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Recensione di Oliviero Angelo Fuina

La stanza dei Fiori di Gianni Vigilante, recensione di Oliviero Angelo Fuina

La stanza dei fiori di Gianni Vigilante è una stanza letteraria difficile da definire con canonica linearità, almeno all’inizio, ma è una “stanza” che sorprende per l’arredo stilistico lirico e nel contempo colorato e originale. Le descrizioni didascaliche di una Napoli prevalentemente degli anni ’60 diventano quasi organolettiche e stupisce la notevole padronanza espressiva del talentuoso autore. Il romanzo di Vigilante è certamente un romanzo particolare ed inusuale nella costruzione iniziale e nel finale ma tutto torna e tutto si chiarisce e, personalmente, una voce intonatissima fuori dal coro l’apprezzo sempre tantissimo ed è il caso, appunto, di questo apprezzabilissimo autore. “La stanza dei fiori” è un giallo ambientato nel secondo dopoguerra in una Napoli che al lettore è data vivere e respirare ed ascoltare nei ritmi e nelle sonorità. Molti sono i personaggi ottimamente caratterizzati di questo “giallo” e profonde le tematiche che scaturiscono dall’evolversi del disvelamento dei fatti. Paradossalmente nessun personaggio pare prevalere sull’altro e tutti hanno vita propria in un concatenarsi relazionale a volte sorprendente ma sempre ben costruito. La vittima di questo giallo in oggetto è un prete altamente controverso, come si rivelerà poco alla volta grazie alle indagini del Commissario Fantaguzzi di “estrazione tecnico scientifica”, protagonista delle famose quattro giornate di Napoli che gli varranno appunto la nomina a Commissario nel successivo periodo post bellico. La vittima verrà ritrovata appunto nella stanza dei fiori della chiesa nella quale svolge le sue funzioni di ministro ecclesiastico. Tanti scenari e storie si rivelano al lettore per voce e pensieri dello stesso Commissario e dei tanti personaggi ognuno dei quali con la propria personale verità inoppugnabile, tra chiaroscuri di moralità, La verità “giudiziaria” ovviamente verrà offerta nel finale ma sarà una verità che arriverà forse postuma e non sarà paradossalmente fondamentale nei giudizi che il lettore ha potuto formulare interiormente. Originali gli ultimi capitoli nei quali ogni personaggio si sostituisce alla voce narrante dell’autore ed ognuno di loro fa i conti con la propria storia, chiarisce i nessi con gli altri, il personale coinvolgimento e le loro personalissime scelte. Ribadisco il mio ammirato plauso a Gianni Vigilante per averci offerto un romanzo, colorato di giallo per l’occasione, di sicura qualità letteraria, logica conseguenza del suo indubbio talento letterario e narrativo. Un autore sicuramente da seguire ancora e ancora.

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