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I cento giorni di Napoleone

In Archivi di Storia, Blog

I cento giorni di Napoleone

Di Cinzia Morea

L’avventura napoleonica si fondò sul genio militare del condottiero còrso, il cui straordinario fulgore infiammò una generazione di soldati. Napoleone stesso disse di sé stesso che il suo potere, legato alla sua gloria, era dovuto alle vittorie riportate: “la mia potenza cadrebbe se non le dessi per base altra gloria e nuove vittorie. La conquista mi ha fatto quel che sono, la conquista soltanto può mantenermi.”

Non fu forse solo per ambizione che Napoleone mise a ferro e fuoco l’Europa, ma perché la guerra era quanto sapeva fare meglio ed egli dava il meglio di sé stesso sui campi di battaglia.

Nella primavera del 1814 però l’intera Europa, e la Francia per prima, sono estenuate dalle continue campagne militari.

 Già dalla fine del 1813 l’entusiasmo per le vittorie è andato scemando, finendo per animare solo l’imperatore che con la sua ferrea volontà e dominio continuava a trascinare nei conflitti l’intero paese.

I generali napoleonici, appartenenti ad una generazione di uomini che grazie alla rivoluzione ed alle guerre avevano potuto innalzarsi a posizioni che sarebbero state per loro impensabili sotto il governo borbonico prerivoluzionario sono, a detta del Barbagallo “pervenuti al sommo degli onori militari, rigurgitanti di bottino, arricchiti dalla generosità calcolata del Sovrano, non desiderano che godere della situazione cui sono giunti”, mentre la guerra mette a rischio continuamente i loro averi.

Il commercio è in crisi. Il blocco continentale imposto da Napoleone nel 1806 per indebolire l’Inghilterra, impedendo alle sue navi di attraccare ai porti dei territori conquistati dalla Francia, ha finito per provocare una crisi economica generale: molte industrie sono fallite, per mancanza di materie prime che provenivano dalle colonie, e la loro chiusura ha portato la disoccupazione operaia a livelli catastrofici.

Il richiamo alle armi dei lavoratori agricoli ha lasciato grandi distese di terre non coltivate e portato la crisi nelle campagne. Napoleone ha sostituito la nobiltà dell’ancient regime con una nuova nobiltà imperiale che nelle provincie francesi disputa le terre ai contadini cui la rivoluzione le aveva date.

La tassazione è altissima, gli arruolamenti continui.

È a questo punto che il fallimento della campagna di Russia, oltre a impoverire l’erario più di quanto avessero fatto le guerre fino ad allora condotte, incrina il mito dell’invincibilità di Napoleone e in Europa si forma una nuova coalizione antifrancese.

La Francia ormai non desidera che la pace e nell’aprile del 1814 Napoleone è costretto ad abdicare: gli viene assegnato il principato dell’Isola d’Elba ed una scorta 600 uomini, per difendere i suoi nuovi domini dalle scorrerie dei pirati berberi.

Trasferendosi sull’isola Napoleone si dice stanco, pronto a ritirarsi dalla scena europea e a governare il suo minuscolo lembo di terra come se fosse un grande impero. Ma il suo intervento nella grande storia non è concluso e per il seguito l’Europa non dovrà aspettare tanto.

Gli storici sono in genere concordi nell’affermare che è difficile districare la realtà di Napoleone dalla sua leggenda.

Della leggenda, che lui stesso iniziò a delineare mentre era in vita, sono forse frutto i Cento Giorni.

Napoleone non aveva fatto ancora in tempo ad insediarsi nel palazzo di Portoferraio che molti Francesi si accorsero di non voler fare a meno di lui: con la sua partenza e il ritorno del re Borbone la Francia si è impegnata a restituire la maggior parte dei territori conquistati a partire dal 1789 e folle di soldati, ufficiali ed impiegati fino ad allora impegnati nel governo di tali paesi, sono tornati in patria, senza lavoro. Con la pace tornano a casa anche i prigionieri di Russia, Germania, Inghilterra, Spagna, cui attende la stessa sorte, l’annullamento del blocco continentale porta alla libera circolazione nel Paese delle merci inglesi e aggrava la crisi economica, il rientro dei nobili emigrati minaccia le terre dei nuovi possidenti, le tasse vengono inasprite, le alte cariche dell’esercito assegnate agli esuli che combatterono contro l’impero, le vecchie onorificenze militari vengono rispolverate a scapito delle nuove: nessuno dei problemi che si imputava alle guerre napoleoniche trova soluzione, anzi peggiora, ma certo bisogna avere memoria corta o essere abbagliati dal fulgore di una leggenda per sperare in un esito migliore dal ritorno allo stato di cose precedente.

Sia come sia Napoleone fa i suoi piani: il 26 febbraio 1815, approfittando dell’assenza di Neil Campbell, il commissario inglese che lo aveva scortato nei suoi nuovi domini, parte dall’Elba sull’Incostant e il 2 marzo 1815, dopo essere rimasto lontano dalla Francia poco meno di un anno, sbarca in Provenza con 1142 uomini, due cannoni e una collana regalatagli dalla sorella, con la vendita della quale spera di finanziare la nuova impresa.

Dalla baia di Golfe-Juan, evitando di inoltrarsi in Provenza e nella bassa valle del Rodano, terre realiste, oltrepassa le Alpi diretto a nord, attraverso il percorso oggi attraversato dalla route Napoléon, fino a Grenoble, e poi da qui vola fino a Parigi; il tutto in diciotto giorni, senza praticamente combattere.

Accolto con fervore, al suo arrivo nel cortile delle Tuileries, è ora di nuovo imperatore dei Francesi. L’Europa è contro di lui. Il Barbagallo afferma che potrebbe non aver fatto nulla per impedire il suo ritorno, solo per poterlo definitivamente eliminare: troppo vicina è l’Elba al teatro dei suoi passati trionfi e troppo fermento suscita ancora il suo nome in Francia, Italia, Polonia.

In ogni caso ora lui è di nuovo al suo posto: iniziano gli eventi che lo porteranno a Waterloo, alla disfatta e al definitivo esilio in mezzo al Pacifico. Iniziano i Cento Giorni.

 

Archivi di Storia, approfondimento a cura di:

Cinzia Morea

Vive e lavora in provincia di Milano. Da sempre appassionata lettrice trovava divertente scrivere fin dai suoi primi passi nel mondo dell’istruzione.
Nel 2014 pubblica con EEE il suo primo romanzo: Costantino al Festival delle Nuvole, parte di una trilogia che narra le avventure, in un’Italia sottilmente magica, di un ragazzo di quattordici anni.
Attualmente sta lavorando al terzo ed ultimo romanzo della serie, ma per la sua terza pubblicazione ha cambiato genere, scrivendo a quattro mani con Giancarlo Ibba un giallo dalle atmosfere noir Lo Spirito del Lago, pubblicato con EEE.

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