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Casa Sanremo Writers 2014: Paolo Ferruccio Cuniberti

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“Un’altra estate” per Paolo!

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Il premio letterario Casa Sanremo Writers è una roba seria. Spirito organizzativo, efficienza, qualche pecca inevitabile, ma va considerato che è un evento nell’evento dell’evento. Vale a dire: a Sanremo, in quei giorni – quelli del festivalone nazionale per intenderci – la confusione regna sovrana e dominarla richiede una forza sovrumana. Mi spiego. Al premio ci si iscrive in autunno, valutano sia opere edite che inedite, non si paga alcun balzello e si invia il testo in formato pdf, con sinossi e biografia dell’autore. Tutto via internet, comodissimo. L’organizzazione del premio è affidata a Vito Pacelli e alla sua Booksprint, una vivace e giovane casa editrice che promuove nuovi talenti con e-book e/o cartacei. Non so molto di più della casa editrice, ma è sicuramente una “APS”, però con belle maniere e gente entusiasta che ci crede. I testi inviati vengono distribuiti a una vasta giuria popolare composta da “lettori forti”, ben trecento (giovani e forti, appunto), che se li spartiscono e se li divorano nell’arco di un paio di mesi, leggendoli sul pc, perché non si possono scaricare. Tutti quelli che riescono a leggere li votano, con voti da 1 a 10, credo. La somma dei voti di ciascuno produce i finalisti che vengono invitati a Sanremo. Quest’anno erano diciannove. Quelli della Booksprint non più di un paio. Ci sono trucchi? Non mi pare, o per lo meno io ho giocato pulito, non conoscevo nessuno, mi sono anche dimenticato del premio e sono arrivato in fondo. I romanzi candidati erano più di quattrocento e ogni lettore/giurato ne ha letti qualche decina, li ha votati e ha perfino scritto una scheda di lettura. I migliori lettori sono anche stati premiati con un mini-soggiorno a Sanremo. Il giorno in cui sono andato io ne ho conosciuto una, una giovane editor che ne aveva letti trenta, tra cui il mio romanzo (e mi ha dato 9 dopo molti 5…  scusate se me la tiro…).1900085_491740454264589_2006519271_n

Come dicevo, l‘evento letterario è uno dei tanti eventi collaterali del festival ed è inserito nel contenitore “Casa Sanremo” che è una specie di frullatore dove si mescola tutto: concorsi per hair stylist, passerelle, gruppi e cantanti emergenti, promozioni commerciali di ogni genere, ospitate di personaggi più o meno famosi. L’intera Sanremo è ovviamente tutta in fermento, tra troupe televisive, fotografi, gente, gentaglia, sosia, aspiranti qualcosa… tutto ciò, insomma, che fa apparenza. In quei giorni Sanremo è una carta moschicida a cui si appiccica tutto. Il contenitore di eventi Casa Sanremo vive a sua volta dentro il contenitore fisico che è il Palafiori, moderna struttura a due passi dal Teatro Ariston. Quando entri lì dentro sei in ambiente da fiera, devi zigzagare tra offerte di assaggi di yogurt oppure di profumi, cercando di non scambiare il prodotto, ragazze immagine, bulli e pupe. Alla fine devi fare il mitico pass che ti apre le porte della sala riservata dove c’è il bar che ti dà da bere gratis, ma a mezzogiorno non passano alcolici. Niente aperitivo. E ti bevi un bicchier d’acqua. Però gratuito.

1609840_491740577597910_617882838_nFatto il pass si attende l’ora dell’intervista. Appuntamento a una cert’ora perché prima devi passare dal “trucco e parrucco” nella sala riservata. Sì, avete capito bene. Poiché l’intervista è ripresa da una tv privata, con tre cameramen, luci, regia, eccetera, devi renderti televisivamente presentabile. E questa in effetti è la vera sfida organizzativa: intervistare e filmare i diciannove finalisti nell’arco della settimana, truccarli e imparruccarli, gestire gli spazi, montare il tutto, dare il premio. Chapeau a Vito Pacelli e alla società che coordina tutti gli eventi al Palafiori in un tale contesto. Insomma, per farla breve, faccio la mia intervista in cui, immerso in questo surreale ambiente, parlo di civiltà contadina, di etnologia (che un intervistatore confonde con teologia), di campagne della Sicilia e del Piemonte, di periferie e di operai. Poi mi viene consegnata una targa. Complimenti, filmatino e foto ricordo. È finita. Esperienza umana interessante. Ormai è sera e si riprende l’auto verso casa, stanchi ma felici, tutto sommato, come si suol dire.

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