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Intervista a Miriam Spizzichino

Intervista a Miriam Spizzichino, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autoremalattiedellaltromondo
La passione per la scrittura è sempre stata presente nella mia vita, ma non pensavo che potesse diventare un lavoro. Da bambina amavo inventare e raccontare storie fantasiose, ambientate in luoghi incantati. Una volta cresciuta, ho iniziato a buttare ogni mia folle idea su carta, fino a farle prendere forma e così mi ritrovai a scrivere racconti brevi che potevano riguardare argomenti diversi, a volte anche antitetici tra loro. Tutto ciò rimase, però, un mio piccolo hobby da coltivare nel tempo libero, in casa. Durante gli ultimi anni di liceo ho avuto modo, grazie alla mia professoressa di Italiano e Storia, di concretizzare alcuni miei progetti riguardanti temi sociali, eventi sull’olocausto e articoli inerenti per il blog dell’istituto. Queste esperienze mi avevano lasciato la voglia di raccontare il mondo che vedevo e come lo vedevo. Nasce così la mia aspirazione a scrivere il mio esordio letterario “Le ma! lattie del nostro mondo”, concretizzatosi qualche anno dopo la fine del liceo.

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
La maggiore ispirazione la traggo dalla gente, da ciò che vedo intorno a me tutti i giorni. Spesso mi piace fare lunghe passeggiate e soffermarmi a guardare le persone che camminano e ad immaginare le loro storie, cosa pensano, cosa li preoccupa. A volte basta un piccolo dettaglio a catturare la mia attenzione e da lì nasce una piccola trama per un romanzo o un racconto breve. Questo modo di vedere il mondo mi ha aiutato molto nella stesura del mio primo libro.

Parla della trama del tuo libro
“Le malattie del nostro mondo” parla, appunto, delle malattie sociali che imperversano ancora nella nostra società. E’ questo il filo rosso che tiene unite le storie che ho voluto raccontare. Quando l’ho presentato al grande pubblico, non a caso ho usato queste parole: “Una malattia da debellare. Otto storie vissute nel silenzio. Otto malattie da cui il mondo ancora non riesce a guarire. Disturbi alimentari, discriminazione razziale, violenza sulle donne, l’incomunicabilità, l’autolesionismo, la solitudine, il bullismo e la lesbofobia. Racconti brevi per riflettere”. Il mio libro nasce dalla voglia di accendere una luce, un faro su problemi molto spesso ignorati, che non conquistano le prime pagine dei giornali o i titoli di apertura dei TG ma che esistono e, a mio modo di vedere, fanno molta più notizia di tanti altri fatti. Quello che ho voluto trasmettere con questa mia prima avventura editoriale è che “Le malattie del nostro mondo” parla di un qualcosa meno lontano da noi rispetto a quanto si pensi. Sono situazioni che potrebbero riguardare qualsiasi persona: un nostro amico, un nostro parente, un collega. Problemi che portano all’esasperazione e infine, nei casi più rilevanti, al suicidio. In questi casi allora sì che si desta l’attenzione dei media, giusto il tempo di un breve lancio di agenzia. Una volta passata la notizia, scompare anche il velo di indignazione dell’opinione pubblica e si ritorna ai nastri di partenza. Vergognoso!

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
Non proprio, ma ovviamente in ognuno di loro ho lasciato una parte di me. Diciamo che l’unica cosa che forse mi avvicina ad alcune ragazze che popolano i miei racconti brevi è la sensibilità. Sono molto sensibile e proprio per questo elaboro il dolore in un modo tutto mio, cercando di andare oltre una mera e fredda esposizione di una storia.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
Mi piace molto spaziare per crescere, maturare, mettermi in gioco e, perché no, conoscere parti di me che magari neanche sapevo di avere. Ogni storia che scrivo mi porta ad avere una forte intimità con il mio io ed è questo che, secondo me, aiuta a conoscersi meglio.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Sicuramente continuare a scrivere il terzo romanzo che ho in preparazione e che trarrà spunto da qualche aspetto di questo libro d’esordio, in particolare dal racconto “La solitudine dell’abbandono” che ha avuto un riscontro più che positivo dai miei lettori… Ma non voglio svelarvi di più, quindi non vi resta che aspettare la sua uscita!

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Consiglio di mettersi in gioco, di provarci. Molti autori esordienti, una volta finito di scrivere il manoscritto, hanno “paura” di ricevere risposte negative e quindi neanche provano a mandarlo alle case editrici. Il mio consiglio è: non lasciate che la paura di perdere vi impedisca di partecipare. E’ sbagliato. Se lo avessi fatto anche io, facendomi prendere dagli scrupoli e dalla paura di non piacere, non avrei fatto la strada che ho fatto fino adesso. Jim Morrison amava spesso ripetere: “non tentare mai nella vita è rimanere col dubbio che ce l’avresti fatta”, quindi coraggio!

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