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Caro editore lei non capisce niente!

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Caro editore lei non capisce niente! Le reazioni alle lettere di rifiuto.

snoopy romanzo 5

Se in un precedente articolo (lo trovate QUI) vi avevamo raccontato quanto fosse fastidioso non riceve alcuna comunicazione da parte di un editore al quale è stato inviato un manoscritto in valutazione, ora vi raccontiamo cosa accade, a volte, quando invece le comunicazioni arrivano, ma sono di rifiuto.

Partendo dal presupposto che la maggior parte degli editori se ne guarda bene dall’inviare email o lettere per dire all’autore che il suo testo non è pubblicabile, quei pochi che ancora lo fanno non hanno vita facile, al punto che spesso si chiedono se davvero valga la pena mantenere quel minimo di educazione che una società civilizzata richiede.

Apriamo solo una piccolissima parentesi, giusto per sottolineare un fatto importante, non sempre l’essere rifiutati da un editore significa che il testo non vale nulla. Potrebbe essere semplicemente sintomo del fatto che non era idoneo per la filosofia editoriale della CE, oppure non adatto alle collane in catalogo. Quindi, prima di cadere in depressione o iniziare a inveire ferocemente, fatevi un adeguato esame di coscienza e cercate di capire se, effettivamente, l’editore non era quello giusto, oppure se il testo proposto non era pronto per essere sottoposto all’esame di un occhio “esperto”.

Detto questo, passiamo a guardare la situazione dal versante opposto, ovvero infilandoci per un momento nei panni scomodi di un editore che si ritrova a dover rifiutare un manoscritto. Ma a voi riesce così facile dire dei sonori “no”? In effetti, nemmeno all’editore, che è pur sempre un essere umano, l’operazione risulta essere così semplice. È vero che in taluni casi non è nemmeno lui/lei a doverlo fare e c’è qualcuno pagato apposta per sobbarcarsi questo onere, ma il risultato non cambia. Quando la missiva arriva a casa del malcapitato, le reazioni possono essere molteplici. Quindi si passa appunto dalla depressione alla rabbia, attraversando una vasta gamma di stati emotivi. Tuttavia, quella più fastidiosa resta pur sempre la maleducazione, soprattutto quando si manifesta attraverso insulti, ingiurie e minacce.

Di sicuro agli autori non manca la fantasia. Qualcuno ha inviato all’editore un dizionario d’italiano, supponendo che l’editore non avesse compreso alcuni termini citati nel testo preso in esame e rifiutato. Un altro, affinché fosse chiaro il messaggio, ha risposto mettendo in una busta un proiettile calibro 9. Un altro ancora è riuscito a reperire l’albero genealogico del direttore editoriale e ne ha insultato tutto il ramo femminile… Certo, questi sono casi limite, ma nella realtà i casi spinosi sono meno rari di quel che si pensa e una semplice risposta come “lei non capisce niente!” diventa persino una frase simpatica.

 

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