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Editoria: perché investire sui classici? Perché sono gli unici libri che ancora vendono

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Editoria: perché investire sui classici? Perché sono gli unici libri che ancora vendono

A febbraio Einaudi ha ripubblicato La macchian del tempo di H.G. Wells tradotta da Michele Mari. Al di là della singola operazione letteraria, emerge un dato su cui ragionare: i classici sono ancora tra i libri più venduti in Italia, alla faccia della cultura degli esordienti

Qualche tempo fa, avevamo commentato gli ultimi dati dell’Aie sulla produzione libraria italiana sottolineando un dato, sopra agli altri. Si trattava del numero di opere di narrativa stampate in Italia. Un numero che negli ultimi trent’anni è in crescita non esponenziale, di più. Dai 1000 titoli di novità di narrativa del 1980 si è passati ai 18mila titoli. Tutti nuovi. Tutti di narrativa. Tutti, o quasi, non superano le 100 copie vendute, a dimostrazione di come le novità assolute, in Letteratura, non sono un gran business.

Il vero affare, per le case editrici, se proprio vogliamo restare alle generaliste e alla narrativa, sono un altro tipo di libri, un genere particolare al quale non si approda per elezione o per decisione autoriale, ma grazie al lavorio del tempo e dei lettori. Stiamo parlando dei classici, una categoria che in molti hanno provato a descrivere, cercando di capire cosa rende un libro un classico, e perché.

La metà colta dei lettori di questo articolo avranno già iniziato a pensare a quel famoso scritto di Italo Calvino intitolato Perché leggere i classici?, un vero “classico” del pensiero debole degli ultimi trent’anni. Pubblicato postumo nel 1991 in una raccolta eponima, il saggio breve Perché leggere i classici?, nonostante il suo autore sia uno dei più grandi tra gli ultimi classici che la Letteratura italiana ha assunto nei suoi cieli, è di una banalità abbastanza sconcertante per Calvino e ora che più di tre decenni sono passati dalla sua stesura, rivela tutto il carico di banali frasi da maglietta, o da cioccolatini.

La domanda da cui partiva Calvino, infatti, è malposta, o quantomeno ingenua.La vera domanda, quella interessante per davvero, non è tanto il perché continuiamo a leggere alcuni libri dimenticandone altri sulla strada, bensì, piuttosto, perché le case editrici continuano a investire dei soldi sulla pubblicazione e spesso la ritraduzione dei classici, libri già usciti da decenni e che già hanno letto in tantissimi?

Sorgente: Editoria: perché investire sui classici? Perché sono gli unici libri che ancora vendono – Linkiesta.it

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