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Intervista a Valerio Sericano

Intervista a Valerio Sericano, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”amidagliocchicolordelmare

Racconta la tua esperienza come autore
Ho sempre sentito il bisogno di scrivere nella mia vita, dalle esperienze adolescenziali scarabocchiate su un quaderno di scuola passando per l’anno di naia fino a giungere alla trascrizione delle sensazioni provate durante le corse ciclistiche che ho affrontato per un lungo periodo. Se mi volto indietro vedo che la mia vita è tutta racchiusa in un lungo diario. Solo di recente ho cominciato a scrivere qualche racconto, scoprendomi una fantasia che neppure sospettavo lontanamente di avere. Avere una fantasia smisurata non significa tuttavia essere automaticamente un bravo scrittore, perché è una qualità che va imbrigliata, domata e incanalata nella giusta direzione, altrimenti rimane fine a se stessa e non conduce a nulla di concreto. Lo scorso anno ho provato per scherzo a scrivere un romanzo, accorgendomi di riuscire a creare personaggi che mi piacevano tanto da sembrarmi vivi. Così ho provato la strada della ! pubblicazione, scoprendo che gli editori sembravano interessati alle cose che scrivevo. Adesso sto lavorando al mio quarto romanzo

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
Essenzialmente mi ispira la musica. Con un certo tipo di musica nelle orecchie sarei capace di scrivere qualsiasi cosa… Ehm, quasi. Intendo dire che per trovare le giuste parole e far fluire le frasi devo ascoltare la musica giusta, quella capace di tirarmi fuori le cose da dentro. Perché io scrivo di getto con il cuore, mentre la testa la uso solamente per correggere e aggiustare le cose già scritte. Per non sbagliarmi, comunque ho preso l’abitudine di ascoltare la musica anche quando correggo i miei testi. Anche adesso che sto rispondendo a queste domande sto ascoltando musica, altrimenti non riuscirei neppure a scrivere…

Parla della trama del tuo libro
S’intitola “Ami dagli Occhi Color del Mare” ed è la mia seconda pubblicazione. E’ una vicenda sentimentale che unisce l’Argentina del primo novecento con la Genova di oggi e il Giappone contemporaneo. “Wow…! E che cosa possono avere in comune paesi, epoche e culture così diverse fra loro?”, potrebbe obiettare qualcuno. Posso dire che c’è un filo rosso che lega tutto l’insieme, rappresentato dalle storie di vita, d’amore e di lontananza narrate attraverso le emozioni dei protagonisti, i quali vivono nel pieno la loro realtà, colorandola a tinte forti con le proprie esperienze quotidiane. La storia principale narra dell’incontro quasi casuale su un social network di uno studente universitario di Genova con una coetanea giapponese. Un incontro che porterà il protagonista a sognare una storia d’amore “esotica” e fuori dal mondo reale. Quando il giovane sarà chiamato a vivere sul serio quella storia, incontrando nel mondo reale la sua fidanzatina telematica dopo essere volato a Tokyo e poi a Sendai, scoprirà un mondo che inizialmente non capirà per nulla, ma del quale s’innamorerà inesorabilmente attraverso esperienze ingenue e un po’ naif. I due giovani protagonisti vivranno una magica storia d’amore fino a che l’onda nera dello tsunami che ha colpito le coste giapponesi l’11 marzo 2011 non travolgerà tutto quanto. Da quel giorno per loro nulla sarà più come prima e si troveranno a vivere non più il loro sogno fatato, ma una realtà dura, che li costringerà a compiere delle scelte dolorose. Il giovane protagonista italiano smetterà fatalmente di sognare, ma nel ricordo dell’antica storia d’amore vissuta cento anni prima da un proprio avo emigrato in Argentina, sarà il sogno a compiere il viaggio inverso andando a bussare alla sua porta… La cosa più difficile dell’intero romanzo è stato scrivere il capitolo dedicato alla tragedia dello tsunami, perché mi sono immedesimato talmente tanto nell’esperienza narrata attraverso le vicende dei due protagonisti da stare male per una settimana intera…

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
Purtroppo sì, ma sto cercando di evolvere. Con ciò intendo che per un autore esordiente è inevitabile partire dalle proprie esperienze interiori e dal modo che ciascuno di noi ha di porsi verso gli altri. Scriviamo di ciò che abbiamo dentro, dunque è normale che i personaggi si muovano, parlino e pensino come facciamo noi stessi. Però, per migliorare, è giusto cimentarsi con personaggi lontani dalla propria personalità, altrimenti si finisce per nuotare sempre nello stesso bicchiere. Per esempio, adesso sto scrivendo una storia nella quale la protagonista è una tredicenne che subisce uno stupro. Si tratta di un personaggio situato a distanza siderale da ciò che sono io e dalle mie esperienze di vita, però sto provando con tutto me stesso a darle vita in un romanzo dalle tinte forti. Per emozionarmi e dare il meglio di me stesso ho bisogno di sfide sempre crescenti e questa è un! a di quelle. Non so che cosa ne verrà fuori, ma ci sto provando…

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
Da un punto di vista editoriale e commerciale vorrei rispondere di sì, perché sono convinto che per avere successo e visibilità ci si dovrebbe incanalare in un certo filone. Perché per riuscire a far affezionare i lettori, uno scrittore dovrebbe dare certezze al proprio pubblico e non discostarsi mai da un certo genere, altrimenti perderebbe il proprio seguito. Da parte mia non ho problemi di questo tipo, perché sono un neofita e non posso contare neppure sui venticinque lettori che il Manzoni temeva solamente di avere mentre pubblicava I Promessi Sposi. Per questo posso sbizzarrirmi come voglio. Il mio primo romanzo aveva una base sentimentale con venature mistery calato in una realtà fantasy (Urca, suona bene…), il secondo è un romanzo d’amore, il terzo un urban-fantasy senza tuttavia la presenza di vampiri e licantropi e adesso sono alle prese con un giallo-noir…. Scrivendo per diletto posso dire di non amare molto le patenti e le etichette, anche se torno a dire che per avere successo uno scrittore dovrebbe incanalarsi in un genere ben determinato

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Come scrittore vivo alla giornata. Nel senso che seguo l’ispirazione del momento. Mi è capitato di scrivere un romanzo intero partendo dal fugace sguardo di una ragazza durante un viaggio su un treno di pendolari, dunque non pongo limiti alla provvidenza, perché so che la scintilla può scoccare in qualunque momento. Ho anche pensato di regalare dei fiori a quella ragazza che vedo ancora tutti i giorni sul treno per ringraziarla dell’ispirazione, ma temo che mi prenderebbe per pazzo… Del resto, tempo fa un tale mi disse: “Ti capita mai di avere visioni notturne, sentire voci nel sonno o svegliarti al mattino con delle frasi scritte in testa?”. “Come diamine fai a saperlo?”, gli ho subito risposto. E lui ridendo: “Mi hai detto che sei uno scrittore, dunque mi stupirei del contrario…”. In fondo chi scrive romanzi è sempre un po’ matto

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Innanzitutto di avere sempre tanta umiltà. Perché è l’umiltà che permette di mettersi sempre in gioco pensando che ogni cosa sia perfettibile, anche senza bisogno di farselo dire dagli altri. Ciascuno di noi è convinto di essere la reincarnazione di Proust o Stendhal ma dovrebbe mettersi nell’ordine di idee che i propri capolavori non possono piacere a tutti e spesso non piacciono proprio a nessuno tranne che a noi stessi. Inoltre suggerirei di dedicare molto tempo all’autocorrezione dei testi. Considerare finito un lavoro è l’errore peggiore che possa compiere uno scrittore. Personalmente credo riuscirei a trovare qualche errore-orrore anche alla millesima rilettura del miei testi. Non potendo continuare le correzioni all’infinito, è ovvio che prima o poi bisogna sottoporre il lavoro a qualcuno, ma la fretta talvolta è cattiva consigliera… Un’altra cosa che mi sentirei di dire è di non tentare di scimmiottare lo stile altrui. Si impara molto leggendo i mostri sacri della letteratura, ma ciascuno deve curare il proprio stile. Tempo fa ho riletto dopo tanto tempo l’inizio di Addio alle Armi di Hemingway, rimanendo estasiato di fronte alla prosa essenziale e a certe immagini. Poi ho riflettuto sulla punteggiatura e sul modo di scrivere di quel genio, sorridendo tra me. Se un neofita provasse a copiare il medesimo suo stile credo verrebbe cestinato inesorabilmente da qualsiasi editore. È anche per questo che diffido dei corsi di scrittura artistica. Io stesso ne avrei un gran bisogno, ma credo che ciascuno di noi dovrebbe trovare da sé la propria via. La prosa è come la classe di un calciatore, o la si ha o non la si ha. Non la si può costruire artificialmente. Cercando di creare immagini poetiche senza avere il necessario talento si corre il rischio di scrivere cose orrende. Gli autori con la A maiuscola riescono a fare poesia anche scrivendo di un sasso, mentre i comuni mortali come il sottoscritto devono puntare sui contenuti e sulla costruzione di storie valide con personaggi vivi, lasciando descrivere il raggio di luna attraverso il riflesso del vetro sbrecciato solamente a chi è capace di farlo. È sempre meglio rappresentare cose interessanti in maniera dozzinale che non descrivere il nulla in maniera sublime.

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