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Intervista a Armando Vertorano

Intervista a Armando Vertorano, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autore
La figura dello scrittore è troppo spesso ammantata di un’aura di “superiorità”, di persona “elevata”, a mio avviso ingiustificata. Mi piace vedere la scrittura come un lavoro, tanto artistico quanto artigianale. Non si è scrittori solo perché si hanno le idee, lo si è perché su quelle idee si è imparato a lavorare. Ed è questo che mi piace fare, quando scrivo: lavorare sulle idee, scartarle, riprenderle, trasformarle, gingillarcisi su, appallottolarle, tirarle, spintonarle, strapazzarle…

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
Si può scrivere di qualsiasi cosa, basta saperlo osservare. Anche un cane che fa la pipì su un muro sbreccato può diventare una storia. Quello che, personalmente, preferisco osservare e quindi raccontare sono le parti più infime dell’animo umano, quelle che a nessuno fa piacere mostrare. Raccontarle magari ridendoci su. Un dispetto insomma, di cui il lettore – se il racconto funziona – diventa un complice sghignazzante.

Parla della trama del tuo libro
Si tratta di tre pièce teatrali, una più grottesca e inquietante (Sul piatto d’argento) le altre due più leggere ma altrettanto spietate (Qualcosa è andato storto e Spiriti nell’armadio). In tutte si va a passeggio tra i mostri sepolti all’interno del rapporto di coppia. Le dinamiche di due persone sentimentalmente legate, i loro non detti, e le vicendevoli repressioni, sono spesso lo specchio deformato di ciò che avviene all’interno di qualsiasi tipo di relazione, anche non sentimentale, anche nel rapporto con gli sconosciuti. E per tirare fuori il peggio di noi stessi, per gridare tutto quello che pensiamo e che mai avremmo osato confessare, bastano a volte dei pretesti scandalosamente piccoli, come la ricerca di una casa (Sul piatto d’argento), una coscienza petulante (Qualcosa è andato storto) o una seduta spiritica cominciata per gioco (Spiriti nell’armadio).

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
Sono sempre stato dell’idea che tutto ciò che uno scrittore scrive sia autobiografico. Anche ciò che inventa di sana pianta. Perché per renderle vere non c’è altro sistema se non attingere al proprio vissuto, o almeno a ciò che si è osservato in prima persona. Quando scrivo mi diverto molto a rendere un po’ finti aneddoti veri e a inserire qualcosina di vero nelle finzioni. Se mai un giorno mi venisse voglia di scrivere un’autobiografia sarebbe sicuramente infarcita di cazzate. Ma sono sicuro che credereste a tutte.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
Adoro i generi, sarebbe bellissimo saperli padroneggiare tutti. Purtroppo alcuni mi sono più congeniali di altri. Poi ci sono storie che travalicano i generi letterari, e sono “letteratura” e basta. Di solito mi lascio trasportare, non comincio mai dicendo: “Ora scrivo un horror”. Se la storia porta verso gli zombie, ok, altrimenti non la forzo. E se durante questo processo mi trovo di fronte ai miei limiti dovuti a ignoranza o a mancanza di capacità, o lascio perdere, o mi metto a studiare.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Conquistare il mondo, ovviamente.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Evitare come la peste le case editrici a pagamento. Sono da sempre contrario al self-publishing. Tutti hanno il diritto di scrivere, ma non tutto può essere pubblicato. Per me è necessario che ci sia un filtro.
E, se non avete un agente letterario o un cugino importante, lasciate perdere le grandi case editrici. Non vi leggeranno mai. Cominciate dalle piccole. Fate vedere di che pasta siete fatti, e poi se ne riparla.

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