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Caro Salone… iniziamo maluccio

In Pensieri

Le prime difficoltà con il Salone: gli accrediti.

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di Irma Panova Maino

Avete presente gli accrediti professionali che l’organizzazione del Salone del Libro dovrebbe avvalorare e inviare a chi ne fa richiesta?

No?

Bene, partiamo dall’inizio. L’anno scorso ho visto troppo tardi la lista delle categorie che avrebbero dovuto avere diritto all’accredito e fra le voci che mi hanno colpita c’era anche “scrittore“… le rotelle mi sono partite immediatamente per la tangente e, dovendo rifare la carta d’identità, ho lasciato che alla voce professione l’addetto comunale inserisse “scrittrice“. All’uscita dal comune mi sono detta: “ecco fatto, ora per il prossimo Salone del Libro avrò anche un documento che lo attesta”… come se i 5 libri pubblicati non fossero stati già sufficienti. Così quest’anno, dopo aver controllato che fra gli operatori del settore ci fosse ancora la categoria sopra citata, armata di entusiasmo ho fatto richiesta, compilando l’apposito form.
Ebbene, a questo punto ci vuole un inciso. Primo: avrei potuto richiedere l’accredito come blogger, dal momento che è previsto. Avrei potuto fare a meno di richiedere qualunque cosa, pagando l’abbonamento giornaliero; avrei potuto evitare… punto. Però, per capire come funzionava la questione, ho deciso per l’esperimento e Andrea, colui che con me amministra questo blog, ha mandato in contemporanea una richiesta come blogger, a nome de Il Mondo dello Scrittore.
Già dalla prima compilazione del form la questione è risultata poco chiara. Solo nome, cognome, indirizzo, i soliti dati canonici e… nient’altro. Dunque, in che modo si diversificavano le due richieste? La mia come scrittore e la sua come blogger? E gli organizzatori da cosa valutavano la validità della nostra richiesta? Va bene, Andrea ha dovuto mettere il link al blog, ma basta mettere un link per determinare l’amministrazione di uno spazio sul web?
Oltretutto, nel sito ufficiale del Salone viene riportata la seguente dicitura: “In caso di pre-accredito online: indicare le proprie generalità (nome, cognome, data di nascita, indirizzo di residenza) e nome e link del portale per il quale si richiede l’accredito. “…
Quindi niente documentazione, nulla che attesti che, effettivamente, Andrea Leonelli è titolare nonché amministratore, oltre che co-fondatore del blog… E dunque? Dunque veniamo al responso. Mercoledì ricevo una email in cui viene rifiutata la mia richiesta, per quale ragione non si sa. Quella di Andrea giace nel frattempo nel limbo. Presa da un moto di stizza, se non altro per la mancanza di una qualsiasi spiegazione, mando un’altra email in cui chiedo, molto cortesemente (e non lo dico in tono ironico), quali fossero i parametri per i quali uno scrittore viene definito tale e specifico che ho regolarmente pubblicato con Editore, non a pagamento, con regolare codice ISBN e depositi fatti laddove richiesto dalla legge. Insomma, tutto pulito, regolare e trasparente. Risposta di giovedì arrivata sempre per email: “Può indicarmi il nome della casa editrice ?“… con tanto di spazio prima del punto di domanda e mandata da un signore qualsiasi, presumibilmente facente parte dello staff organizzativo.
Ora, benedetto figliolo! Vuoi almeno presentarti? Sono tizio e le rispondo per conto dell’organizzazione Y, buongiorno! Ci vuole tanto a mettere un saluto? Magari anche un grazie alla fine? Questa si chiama educazione e se pensiamo che sia diventato un fronzolo inutile, allora siamo davvero messi malissimo. Ma tralasciamo questo aspetto che, per quanto importante, non è il punto fondamentale. Mi chiedi con quale editore ho pubblicato?
E allora non ci siamo proprio! Se non lo sai, mi spieghi come diavolo valuti queste richieste di accredito? A gusto personale, oserei dire. Questo mi sta simpatico come nome, allora sì. Questo ha un nome che mi fa vomitare, allora no. Questo è famoso, anche se è il calciatore di turno, allora sì. In ogni caso, per non stare a fare polemiche inutili, gli ho inviato il nome dell’editore e guai a lui se non avesse saputo chi fosse, dal momento che fa parte delle Case Editrici presenti al Salone. E lunedì mi sono vista arrivare una email con accredito accettato. In tutto questo, sempre lunedì mattina Andrea, senza fare sforzo alcuno e senza dover specificare nulla, ha ricevuto il suo accredito.
Bene, a questo punto cosa ne possiamo dedurre?
Che il Salone del libro dovrebbe chiamarsi il Salone dei Blogger? Che essere uno scrittore non è una credenziale valida, ma essere un blogger sì? Oppure possiamo ipotizzare che un blogger può fare pubblicità al Salone, mentre lo scrittore è sempre e solo l’ultima ruota del carro, quello che fornisce la materia prima (come le mucche… o le galline), ma non conta nulla?
Essendo sia scrittore che blogger, diventa evidente che non voglio mancare di rispetto a nessuna delle due categorie, ma è altrettanto ovvio che la mancanza di chiarezza e trasparenza, ancora una volta, fa parte del solito metodo italico che non promette nulla di buono, se non continuare a privilegiare i “soliti noti”. Se mi fossi chiamata King di cognome (tanto in questo blog è diventato ormai di famiglia), scommetto che nessuno mi avrebbe chiesto con quale editore ho pubblicato.

Magari, dopo questo articolo mi revocheranno l’accredito e mi metteranno nella lista degli ospiti non graditi… mah!

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