

Così come non potevo credere, seduta in auditorium, alla bellezza di quella trasformazione, dell’inchiostro delle mie parole decantato nella mente di qualcuno che le aveva trasformate in pellicola, in nuove immagini.

I vincitori si sono avvicendati sul palco ed è stato un piacere applaudirli, festeggiarli insieme agli altri e me la sono goduta, la meraviglia di tutte quelle persone in tiro e sorridenti che erano lì per fare il tifo per qualcuno in particolare, ma che tutti insieme hanno festeggiato degli scrittori esordienti, che sono tanta parte del patrimonio culturale del nostro paese. La più autentica, la più tenace, perché è composta da persone che sentono il richiamo della scrittura e ci si abbandonano completamente, mettendoci talento, oltre che la speranza di arrivare agli altri e di farsi leggere. È la speranza che ho nutrito in questo anno io stessa, e che, scrivendo, ho vissuto, rafforzando la consapevolezza di ciò che desidero e che forse mi riesce meglio fare: scrivere. Continua a non essere facile, questo mondo. Non è sempre entusiasmante l’aria che si respira, come quella che trovai a Vignola e ho ritrovato a Maranello. Ma c’è di bello che quello che si impara al Terra di Guido Cavani è questa cosa grande: c’è spazio, per liberare la propria scrittura, c’è spazio per trovare degli interlocutori di grande professionalità che sanno creare una ribalta per chi brucia di passione nell’ombra. E se poi sei tanto fortunata, come me, diventano anche tuoi amici.

Sono ripartita da Maranello con un trolley carico di emozioni. Le più belle, però, le ho riposte nel cuore.

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