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Caro lettore ti boccio!

In Pensieri

Provochiamo un po’ di polemiche.

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di Irma Panova Maino

Partiamo da un presupposto ovvio e, direi, risaputo: gli autori, nel momento stesso in cui pubblicano, si espongono alla pubblica gogna. Ovvero, chiunque di noi, che abbia scritto qualcosa e che abbia tradotto questo qualcosa in un libro, sa benissimo che arriva sempre il momento in cui deve dare la propria opera e, spesso, anche sé stesso, in pasto ai lettori e questo fatto può diventare traumatizzante quando iniziano ad arrivare le recensioni. Altrettanto spesso le recensioni sono fatte da amici, parenti, conoscenti, sconosciuti che, però, in qualche modo, non vogliono urtare la sensibilità di colui che ha scritto il libro e, dunque, limitano di molto le osservazioni negative. Altresì, e lo sappiamo bene, esistono anche persone che recensiscono senza peli sulla lingua e appongono commenti poco edificanti se non, addirittura, insultanti, demolendo completamente sia la storia che l’autore. Tutto questo potrebbe comunque avere un senso se il lettore avesse fatto realmente il suo dovere, ovvero se avesse davvero letto e compreso ciò che l’autore ha cercato di comunicare. Tuttavia, esistono casi in cui il presunto lettore non solo non ha letto, ma si arroga il diritto di recensire con la presunzione di aver compreso tutta la trama da quelle poche pagine che ha sfogliato a caso, e se questo malcostume restasse confinato fra le mura domestiche, poco importerebbe. Il guaio nasce nel momento stesso in cui tale recensione viene scritta e pubblicata da qualche parte, come ad esempio su un blog. Dunque, a questo punto che fare? Insultare pesantemente il recensore, dandogli dell’incompetente? Invitare tutti gli amici e i parenti a visitare il blog e a mettere commenti altrettanto negativi su qualunque articolo venga pubblicato? Assumere un avvocato e citare il blog per danni?

Francamente sono tutte azioni deprecabili e che lasciano davvero il tempo che trovano. Se vi limitate agli insulti e fate confluire tutti gli amici sul blog, in realtà state facendo un favore all’amministratore del blog stesso, gli date visibilità e fate aumentare il traffico sulle sue pagine. Se a voi questo non dice niente, per chiunque gestisca uno spazio su internet, l’aumento delle visite è un dato prezioso. Nel caso in cui voleste assumere un legale per cautelare i vostri presunti diritti, approdereste comunque a poco, dal momento che, a quel punto, il blogger leggerebbe davvero il vostro libro, troverebbe il modo di demolirlo in ogni caso e si appellerebbe al fatto che non si possono contestare i gusti personali, soprattutto per il fatto che non è un professionista e, dunque, trattasi semplicemente di un lettore al quale non è richiesta nessuna qualifica per poter esprimere il proprio parere.

Tuttavia, dal punto di vista dell’autore, tenendo conto di come cambiano i tempi e dell’evoluzione tecnologica che, in tutti i sensi, monitora qualunque cosa noi facciamo, non sarebbe male poter avere un effettivo riscontro del nostro “lettore medio”. In questo gli ebook potrebbero costituire un’enorme risorsa e le varie piattaforme potrebbero diventare le protagoniste principali di una nuova concezione del modo di vendere.
Vi faccio un esempio.
Amazon, la più importante piattaforma di vendita on line, per quel che riguarda il formato digitale, costringe i lettori ad acquistare ebook in un formato ad hoc, costituito appositamente per poter essere letto solo da un reader distribuito dall’azienda, il famoso Kindle. Per quanto non sia noto il fatto che a quel punto tutto viene monitorato, è ovvio, invece, che lo sia. Tutti i libri che noi scarichiamo lasciano una traccia, tant’è che l’acquisto viene comprovato e se poi il libro viene recensito, appare la dicitura dell’effettiva vendita. Tutto quello che leggiamo, come lo leggiamo, quante volte lo facciamo e dove interrompiamo, viene riportato, attraverso il Kindle, direttamente nei database principali. Se queste informazioni non vengono divulgate, per ovvi motivi (altrimenti bisognerebbe parlare di violazione della privacy), in realtà i dati ricavati vengono analizzati e servono per proporre ai lettori i generi che più preferiscono, stabilendo le tipologie più frequenti. Quindi, dal momento che già viene violata la nostra privacy, non potrebbero utilizzare tale violazione per dare un servizio anche all’autore, oltre che al lettore?

Ovvero, se si potesse identificare il lettore fasullo, quello che compra, legge a metà e poi lascia commenti imbarazzanti, non sarebbe meglio? O ancora. Se si potesse poter ribattere a certe affermazioni, dimostrando che il lettore è stato superficiale e ha saltato bellamente interi capitoli di un libro, non sarebbe più equilibrato? In poche parole, quanto sarebbe meglio poter avere uno scambio di vedute e pensieri con i propri lettori? Soprattutto, quanto sarebbe meglio poter segnalare i cattivi lettori, potendo fare in modo che vengano penalizzati a loro volta? Basterebbe una semplice percentuale di lettura nel momento stesso in cui il lettore decide di recensire.

Tutti noi siamo dei soggetti posti in vetrina, dal momento che decidiamo di esporci con la pubblicazione di un libro. Per quanto l’autore possa cercare di cautelare la propria privacy e di salvaguardare la propria immagine, nel momento in cui si espone diventa difficile potersi nascondere. Ma chi sta dall’altra parte del libro, chi lo acquista e lo fa suo… quante volte resta anonimo? Persino nei blog letterari, quanti sono gli pseudonimi, i nickname che vengono utilizzati per non dover mettere il proprio volto?
E questo anonimato, come cautela l’autore da coloro che usano la penna a sproposito e demoliscono una qualsiasi opera, solo per il fatto che quel giorno hanno l’umore di traverso?

Nel caso di Amazon, se venissero esposte le percentuali di lettura, molti recensori sparirebbero e vi sarebbe un calo significativo dei commenti, ma è anche vero che si aprirebbe una nuova era per tutti coloro che invece leggono e leggono davvero, arrivando alla fine a porre un commento vero, positivo o negativo che sia.
Pensateci…

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