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Come cambia il premio Strega

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Come cambia il premio Strega

Ci sono due modifiche al regolamento che, secondo gli organizzatori, renderanno più facile ai piccoli editori partecipare al concorso

Il 6 febbraio il comitato direttivo del premio Strega, il più importante riconoscimento letterario italiano, ha annunciato due cambiamenti nel regolamento che stabilisce come candidare i libri al premio. In breve, il primo cambiamento è che d’ora in avanti perché un libro sia candidato alla fase iniziale del concorso basterà che sia presentato da uno solo dei 400 “Amici della domenica”, cioè i membri della giuria eletti a vita, e non da due. Il secondo cambiamento è che il comitato direttivo, che da sempre ha il ruolo di scegliere tra i libri segnalati dagli Amici della domenica i dodici che poi vengono effettivamente votati dall’intera giuria, avrà la possibilità di inserire nella dozzina dei titoli non segnalati a propria discrezione.

Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci che organizza il premio, ha spiegato al sito il Libraio che le modifiche vogliono limitare il peso dell’editore, «che faceva da coordinatore tra i due presentatori» convincendoli a sponsorizzare un suo libro, e che sarà più facile anche per le case editrici più piccole partecipare al premio. Di fatto, le nuove regole cercano di limitare il controllo dei grandi editori, da tempo accusati di influenzare o comunque pesare troppo sull’esito del voto – vista anche la grande quantità di copie che vendono di solito il libro vincitore e i finalisti.

Come funziona il premio Strega

Per capire bene il senso delle modifiche al regolamento dello Strega è importante sapere come viene assegnato il premio. Prima di tutto è annuale e possono essere presi in considerazione solo libri di narrativa – quindi romanzi oppure raccolte di racconti – italiana pubblicati tra il primo aprile dell’anno precedente e il 31 marzo dell’anno in corso. Fino all’edizione dell’anno scorso i libri partecipanti venivano scelti in questo modo: prima di tutto dovevano essere segnalati al comitato direttivo da due Amici della domenica – che in totale sono 400 e sono soprattutto scrittori, giornalisti, studiosi, artisti e registi di cinema e teatro – dopodiché dovevano essere scelti dal comitato tra tutti i libri segnalati (nel 2017 ad esempio erano 27) per entrare nella dozzina dei finalisti. Perché un libro ne faccia parte inoltre serve l’autorizzazione del suo autore, che si impegna a partecipare al premio.

Solo una volta arrivati nella dozzina i libri partecipano davvero al premio, perché è sulla dozzina che la giuria vota per la prima volta, solitamente tra metà aprile e metà giugno: i libri più votati sono quelli che vanno a formare la lista di cinque (sei in alcuni casi) finalisti, annunciata due settimane prima della votazione finale e della consegna del premio. Per entrambe le votazioni il voto è segreto; quando votano i libri della dozzina i giurati possono esprimere fino a tre preferenze, mentre nella votazione finale solo una. Dall’anno scorso la giuria complessiva è composta da 660 membri: oltre a quelli degli Amici della domenica ci sono i voti collettivi espressi da scuole, università e 15 circoli di lettura delle Biblioteche di Roma e 200 voti espressi da studiosi, traduttori e intellettuali italiani e stranieri selezionati da 20 Istituti Italiani di Cultura all’estero. Anche questa riforma nella composizione della giuria era stata pensata dagli organizzatori del premio per diminuire il potere delle grandi case editrici nella scelta del vincitore.

In teoria i libri che entrano in concorso ogni anno sono scelti autonomamente dagli Amici della domenica, ma è consuetudine ed è risaputo che sono le case editrici a cercare due Amici che presentino uno dei loro libri. Per questa ragione non vengono mai candidati due libri pubblicati dallo stesso editore. È da anni che le grandi case editrici vengono accusate di pilotare il premio, anche per questa ragione: hanno più contatti tra i membri della giuria e in particolare tra quelli che hanno più influenza sulle decisioni del comitato direttivo per la propria autorevolezza. Le grandi case editrici hanno più possibilità di influire sul premio per altre due ragioni: possono esercitare la propria influenza nelle fasi di voto; l’autore deve fornire alla giuria 450 copie cartacee – tante per i piccoli editori – perché un libro possa partecipare.

Per i non addetti ai lavori potrebbe sembrare semplice per una casa editrice convincere due persone su 400 a segnalare uno dei propri libri, ma non è davvero così, almeno per i piccoli editori, perché gli Amici della domenica più autorevoli ricevono altre proposte di questo tipo e di case editrici ce ne sono molte.

Cosa potrebbe succedere con le novità

I cambiamenti sono stati inseriti modificando i primi due articoli del regolamento di votazione del premio, che ora dicono:

Art. 1. Entro il 31 marzo ciascun Amico della domenica potrà segnalare al Comitato direttivo un’opera che ritiene meritevole di concorrere, motivando la proposta con un breve giudizio critico. Le segnalazioni dovranno pervenire secondo le modalità indicate dalla segreteria agli Amici.

Art. 2. Spetta al Comitato direttivo individuare le opere concorrenti anche tenendo conto delle segnalazioni degli Amici. Allo scopo di consentire un’efficace gestione del premio, ogni anno il numero di libri in concorso non sarà superiore a dodici.

Il cambiamento sulla modalità di selezione dei libri in concorso renderà probabilmente più semplice la partecipazione di piccole case editrici, visto che basterà un solo Amico della domenica per candidare un libro e ognuno dei 400 giurati a vita potrà segnalarne uno solo. Anche se non è detto che il risultato della riforma avrà risultati molto grossi (visto che comunque le case editrici potrebbero sempre influenzare le votazioni), è indubbio che almeno nella selezione dei libri sottoposti all’attenzione del comitato direttivo ci sarà un margine di imprevedibilità: ci sarà spazio per proposte provocatorie e probabilmente per chi lavora nell’editoria seguire le tappe del premio sarà più divertente.

Non è escluso che entrino nella lista iniziale due diversi libri pubblicati dalla stessa casa editrice, anche se poi sarà comunque difficile che arrivino entrambi nella dozzina. Non è escluso nemmeno che vengano segnalati libri di ex vincitori del premio: il regolamento dice che «gli scrittori che hanno vinto il premio Strega non possono concorrere se non dopo tre edizioni successive» e le case editrici non hanno mai “spinto” ex vincitori. Un’altra cosa che probabilmente avverrà è che la lista iniziale di libri segnalati sarà più numerosa.

La modifica al ruolo del comitato – composto da due rappresentanti della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, che organizza il premio, due rappresentanti della società Strega Alberti Benevento, che lo finanzia, tre vincitori del premio e quattro Amici della domenica – potrebbe a sua volta aggiungere maggiore varietà nella dozzina. Infatti il comitato potrebbe finire per includere libri trascurati o dimenticati per qualche ragione, assumendo un peso molto maggiore e diminuendo ulteriormente quello delle grandi case editrici.

C’è anche una terza cosa che cambierà nel premio Strega, ma dalle edizioni dei prossimi anni: i libri in concorso non saranno più scelti tra quelli pubblicati tra il primo aprile dell’anno precedente e il 31 marzo dell’anno in corso, ma tra quelli usciti tra il primo marzo dell’anno precedente e l’ultimo giorno di febbraio di quello in corso. All’edizione de 2019, per evitare che un libro venga candidato due volte, il periodo che sarà considerato sarà quello dal primo aprile al 28 febbraio. In questo modo i giurati avranno più tempo per leggere tutti i libri su cui votare, visto che sia le operazioni di voto che la premiazione continueranno a essere negli stessi periodi dell’anno.

Sorgente: Come cambia il premio Strega, spiegato – Il Post

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