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Concorsi letterari… ancora?!

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Concorsi letterari… ancora?! È proprio il caso di dirloscrivere3

Pensavamo di avervi detto tutto, a proposito dei concorsi, invece ci rendiamo conto che esistono ancora delle zone d’ombra, quindi concorsi letterari… ancora?! non è del tutto scritto a casaccio.

di Irma Panova Maino

L’approfondimento di oggi è basato su una clausola che, sempre più spesso, appare negli articoli che compongono un bando: la presenza obbligatoria alla premiazione finale, pena l’esclusione dal montepremi, se non dal concorso stesso.

La prima domanda, che viene spontanea fare, è a cosa diavolo serve, in realtà, un concorso? Non lo stiamo chiedendo a chi lo organizza, perché le risposte potrebbero essere tante e non tutte piacevoli, il quesito è posto a chi partecipa. Diciamo che le considerazioni in merito non dovrebbero essere così arcane, la maggior parte degli autori partecipa ai concorsi per spirito competitivo, per avere visibilità e per poter arrivare a vincere i premi. What else?

Perdonatemi la citazione ma, in questo caso, faceva proprio al caso nostro. Adesso, con molta calma, riflettiamo su questa famigerata clausola: la presenza obbligatoria. Il codicillo è diventato così di moda da essere presente in quasi tutti i concorsi in cui si decide di organizzare una premiazione finale e la nota dolente non risiede nell’essere obbligatoriamente costretti a intervenire, il punto risiede nell’esclusione. Andiamo a monte di tutto il discorso e del perché un autore decide di partecipare. Nel momento stesso in cui si dedica del tempo per scrivere un testo che possa essere in linea con le richieste citate in un bando, diventa evidente che ogni autore spende la propria energia, il proprio sudore e la propria passione per mettere in gioco se stesso e la sua capacità di essere uno scrittore (o poeta che dir si voglia, in questo caso non fa differenza), quindi, sapere a priori che il proprio lavoro non verrà valutato per i meriti che potrebbe avere, ma solo per l’inderogabile possibilità di essere presenti alla premiazione, francamente è demotivante e penalizzante. In poche parole, non importa quanto scriviate bene o quanto possiate mettere in moto la vostra fantasia, sfornando una trama degna di un Pulitzer, tanto il vostro testo verrà considerato solo se sarete in grado di prendere un mezzo e raggiungere il luogo in cui potreste essere premiati (a volte anche questa è una incognita).

Detto questo, penso che non siano necessarie altre spiegazioni, la distorsione del sistema è più che ovvia. Anzi, è vessatoria e discriminante.

Se da una parte è comprensibile il ragionamento che porta l’organizzazione a dichiarare obbligatoria la presenza per i finalisti, tenendo conto di quello che può effettivamente costare una premiazione dal “vivo” (affitto della location, catering, materiale promozionale, pubblicità e, talvolta, anche il pernottamento), dall’altra l’essenza stessa di un concorso letterario viene a decadere se il metro di giudizio, nella scelta dei vincitori, viene basato non sul merito ma sulla presenza dell’autore. Quanti testi molto belli sono stati esclusi in questo modo? E quanti scrittori sono stati fatti oggetto di questa barbarie?
Perché è davvero una barbarie e porta a pensare che l’unico scopo, per cui è stata costituita una manifestazione di questo genere, che dovrebbe essere culturale e finalizzata a far emergere i talenti nostrani, è in realtà una bufala. E passatemi anche questo termine. D’altra parte, se non è il testo migliore a vincere, ma solo l’autore in grado di presentarsi all’appuntamento, allora che razza di concorso letterario è? E per chi non è stato in grado di poter intervenire, quanta amarezza e delusione resta?

Non vi dico di non partecipare, soprattutto se l’iscrizione prevede una tassa e una procedura complessa nonché costosa (copie in cartaceo, spedizione postale etc. etc.), vi dico solo di pensarci bene, perché nella malaugurata ipotesi in cui doveste arrivare sul podio e avere un impedimento qualsiasi… rischiereste di restare a bocca asciutta e con la convinzione di essere stati presi in giro.
Dunque, quando leggete un bando, arrivate fino in fondo e studiatevi tutti gli articoli, non solo quelli che pensate possano esservi utili. Poi valutate tutto e fate delle scelte che possano essere, innanzi tutto, quelle più giuste per le vostre esigenze. TUTTE le vostre esigenze.

 

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