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Intervista a Dario Tonani

Intervista a Dario Tonani

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  1. Nell’editoria si dice che il tempo di Twilight sia finito e stia sorgendo il sole su mondi fantascientifici. Risulta così anche a te?

In realtà credo che sia più una speranza che un dato di fatto, tant’è… Accolgo ugualmente la notizia con molto piacere e con le aspettative del caso. Diciamo, che cercherò di farmi trovare pronto.

  1. Come hai reagito alla notizia che saresti stato tradotto in giapponese?

Con estrema gioia, non è un segreto. Il mercato giapponese ha decisamente altri numeri Tonani giapponerispetto al nostro. Mia moglie ha lavorato parecchio con il Giappone e per lungo tempo andava a Tokyo un paio di volte al mese; mi raccontava spesso che sulla metropolitana nessuno parla, perché sono tutti immersi nella lettura di un libro o nella musica di un lettore Mp3. Insomma, pare che laggiù la lettura debba vedersela solo con la musica dagli auricolari, mentre qui da noi deve fare a pugni con le chiacchiere, il calcio, il gossip, il bailamme televisivo, la politica, gli aggiornamenti su Belen… Il Giappone è un Paese di lettori forti e di grandi “consumatori” di storie “visuali” (cinema, anime, manga), e questo mi fa bene sperare per l’accoglienza al libro.

  1. Puoi raccontarci com’è nata la storia della traduzione in giapponese del tuo libro?

Una mattina ricevo un’email dall’altro capo del mondo. Recita più o meno così: sono il direttore di una casa editrice di Tokyo, e saremmo interessati alla pubblicazione del suo libro “Mondo9”. Diretta, senza fronzoli, puntuale. Sono saltato sulla sedia e dopo qualche ora ho girato il messaggio al mio agente perché valutasse l’offerta sulla base di considerazioni meno emotive delle mie. Da lì è iniziato tutto quanto e il bel rapporto di amicizia con il traduttore Koji Kubo, con il quale oggi mi sento molto spesso.

  1. Non sei nuovo ad avere i tuoi racconti tradotti in altre lingue, in quali altri paesi sei stato tradotto?

Negli Stati Uniti (ma direi tutto il mondo anglofono, dato che l’uscita era in ebook) e su carta in Francia e in un poker di Paesi dell’est: Russia, Ucraina, Bielorussia e Kazakistan. E ora il Giappone! Insomma, mi sono già fatto tre alfabeti…

  1. Che riscontri stai ricevendo all’estero? E in Italia?

Ottimi davvero. Ho qualche endorsement davvero importante. Un paio da parte di Paul Di Filippo, che ha fatto da editor per l’edizione in lingua inglese di “Cardanica”; sono un po’ in imbarazzo a dirlo, ma in un collegamento pubblico via skype con i Delos Days dello scorso anno, mi ha citato tra gli scrittori odierni per lui più innovativi nel campo della fantascienza, insieme a nomi del calibro di Alaystar Reynolds, Charles Stross, Greg Egan e dello scrittore finlandese Hannu Rajaniemi. E poi Bruce Sterling, che ha sempre avuto parole pubbliche di elogio per il sottoscritto. Quanto all’Italia, nell’ambito della narrativa fantastica e di science fiction siamo una comunità davvero ridotta; elogi, critiche e polemiche rimbalzano come su un tavolo da biliardo. Ma sono molto contento del calore che ricevo dai miei lettori.

  1. Che differenze fra le realtà editoriali nostrane e quelle straniere?

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In realtà, ho una conoscenza solo sporadica delle realtà editoriali estere. Gli Stati Uniti mi sono sembrati un gigantesco meccanismo trita-autori; la mia esperienza, tra l’altro molto positiva, su Amazon.US mi ha dato la misura di quanto paranoico e competitivo sia il mercato d’Oltreoceano, dove comunque la visibilità possono averla tutti, anche autori – come nel mio caso – assolutamente sconosciuti dalle loro parti. Quanto al Giappone, sto ricevendo un’impressione davvero splendida: mi hanno spiegato che c’era molta attesa per “Mondo9”, ne stanno parlando critici e lettori. Usano molto Twitter per il passaparola. E poi fanno libri semplicemente splendidi. “Mondo9” è un’edizione rilegata con sovraccoperta e fascetta; in Italia, un trattamento così lo riservano a pochissimi autori da classifica o a collane molto di nicchia come quelle rivolte alla narrativa young adult. Il nostro mi sembra un mondo editoriale piuttosto chiuso e autoreferenziale, dominato da chi di professione fa altro rispetto a scrivere.

  1. Nelle tue pubblicazioni, da [email protected] a L’algoritmo bianco a [email protected] è passato del tempo, cosa è cambiato nel tuo modo di scrivere?

Credo di essere maturato molto da ogni singolo titolo, specie sul piano dell’approccio professionale alla scrittura. Mi occorre molto meno tempo per “fare massa di pagine”, arrivo al succo della storia in modo più diretto, sto concentrato sulla storia per più tempo.

  1. E cosa è cambiato in Dario, se qualcosa è cambiato?

La scrittura è già di per sé un cambiamento, un’evoluzione costante. Ho un piccolo bacino di lettori affezionati, che prima non avevo. Ho imparato a sostenermi con loro, a prendere per la mia scrittura anche il loro fuoco. Sono un po’ più sicuro dei miei mezzi (e questo nello scrivere fa davvero tanto).

  1. Riesci ad avere tempo per il Dario “uomo”?

Ma sì, ci provo. Non sempre riesco, perché sfrutto al massimo il mio tempo libero per scrivere. Ma parto dal presupposto che “uomo” e scrittore non sono, né potrebbero mai essere, figure scindibili…

  1. È previsto che tu vada in Giappone a presentare il tuo libro?

Mi piacerebbe, anche se non ci sono ancora programmi precisi in merito.

  1. Che effetto fa essere uno dei pochi autori italiani conosciuti e venduti all’estero?

181836_4254242919404_802085518_nNon ho ancora avuto modo di pensarci molto, quello che sento è un effetto molto personale e privato: sono felice. E spero di continuare.

  1. Con la scrittura ogni autore continua la propria evoluzione personale e artistica. Stai ancora cercando una tua “dimensione”? Riusciresti a limitare la tua arte a un solo filone?

Parto dalla seconda domanda. Non amo gli steccati tra i generi, per cui non mi sento accasato con nessun filone “puro”. Adoro la contaminazione, l’ibridazione, il crossover, non credo riuscirei a “specializzarmi” altro che nella “non specializzazione”. Quanto al cercare una dimensione, sì, la si cerca sempre. Intima, professionale e, perché no, anche editoriale.

  1. Cosa dovrebbe fare un autore italiano per esportare i propri scritti? Quali sono i primi passi?

Noi siamo una lingua molto periferica, c’è relativamente poco che può fare un autore di casa nostra per orientarsi sui mercati esteri. Direi, guardare al centro della galassia, con storie personali che rigettino le formule e gli archetipi americaneggianti. La “personalità” nella scrittura è fondamentale, ed è molto più apprezzata di quanto si sia portati a credere. Un autore italiano non può e non deve omologarsi ai format che provengono dall’estero, anche se questi paiono scorciatoie miracolose. Non è così, dallo scrittore italiano si vuole normalmente di più e di meglio, per questo è così difficile affermarsi sulla concorrenza d’oltreconfine.

  1. Quali sono i progetti previsti nel tuo futuro? E in quello dei tuoi libri?

L’ho accennato sopra: trovare una dimensione autoriale, che mi permetta di migliorare i miei mezzi e di metterli a frutto nel migliore dei modi. Sul piano dei progetti, direi lavorare al fix-up cartaceo delle nuove storie di Mondo9 e a nuovi romanzi. Senza tralasciare la forma del racconto, che sinceramente adoro.

  1. La tua è una cover molto particolare e unica? Puoi parlarcene… (e magari osf59_tonani_frontokparlaci dei tuoi rapporti con l’illustratore Franco Brambilla)

Franco Brambilla, oltre ad essere un carissimo amico, è stato un compagno di viaggio straordinario di quasi tutti i miei libri; ha disegnato le copertine di “[email protected]” (2007), “L’algoritmo bianco” (2009), “[email protected]” (2011) e le illustrazioni interne di diversi miei racconti sparsi. La sua cover di “Mondo9” (2012) è semplicemente stupenda; con il romanzo ha lavorato esattamente come fanno i concept artist per il cinema. Credo di dovergli molto, soprattutto per “Mondo9”, e sono molto felice che l’editore giapponese abbia comprato la sua copertina e anche due altre immagini per l’attività di promozione al libro. Insieme abbiamo realizzato “The Art of Mondo9”, un libro illustrato autoprodotto in tiratura limitata che raccoglie una trentina di sue immagini, accompagnate da brevi estratti del romanzo. Franco poi, lavorando in 3D, è colui che ha dato effettivamente forma alla protagonista del volume, la nave “Robredo”, creando un modello digitale unico e in qualche modo autentico e originale. La sua stazza? 45 megabyte. Grazie della bella chiacchierata, Andrea. Stay tuned!

Per maggiori informazioni e curiosità visitate il suo sito personale

www.dariotonani.it

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