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Chi è il poeta?

In Pensieri, Senza categoria

canstockphoto4272231Chi è in effetti il poeta? È solo colui che immette stringhe di parole, più o meno coerenti sullo schermo vuoto, oppure è realmente qualcuno che diventa un sincero testimone di fatti, avvenimenti, sentimenti e memorie? Spesso ci si chiede chi sia il poeta, in quanto maggiore depositario delle intense sensazioni trasmesse dall’anima. È il poeta l’artista che meglio dipinge l’effimero volto della realtà e porta verso livelli più emotivi i pensieri caotici dell’essere umano. È l’uomo (inteso in senso generico, ovviamente) che ricrea, per il lettore, la predisposizione ideale per comprendere l’aspetto emotivamente filosofico della vita e dei sentimenti. Dunque chi è? Diversi per stili, argomenti e componimenti, i poeti possiedono comunque un fattore comune: la capacità di raggiungere il nostro spirito con poche parole mirate, arrivando a nutrirlo con suggestioni che possono far rivivere in noi eventi passati e mai dimenticati.

Il tema proposto questa settimana da Edizioni Esordienti Ebook affronta proprio questa tematica:

Chi è il poeta? L’albatro di Baudelaire o il fingitore di Pessoa?

Se andiamo a cercare nel mare magnum della letteratura, troviamo tante risposte, perché ogni poeta – ogni persona – è un mondo a sé e si percepisce in modo del tutto originale. Baudelaire vede il poeta come un albatro: immagine celeberrima. Il grande uccello candido vola senza alcuno sforzo anche attraverso la tempesta, domina il suo mondo ideale. Sulla terraferma, in mezzo al volgo grossolano, le ali che lo servono così bene mentre si libra nel cielo sono invece degli ostacoli, quasi non riesce a camminare, con le sue zampette corte.

Per Pessoa, invece,

«Il poeta è un fingitore.

Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.»

Autopsicografia, vv. 1-4


E io, piccolo editore, come posso pretendere di riconoscere e pubblicare dei poeti?
In realtà, chi mi conosce lo sa bene, non ho pretese di questo genere. Semplicemente, leggo. E pubblico quello che mi arriva al cuore e parla alla mia mente, per proporlo ai lettori. Sono voci e stili diversi, ma in ciascuno possiamo riconoscere e specchiare un pezzetto di noi.

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9 commentsOn Chi è il poeta?

  • Chi è il poeta

    Il poeta è quello sempre fuori posto, sempre a due passi dal contesto.
    Lo spirito inquieto alla ricerca di nuove domande da lasciare senza risposta.
    Quello che convive con un se stesso fuori tempo
    Schifrenico fra corpo e mente. Presente senza esserci e assente ai flussi che lo circondano
    Solido ma inconsistente. Lo vedi ma non sai dov’è.
    Magari è chiuso nel suo bozzolo silenzioso ad ascoltare i sogni di coloro che dormono.
    Musicista senza strumento, pittore senza colori, compositore senza pentagramma e scultore senza forme. La sua arte è pensiero e parola, sentimento e verso.
    Aleggia sui sospiri vagando perso senza volersi ritrovare.
    Un poeta è più spirito che carne, più parola che gesto.
    Un traduttore in versi della vita.
    Un poeta è un punto fisso vagabondo.

  • Il poeta è uno scheletro fatto di emozioni. Esso rappresenta tutto ciò che ognuno di noi vorrebbe dire ma che sente appena sulla propria pelle.
    Il poeta è un coniglio viziato dall’amore. Si rifugia in un angolo del suo cuore senza sapere di vivere una vita propria, aspettando che quell’amore lo aiuti a trasformarlo in un coniglio trasformato dal suo amore.
    Il poeta è un insieme di parole che pregano la rima e apostrofano la prosa, sporcando e dipingendo senza alcun pudore una vita che si sazierà di colori.
    Questo è il poeta.

  • Il poeta è come un bambino affacciato al balcone del mondo seduto su un grande seggiolone. Non tocca terra coi piedi.
    Un poeta sa mostrare più che dire perché le stesse parole teme possano atterrare lo sguardo di stupore e meraviglia che scivola quasi inespresso su panorami principalmente interiori.
    Il poeta sa offrire un dolore con acrobazie emotive che lo sanno rendere universale – e privato in chi lo indossa leggendolo – e sa offrire il proprio navigare l’amore con un intimo pudore che si nasconde alle onde più sfacciate.
    Il poeta è chi con semplicità parla dei silenzi della vita in brevi e cadenzati passi che hanno riverberi sostenuti e che, in ultimo, sa emozionare chi accetta di farsi accompagnare mano nella mano tra parole che appartengono a tutti.

  • Osserva l’alba nascente e ci vede tutto un mondo. Sente partire dalla mente le parole da dire, e quando arrivano al cuore, con una lacrima le scrive. E’ lui. Un poeta.

  • Chi è il poeta? Un abile assemblatore di lessici e sillabi, un artigiano capace? o invece un uomo che stacca lembi di emozioni dalla sua anima e li riporta su un foglio?
    L’osservazione del mondo esteriore, il viaggio in quello interiore sono elementi irrinunciabili per l’espressione poetica, ma questo vale per qualunque forma artistica!
    Cosa ci fa definire un prodotto creativo come Poesia? L’immediatezza di espressione, la forza della suggestione che trasmette in poche battute. L’universalità della sensazione che crea, capace però di frantumarsi in mille singole vesti, indossabili da ognuno, secondo la propria personalissima percezione.
    Ma non basta!
    L’ assemblamento dei vocaboli, la posizione di ogni lemma, la simbiosi che creano tra loro, la distanza che invece li separa, sono tutti elementi necessari a donare quella musicalità che scuota l’animo di chi legge.
    Maestria? Mestiere? O semplicemente linguaggio puro dell’anima, in poche parole: Arte?
    Esiste un archetipo somatico e intellettuale che caratterizzi il poeta nella figura, nei comportamenti?
    Sembra di tornare indietro nel tempo, all’atavica disquisizione letteraria sulla differenza tra scrivente e scrittore, dove l’uno riporta i fatti e l’altro li crea.
    Beh, io cammino da poco in questa nobile prateria che è la Poesia per poter dare delle risposte che io stesso continuo a porgermi, ma il segreto è proprio questo: la ricerca costante di fare Poesia struttura il Poeta, il suo vagabondare tra gli anfratti e i gomiti più reconditi del suo sentire per scovare quella suggestione che lo commuova, che commuova chi legge!

  • Scrivere è un’esperienza del tutto personale e credo che la scrittura assuma un significato diverso a seconda dell’interpretazione che ognuno di noi fa di essa. Sono d’accordo con Emily Dickinson che affermava che si scrive per se stessi. È così, soprattutto al principio. Si scrive per se stessi per una serie di motivi. Si scrive perché si ha paura di essere giudicati e con la scrittura si riesce a far uscire quella parte di sé che tanto si teme di mettere a nudo. Si scrive per sfogarsi, per mettersi in gioco e fantasticare di interpretare un personaggio o vari personaggi insieme. Si scrive per amare e vivere i propri sogni proibiti o per distruggersi e dar fuoco alle proprie speranze. Si vivono emozioni intense quando si scrive. Spesso mi sono trovata a essere innamorata come un’adolescente in calore per il suo primo amore o mi sono gettata tra le braccia del mio amante segreto che mi ha fatto vivere una passione intensa e struggente. O, anche, mi sono ritrovata a piangere a dirotto per un’amore incompreso o perché all’improvviso mi sono fatta male cadendo da cavallo (mai fatta equitazione in vita mia) proprio mentre provavo l’ebbrezza di cavalcare su una sterminata pianura verde. Senza considerare, poi, che la scrittura è anche sorpresa, in quanto si parte da un punto e mentre si scrive per giungere alla meta, la storia prende forma da sé e, sulla tastiera, le dita si muovono come se stessero componendo della musica. Il risultato finale quasi mai è esattamente quello che si era progettato di raggiungere seguendo lo schema mentale dell’inizio. Scrivere può realmente sorprendere lo stesso scrittore e un brano può essere addirittura migliore di quanto si potesse sperare all’inizio. Ma se la storia, viceversa, non gira, ci si ritrova a dover prendere una decisione: cancellare tutto e riscriverla o modificarla. Per esperienza personale, so che la seconda opzione è quella più dura e ostica, ma, in genere, è quella che noi autori preferiamo, quasi ci fossimo immediatamente legati a doppio filo alla storia appena nata. Cancellarla significherebbe ucciderla.
    Scrivere è un’avventura affascinate, è ispirazione e traspirazione dai pori, perché si suda sempre mentre si scrive, anche in pieno inverno. Si deve cucire e rammendare, sradicare e piantare di nuovo, si deve vivere e morire. Ma, soprattutto, si deve avere il coraggio di condividere il proprio “dono” confrontandosi con gli altri. Ebbene sì, si scrive per soddisfare un’esigenza interiore, ma rimane una relazione intima solo fino a quando non si sente nascere dentro di sé la necessità di esternare i propri pensieri, le proprie emozioni. Ed è in quel momento che scrivere risulta essere la cassa di risonanza della propia voce che viene amplificata all’esterno e fatta ascoltare a tutti.
    Il poeta è uno scrittore del tutto particolare, perché unisce queste caratterische ad altre proprie di colui che scrive in versi. Deve cogliere l’attimo, il momento e fotografarlo nello stesso istante in cui si è sentito nascere e lo deve fare in modo sintetico, catturare l’immediatezza con immagini e parole che non scivolino nel nulla ma che rimangano all’interno dell’animo del lettore, aiutandolo a riflettere su punti di vista vecchi e nuovi, sulla sua vita, sull’ambiente che lo circonda attraverso il suo sentire. Il poeta interpreta, è vero, ma spesso lo fa attraverso le proprie esperienze di vita ed è per questo che è un’anima che si mette a nudo quando scrive. Non ha maschere, non ha filtri. È lì, le sue emozioni sono lì, nei versi che ha scritto. La sua vita è nella poesia.

  • sebastiano impalà

    Cosa immaginiamo quando pensiamo ad un poeta?

    Forse lo incorniciamo in un ritratto color seppia, immortalandolo con le sue occhiaie e le mille sigarette fumate per poter dare sfogo alla propria libidine letteraria o, ne facciamo un’anamnesi attenta e circostanziata, relegandolo al suo status di uomo moderno?

    Troppi sono gli interrogativi che producono risposte incerte e deformate.

    Il poeta contemporaneo vive la sua vita apparentemente come gli altri.
    Mangia, beve, lavora, s’innamora, si separa dall’amata, spesso si sposa e si riproduce.

    Cosi’ facendo, s’inserisce comunemente in quel mosaico vitale che, agli intellettuali snob, sembra banale ed ordinario.

    Ma il poeta, nella sostanza, possiede quel quid che lo rende uomo pensante, lievemente rivoluzionario nelle idee e nei modi di fare.

    Come diretta conseguenza, cerca di stagliarsi da quella moltitudine di persone che, per noia o negligenza, non lascia di sè neanche una macchia d’inchiostro su un foglio di carta bianca.

  • Il poeta è colui che forgia la parola e ne fa l’essenziale per fissare il mondo.

  • Affascinante domanda, inquietante risposta. Inquietante come il viaggio introspettivo che la quotidianità ci riserva, perdendo di vista, così almeno si spera la realtà, la consapevolezza di un viaggio mai iniziato, perché ancorato all’inizio del nostro tempo, del tergiversare. Il Poeta, simbolico menestrello e incompreso di se stesso, dove lo spazio temporale diventa per lui la secolarità dell’esistenza stessa, non trova cercando risposte, ma rifugge il senso compiuto della vita. La vita non gli appartiene, è solo il tramite di se stesso, l’allegoria di un frammento misterioso e incompleto, il riverbero di passeggera eternità. Lui non si affanna, ma è la vita stessa a presentargli il conto, in modo dissacratorio, irriverente, costringendolo a ricordarsi delle sue mai insensate follie, delle sue umane “carestie”, in lui vive il dramma dell’Animo, sempre alla ricerca di un’identità, affidata al ricordo di fastidiosa, inarrivabile serenità. Il Poeta è il nulla e il tutto della sua stessa interpretazione, della perenne angoscia, ancorata all’Anima, di mai consacrata quiete, come potrebbe essere, altrimenti? Nessuno vive, tranne il Poeta! Perché vive assiduamente la vita, con l’inconscio e l’incoscienza, di sentirsi arrivato ancor prima di assaporarne il viaggio, non chiedendosi se nella realtà terrena lui rimane un numero insignificante o semplicemente carne da concime. Non voglio ritenermi poeta ma semplice calcolo al servizio della mia stessa dignità. Della mia stessa libertà, null’altro aspetterà da me stesso, di saper contare da uno a dieci, senza l’assillo delle correzioni! Il Poeta scrive, guardando alle Sue miserie, come distrazione dell’Anima, cercandosi e confrontandosi con il carisma di essere il nulla.

    Il Poeta è e rimarrà solo il giorno dopo la vita, perché nella brevità appartiene all’indifferenza dissacratoria della morte stessa.

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