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Concorsi utili e inutili

In Aiuti, Pensieri

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuesto articolo è diretto a tutti coloro che organizzano concorsi letterari.

Ebbene Signori, vogliamo finirla di scrivere diciture come questa: “la pubblicazione dell’opera da parte di casa editrice di interesse nazionale”?

Il primo fattore che mi fa montare la bile è: perché non mettete il nome della Casa Editrice? Che cos’è? Un segreto di Stato? Dal momento che non vi è alcuna motivazione logica che vi possa impedire dal farlo, se non degli accordi mal fatti (e sarebbe comunque un problema vostro), gli autori hanno tutto il diritto di sapere, preventivamente, chi sarà l’Editore nelle cui mani affideranno il proprio manoscritto. Dato fondamentale che assolverebbe al principio per il quale ogni evento pubblico dovrebbe avere caratteristiche di “trasparenza e chiarezza”. Quindi, nel momento stesso in cui non citate il nome dell’Editore non state adempiendo all’obbligo che vi impone, le precedentemente citate, trasparenza e chiarezza.

Questo vuole anche dire che stiamo partendo con il piede sbagliato e con quella solita e obsoleta maniera di trattare le cose all’italiana, ovvero un tot al chilo. In questo caso un evento raffazzonato e messo insieme da degli emeriti dilettanti i quali, evidentemente, faranno pagare a voi le proprie spese di vitto e alloggio e i gettoni di presenza dei vari giurati, fissandovi una tassa, pecuniaria, di iscrizione. E già questo me lo rende avverso. Un concorso è un evento organizzato per fini di merito. Non un evento organizzato a scopo di lucro. E se sono sempre stata la prima a dichiarare che la professionalità si paga, in questo caso posso tranquillamente sostenere che il caso del Concorso non rientra fra le professioni da remunerare.

Comprendo che a questo punto una spiegazione sia doverosa. I concorsi di suddividono principalmente in tre categorie: di prestigio, di servizio, inutili. Suppongo che non siano necessarie molte spiegazioni per descrivere un concorso di prestigio, i nomi li conosciamo tutti e sappiamo bene quanto essi siano pilotati. Ebbene, per quale strano motivo dovrei versare una tassa esorbitante per partecipare a un evento che è stato già definito precedentemente? Inoltre, sempre nella categoria dei Concorsi prestigiosi si possono collocare anche quelli in cui la presenza di uno o più nomi noti ne risollevano il lustro, ma anche in questo caso, la vostra partecipazione passerà del tutto inosservata, oscurata dall’ombra della notorietà altrui e si ricorderanno di voi solo nel caso in cui il vostro pagamento risultasse inevaso. I concorsi di servizio sono quelli, più o meno a pagamento, in cui vi viene comunque dato qualcosa, ovvero un premio utile come una pubblicazione, una dignitosa somma, anche consolatoria, oppure un qualsiasi altro servizio che vi possa risultare gradito.

Per valutare questo tipo di concorsi i parametri sono piuttosto chiari: la tassa non deve superare i 10 euro, se non di poco, non vi devono chiedere più di due copie cartacee del vostro libro (altrimenti altro che 10 euro!), vi devono poter fornire un premio che non sia semplicemente una targa o un attestato, ma che abbia un valore effettivo e non vi devono attirare con la promessa di una pubblicazione con un editore anonimo, senza specificare i termini di un eventuale contratto e senza dirvi quanto vi verrà a costare l’eventuale antologia in cui dovrebbe comparire la vostra opera.

Siamo onesti. Non pensate che il vostro esborso di denaro termini con la quota di iscrizione, in realtà sarete poi tentati di comprare anche la raccolta in cui è stato inserito il vostro testo, la quale, guarda caso, avrà un suo bel costo. In ultimo citiamo i Concorsi inutili, ovvero gli eventi in cui vi si chiede solo di pagare la quota e non vi danno nulla in cambio, se non un pezzo di carta nel quale verrà scritto quanto siete stati bravi e meritevoli e che avrà lo stesso valore di un rotolo di carta igienica.

Tuttavia, al di fuori di queste considerazioni, ciò che mi fa veramente vedere nero è la scritta citata all’inizio. Che cosa vuol dire un editore di interesse nazionale? Quel “nazionale” che razza di aggettivo è? Fatemi capire, chi sono gli editori che non hanno un interesse nazionale? Magari Ciccio il meccanico, che s’improvvisa editore e che utilizza la tipografia del fratello per distribuire nel proprio quartiere, ma si può definire un editore? Un editore, degno di tale nome, non può non diffondere, su tutto il territorio, le opere presenti nel suo catalogo, se non altro a livello digitale. Quindi che significa? Il termine serve come specchietto per le allodole, per dare maggiore prestigio a un qualcosa che di suo non ne ha. Si appone questa dicitura, per far capire quanto potrebbe dare lustro partecipare a un evento del genere, senza rendersi conto che non ha alcuna notorietà e che non ve ne darà sicuramente a voi. Sarebbe molto più onesto evitare certi “paroloni” inutili e mettere piuttosto il nome dell’editore. Dunque cari i miei autori, valutate bene a quale concorso mandare i vostri scritti, analizzate gli articoli e leggete fra le righe ciò che in realtà pretendono da voi. E, prima di investire i vostri soldi, calcolate i pro e contro e l’effettivo risvolto positivo che potreste ottenere. Soprattutto, dato che nessuno possiede del denaro da gettare al vento, cercate di prediligere quei concorsi gratuiti in cui sono gli stessi sponsor a credere nella validità dell’evento e quindi non faranno pagare nulla a voi.

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2 commentsOn Concorsi utili e inutili

  • la parola ” nazionale” è come “retroattiva”… si usa a iosa per indicare che è importante, ma è vaga, generica e nebulosa… servono indicazioni chiare e possibilmente… VERITIERE!
    Quanto mi piace Ciccio, il meccanico!!!

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